ANTEPRIME DI TOSCANA E L’APPELLO DEL CONSORZIO DEL CHIANTI

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Tornano le tanto attese anteprime in Toscana. Si inizia con PrimAnteprima sabato 9 febbraio alle ore 9.30-17.30 alla Fortezza da Basso a Firenze con le anteprime dei seguenti consorzi: Carmignano, Colline Lucchesi, Maremma Toscana, Montecarlo di Lucca, Montecucco, Orcia, Pitigliano e Sovana, Terre di Pisa, Val di Cornia e Valdarno di Sopra. Alle ore 10.30 l’appuntamento è con “2015: viaggio toscano all’interno di una grande annata”, una degustazione guidata dal sommelier Valentino Tesi e a seguire l’inaugurazione e presentazione della settimana “Anteprime di Toscana 2019”, modera il giornalista e sommelier Andrea Gori. (https://www.anteprimetoscane.it/AT/landing)

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Il 10 è Chianti Lovers, l’anteprima del Consorzio Vino Chianti e del Consorzio Tutela Morellino di Scansano, con numeri e spazi quasi raddoppiati dopo il successo scorso anno. In degustazione le nuove annate Chianti Docg 2018 e Riserva 2016 in uscita nel 2019. Centocinquanta le aziende protagoniste, 400 giornalisti accreditati, 4mila visitatori attesi per l’appuntamento alla Fortezza da Basso. Il presidente Giovanni Busi commenta: “Evento prestigioso per il mercato italiano e internazionale”. Il presidente Rossano Teglielli sostiene il fortunato connubio: “Anche quest’anno Morellino e Chianti a braccetto”. Numeri che crescono di edizione in edizione: 2mila visitatori nel 2017 diventati 4mila lo scorso anno. Aumentate anche le aziende che hanno deciso di partecipare a questa vetrina prestigiosa: dalle circa 100 dello scorso anno, si è passati a ben 150 realtà del territorio. A queste si aggiunge Il Consorzio Tutela Morellino di Scansano, che dallo scorso anno organizza la propria anteprima in occasione di Chianti Lovers. Alla crescita esponenziale dell’evento si è adeguata anche l’organizzazione che per questa edizione ha destinato l’intero padiglione Cavaniglia al pubblico. Protagonisti saranno dunque, sul fronte del Chianti, i vini delle aziende del Consorzio e dei Consorzi di Sottozona: Rufina, Colli Fiorentini, Colli Senesi, Colli Aretini, Montalbano, Colline Pisane, Montespertoli, oltre alle etichette di venticinque cantine maremmane per il Morellino di Scansano. La novità di quest’anno sarà un appuntamento interamente dedicato a oltre 30 buyers stranieri, provenienti da tutto il mondo: per loro è stato organizzato un seminario con degustazione nel corso della mattinata. Con questo seminario, destinato ai buyer che hanno preso parte al Buy Wine organizzato dalla Regione Toscana e Promofirenze, c’è l’intenzione di far crescere la conoscenza degli aspetti storici, produttivi e tutte le peculiarità della Denominazione Vino Chianti DOCG.  “Chianti Lovers cresce di anno in anno, è diventato un evento atteso e prestigioso e consolida la Denominazione sul mercato interno e nel panorama internazionale”, afferma Giovanni Busi, Presidente del Consorzio Vino Chianti. “L’affluenza del pubblico e l’interesse degli addetti ai lavori è un ottimo segnale sull’apprezzamento del prodotto e sulle sue performance. Un risultato conseguenza delle strategie che stiamo portando avanti da anni anche su mercati esteri dalle grandi potenzialità, penso in particolare alla Cina dove grazie ad una programmazione a lungo termine stiamo rafforzando la presenza delle nostre aziende”. Rossano Teglielli, Presidente del Consorzio Tutela Morellino di Scansano, aggiunge: “Siamo lieti di proseguire il percorso avviato lo scorso anno e di essere nuovamente presenti con la nostra anteprima a Chianti Lovers. Pubblico e professionisti del settore italiani e internazionali potranno così degustare in un’unica occasione due diverse espressioni del Sangiovese, frutto di terroir con caratteristiche uniche e distintive”.

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(In foto, Sting con la moglie Trudie Styler a Benvenuto Brunello)

Segue Chianti Classico Collection l’11 e il 12 febbraio alla Stazione Leopolda a Firenze. In degustazione le etichette del Gallo Nero delle ultime vendemmie dei vini Chianti Classico nelle tre tipologie, annata, Riserva e Gran Selezione. L’ Anteprima Vernaccia di San Gimignano dà appuntamento il 10 e il 13 febbraio al Museo di Arte Moderna e Contemporanea De Grada San Gimignano con le nuove annate in uscita sul mercato nel 2019, la Vernaccia di San Gimignano 2018 e la Riserva  2017. Il 9 – 10 – 11 febbraio alla Fortezza Medicea a Montepulciano (SI)  è la volta dell’Anteprima del Vino Nobile di Montepulciano. Siamo nel cuore della Toscana con uno degli eventi più riconosciuti del settore vinicolo. Sarà possibile degustare il Vino Nobile di Montepulciano 2016, pronto ad essere immesso sul mercato dopo i due anni di evoluzione imposti dal disciplinare di produzione, e la Riserva 2015, annata a 5 stelle, nonché gli altri vini prodotti nell’area di Montepulciano. Si chiude la kermesse con Benvenuto Brunello venerdì 15 e sabato 16 febbraio, giornate dedicate alle degustazioni della stampa al Chiostro Museo di Montalcino e Complesso di Sant’Agostino, con le nuove annate dei vini a denominazione del territorio di Montalcino in uscita nell’anno 2019 e con l’assegnazione dei premi “Leccio d’Oro” 2019, “Giulio Gambelli” 2019, con la presentazione della vendemmia 2018 e la posa della relativa formella celebrativa.

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È il Chianti il re dei social, dopo il Prosecco. In un anno più di 117mila menzioni, soprattutto su Instagram, secondo la  classifica di Qualivita e Ismea: è il secondo vino più postato tra i Dop e Igp italiani. Fotografato, postato e taggato. Numeri importanti quelli della classifica stilata dalla  Fondazione Qualivita e Ismea sui vini Dop e Igp più seguiti e menzionati sui social in un anno, con i dati rilevati da novembre 2017 a novembre 2018. Il Chianti si guadagna così la medaglia d’argento su 15 etichette, seguito da prodotti d’eccellenza come Brunello e Amarone. È  stato infatti citato sui social 117.459 volte, il 47% da italiani e a seguire con il 32% da statunitensi e britannici. Il social preferito è Instagram 41%, seguito da Twitter con il 21%, poi il 16% sui siti di news e il 14% sui blog. “Un ottimo risultato per il Chianti – commenta Giovanni Busi, presidente del Consorzio Vino Chianti – I social sono importantissimi per veicolare l’immagine di un prodotto, ancora di più per valorizzarne qualità e tradizione soprattutto fra i più giovani. Siamo felici di essere così condivisi e apprezzati, soprattutto da italiani, un bel segnale che rende merito al lavoro delle nostre aziende”.

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Contemporaneamente l’appello del Consorzio del Chianti perché si intraprenda con fiducia un nuovo corso: “Iniziamo con coraggio anche in Toscana la sperimentazione in campo delle viti resistenti ai funghi. Se non ci muoviamo ora rischiamo di restare al palo rispetto ad altre realtà vitivinicole italiane. La Regione Toscana si faccia parte attiva assieme al mondo della ricerca ed al mondo consortile regionale per dare vita, in tempi brevi, ad un progetto applicativo ed operativo sui vitigni resistenti a cui fare seguire una sperimentazione in campo della coltivazione e successiva vinificazione delle uve di cloni di sangiovese ed altri vitigni tradizionali della Toscana enologica”. Continua Busi: “Siamo ancora  fermi mentre altre realtà, soprattutto del Nord-Est, stanno andando avanti. Se anche qui in Toscana non ci iniziamo a muovere rischiamo di restare indietro in un aspetto fondamentale della coltivazione della vite e quindi della produzione vinicola dei prossimi decenni: cioè un prodotto di qualità che risponde a standard ecologici elevatissimi per garantire così sia il produttore che il cliente finale”. Ci si riferisce alle viti resistenti “PIWI” , un acronimo che sta a indicare le varietà di vite resistenti alle crittogame e capaci di battere le malattie fungine, che, al contempo, mantengono però tutte le caratteristiche di aroma profumo e gusto dei propri “genitori” merlot, chardonnay, cabernet-sauvignon e anche sangiovese. Viti che non hanno bisogno di difese chimiche e che soprattutto non hanno niente a che fare con gli OGM. “Basti pensare – puntualizza Busi – che la resistenza totale o parziale a malattie crittogamiche come peronospora e oidio, permette una coltivazione più sostenibile, sia dal punto di vista ambientale che da quello economico: con l’utilizzo dei vitigni resistenti si risparmia in prodotti fitosanitari: è stato calcolato che ne servono circa l’80% in meno per un risparmio di mille euro circa per anno/per ettaro. E ciò significa non solo non sprecare risorse ma anche tutelare il nostro ambiente. Anche se le viti resistenti sono ormai frutto di una ricerca datata, ed oggi il mondo della ricerca va verso il nuovo rappresentato dal cosiddetto “genome editing” o “cisgenesi”, è importante avviare fin da subito, con le autorizzazioni regionali del caso, un processo di prove tecniche in pieno campo approcciando l’argomento in modo laico e senza pregiudizio. Quello che chiediamo è semplicemente che possano essere autorizzate, in via di sperimentazione, in Toscana. Questo processo è già avviato per la produzione di vini ad indicazione geografica nelle regioni del nord Italia con particolare riferimento a Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Province di Bolzano e Trento, dove la sperimentazione è avviata ormai da tempo, già esistono vigneti realizzati in pieno campo e già si sono fatte prove di vinificazione. Ovviamente trattandosi di regioni del nord Italia la ricerca si è concentrata su vitigni tipici di quei territori con particolare riferimento a quelli per produzione di uve bianche. Ma riteniamo che anche da noi occorra partire e far partire la sperimentazione,  indistintamente per IGT, DOC e DOCG, piantando vigneti con questi nuovi cloni resistenti alle malattie con particolare riguardo alla peronospora ed oidio. Ovviamente dovranno essere fatte prove di vinificazione delle uve ottenute sui cloni dei vitigni classici toscani, a partire dal sangiovese nelle sue varie declinazioni, per verificare se il vino che si otterrà sarà in linea con qualità e caratteristiche, tradizione e tipicità delle produzioni enologiche toscane”. Conclude Busi: “Non possiamo più attendere, sostenendo posizioni di retroguardia o mettendo la testa sotto la sabbia. Il mondo va avanti e non possiamo  rimanere inerti o indifferenti, costringendo le aziende a muoversi autonomamente in una palude amministrativa”.

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