AMARONE 2015, ANNATA SUPERSTAR

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Chiude oggi al Palazzo della Gran Guardia a Verona l’Anteprima Amarone con assaggi che hanno confermato le aspettative: un grande millesimo il 2015, che lascia intuire una capacità evolutiva importante, denotando l’annata migliore degli ultimi trent’anni, superiore non solo al 2014 ma anche al 2013 e, secondo Daniele Accordini, dg ed enologo di Cantina Valpolicella Negrar, dei millesimi 2011, 2001, 2000, peraltro annate memorabili. Un Amarone che sarà da ricordare anche per la direttrice del Consorzio di Tutela della Valpolicella Olga Bussinello, che sottolinea come con l’annata 2015 l’Amarone abbia raggiunto la sua piena eleganza e maturità di stile aromatico e gustativo, grazie soprattutto a condizioni climatiche ideali dell’anno di vendemmia. Una tre giorni che ha visto un grande afflusso di pubblico tanta era l’attesa per questo millesimo definito da più parti “storico”. Sessanticinque le aziende presenti che rappresentano l’eccellenza del territorio. Ma la qualità, si sa, ha come motore di spinta la politica e la sua capacità di credere in un territorio con azioni mirate. Il ministro Gianmarco Centinaio pone il focus sul sistema Italia e sulla necessità della riconoscibilità del brand Italia sui mercati internazionali, un percorso la cui strada è ancora tutta in salita. Dal canto suo la regione Veneto l’anno scorso ha stanziato 48 milioni di euro per la competitività delle aziende all’estero. Veneto che nel 2018 ha battuto ogni record nell’esportazione per un valore di oltre un miliardo e mezzo di euro, un terzo dell’intero export nazionale. Il presidente del Consorzio Andrea Sartori punta sulla necessità delle “librerie” enoiche, ossia di imprenditori che sappiano investire in vecchie annate da proporre a ristoranti e consumatori premium. E si sottolinea la necessità di investire maggiormente sulla ricettività enoturistica, offrendo degustazioni memorabili e controllando che non ci siano cedimenti di prezzo sul web. Ponendo il focus su Verona e sul fatto che possa essere considerata a pieno titolo la città italiana del vino, guardando a Bordeaux e sognando la Cittadella della Cultura del Vino. L’obiettivo è fare dell’Amarone un prodotto veramente iconico.

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Nomisma Wine Monitor. I numeri dell’Amarone sottolineano un trend positivo soprattutto per il mercato italiano, che registra un +4% nelle vendite grazie anche all’enoturismo in crescita in Valpolicella (+21% di presenza nel triennio 2015-2017). Complessivamente nel solo 2017 i turisti nel territorio dell’Amarone sono stati 300mila. L’Amarone chiude il 2018 con un giro d’affari di 334 milioni di euro (su un totale stimato per la Doc Valpolicella di circa 600 milioni), ma con un saldo negativo complessivo del 6% rispetto al 2017 per via anche del -4,6% imbottigliato nel 2014, un’annata povera, e per un export che frena in alcuni paesi chiave. Accanto a mercati in cui si registra un calo, soprattutto in Germania (- 40%), per l’eccesso di scorte dovuto al + 45% messo a segno nel 2017, l’Amarone va forte nel Regno Unito con un +15% e negli Usa, secondo mercato estero, con un +3%. Una bilancia che tra quote perse e altre guadagnate tiene, confermando un export sostanzialmente stabile. Altri dati interessanti sono i 14 milioni di bottiglie di Amarone prodotte nel 2015 e il valore di 500 mila euro a ettaro per gli appezzamenti più pregiati.

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