SOLO SEI PRODUTTORI E 70MILA BOTTIGLIE PER UNA DOC IN CRESCITA E CON TANTI PROGETTI

IL 16 GIUGNO CAMMINATA ENOGASTRONOMICA TRA I VIGNETI

 

Uno dei nostri assaggi migliori all’ultimo Vinitaly è stata una piccola grande Doc, ancora poco conosciuta ma con tanti progetti e voglia di dire la sua, che merita i riflettori puntati per l’alta qualità con cui stanno lavorando i suoi vignaioli. Ci riferiamo alla Doc San Martino della Battaglia, storicamente tutelata dal Consorzio Valtenesi, chicca dell’enologia gardesana, che insiste sullo stesso territorio del Lugana ma con un’uva completamente diversa, il cosiddetto Tuchì, come è stato ribattezzato il vitigno in Lombardia dopo che nel 2007 la comunità Europea  ha concesso all’Ungheria l’uso esclusivo del nome. Una piccola produzione, il primo disciplinare risale al 1970, solo sei produttori per 70mila bottiglie, numero in crescita rispetto alle 40mila del 2017. Sono vini eleganti, delicati, di estrema finezza, ma anche di una profondità notevole che regala complessità ed emozioni sulla lunga distanza, nell’affinamento. Il 16 giugno una camminata enogastronomica tra i vigneti e tra le cantine della Doc porterà i visitatori ad apprezzare un territorio e un vino che nulla ha da invidiare alle sorelle maggiori, le Doc Garda e Lugana. La partenza è prevista dalla famosa torre di San Martino, simbolo della battaglia di San Martino e Solferino che quest’anno celebra il 160° anniversario, con tanto di fascetta commemorativa sulle bottiglie di vino dell’annata 2018. 

Podere Selva Capuzza, cantina, ristorante e agriturismo a Desenzano del Garda, è l’azienda storica della denominazione. Siamo proprio sulla Capuzza, nome geografico di questa località che sorge sulla parte alta, sul primo rilievo collinare dell’anfiteatro morenico, a  250 m s.l.m.. Un’elevazione che fa sì che i vigneti siano ventilati, nel suolo oltre ad argilla sciolta anche sasso, che si traduce in drenaggio e mineralità. Un’azienda inserita nella guida “I migliori cento vini e vignaioli d’Italia” del Corriere della Sera con Campo del Soglio, il San Martino della Battaglia che Podere Selva Capuzza produce storicamente da tanti anni. Cinquanta gli ettari tra boschi, vigneti e uliveti. Degustiamo in compagnia di Luca Formentini il Campo del Soglio 2017, un vino della tradizione già pronto, di un’eleganza  e di una lunghezza che commuovono, e uno in divenire, il 2018, che va letto in prospettiva. “Siamo gli unici con un archivio di annate vecchie da poter utilizzare in verticale”, spiega a Winestopandgo Luca Formentini. “Il punto di domanda in retroetichetta non nasce da un’esigenza di marketing ma da un’idea del 2008 con l’uscita dell’annata 2007 visto che non c’era un nome autorizzato con cui chiamare il vitigno. Il punto di domanda si prestava molto bene allo scopo, era una sorta di provocazione per richiamare l’attenzione su una denominazione che fino a quel momento nessuno considerava e veniva utilizzata come domanda trabocchetto nei corsi Ais. I nuovi produttori si sono poi  lanciati in questa denominazione che noi avevamo posizionato già a un certo livello”. 

Note. Due vini con grandi potenzialità. Il Campo del Soglio 2017 è pronto, naso sottile ma di una buona ampiezza che vira dal floreale al vegetale, con un sottofondo di erbe aromatiche che ingentiliscono il sorso. La sapidità è continua così come mineralità e freschezza, note distintive del terroir. Il 2018, in bottiglia da pochissimi giorni (uscirà a fine giugno), deve ancora esprimersi, è frantumato, ma ci serve per capire l’evoluzione di questo vino che già rivela carattere. Premesse straordinarie, nota salina sempre presente, un fruttato agrumato delicatissimo, ma fra due mesi sarà più composto, integrato e, sbilanciandoci nel giudizio, saprà regalare addirittura qualche emozione in più del 2018. Un territorio, un’azienda, un vino che ci hanno convinti, Senza dubbio.