“A me piace pensare che il nostro albero genealogico sia una robusta e generosa pianta di vite, perché tutta la storia dei Mazzei è legata costantemente alle vigne, alle cantine e al vino”. (Lapo Mazzei)

Ci piace iniziare così questo articolo, con una frase che riassume in poche parole il pensiero e la vita del marchese Lapo Mazzei, morto ieri nella sua tenuta di Fonterutoli (Siena) all’età d 94 anni. Una frase che racconta una storia solida: essere pianta significa non essere bandieruole al vento ma avere radici profonde che scavano nel terreno, valori. E la vita di Lapo Mazzei in sostanza è stata proprio questo: attaccamento territoriale, forte identità, lavoro, famiglia, concretezza. Nel nostro titolo “nobile storia del Chianti Classico” ci riferiamo non al titolo nobiliare in sé ma a qualcosa di più grande: alle qualità umane della persona, alla capacità di creare lavoro, far circolare idee e progetti. Perché un grande personaggio non vive solo per se stesso, ma porta sulle spalle una responsabilità non scritta che appartiene a una sorta di codice morale, etico: far funzionare un territorio, o per lo meno provarci. Con il metro del buon vignaiolo, anche se Lapo Mazzei è andato oltre, guidato da una visione. Imprenditore vinicolo, divenne presidente del Consorzio Vino Chianti Classico nel 1974 restandovi al vertice per vent’anni. Sostenendo anche quel cattolicesimo fiorentino vicino a Giorgio La Pira e don Giulio Facibeni. Nato a Firenze nel 1925, laureato in agraria, partecipò da volontario alla liberazione dell’Italia dalle truppe inglesi e già studente iniziò a occuparsi degli affari di famiglia, in particolare della tenuta nel Chianti. Importante il suo impegno nel mondo bancario nazionale e internazionale. Divenne presidente della Cassa di Risparmio nel 1980 (fino al 1992), dopo esserne stato per molti anni consigliere, e fondò il Centro Leasing e Findomestic. “Con Lapo Mazzei perdiamo un grande fiorentino che ha dato tanto a Firenze e al nostro Paese, partecipando alla Liberazione d’Italia”, dice il sindaco Dario Nardella. “In tutti gli incarichi che ha ricoperto, Mazzei si è contraddistinto per l’elevato spessore morale e l’enorme impegno civile e sociale, distinguendosi come uno dei protagonisti della nostra comunità”.

Una famiglia quella dei Mazzei che da secoli fortemente si intreccia con la vita politica e la cultura della Toscana oltre che con la viticoltura. Famiglia che ha sempre partecipato alla vita mercantile e professionale a Firenze, occupando cariche importanti di governo. Come non ricordare Ser Lapo Mazzei (1350-1412), appassionato di vino e vignaiolo a Carmignano, zona vinicola di cui è originaria la stirpe, che fu notaio della Signoria fiorentina, ambasciatore e proconsole dell’Arte dei Giudici e dei Notai. I primi documenti sono datati all’inizio del secolo XI, epoca cui risale il primo stemma della famiglia: tre martelli di legno, sostituiti nel Trecento da tre mazze di ferro. Pensieri di valenza culturale per l’epoca quelli di Ser Lapo Mazzei, che dovrebbero servire ancora oggi da esempio. In un epistolario con il mercante Francesco Datini scriveva “non vi curate della spesa di quel vino, benché egli fosse caro: la bontà ristora”. Ieri un grande personaggio della vita agricola, economica e culturale della Toscana, erede di una dinastia di pensatori fini e lungimiranti, ci ha lasciati. Le nostre più sentite condoglianze alla famiglia, a Francesco e Filippo Mazzei.