UN VITIGNO E UN VINO ANTICO AL CENTRO DI UN IMPORTANTE PROGETTO DI RIVALUTAZIONE

L’ASSOCIAZIONE VINI MALVASIA DEL MEDITERRANEO FA RETE A LIVELLO NAZIONALE E INTERNAZIONALE

Al Vinitaly, allo stand dell’Ersa Friuli Venezia Giulia, la degustazione di sette Malvasie, vitigno e vino mito del Mediterraneo, ha messo d’accordo tutti i presenti. Gentili, delicate, morbide, dall’irresistibile profumo intensamente fruttato e floreale, dalle inconfondibili note iodate. Un fascino senza tempo. Malvasie riunite da qualche anno sotto il cappello dell’Associazione Vini Malvasia del Mediterraneo, che ha sede presso l’Accademia italiana della vite e del vino di Conegliano e che punta a coinvolgere una rete di aziende a livello nazionale per comunicare un vitigno antico diffuso nelle sue diverse varietà in tutto il bacino del Mediterraneo, dall’Italia alla Spagna, dalla Croazia alla Grecia. Tante varietà con un genotipo comune che ritroviamo anche nelle cultivar delle Canarie e di Madeira, dove il vitigno ha incrociato altre varietà adattandosi a climi e suoli diversi, mutando alcuni geni. Un vino già nel tardo Medioevo di grande pregio, il più amato dai Veneziani della Serenissima, che ha saputo unire popoli e culture diverse e a cui oggi sono dedicati vari festival, come quello di Portorose e Pirano (Slovenia). Solo in Italia si contano 18 cloni ufficialmente riconosciuti, che fanno della Malvasia una delle famiglie più numerose del panorama vitivinicolo italiano. A bacca rossa, a bacca bianca e perfino rosa, sono varietà da cui si producono vini molto diversi tra di loro: rossi, bianchi, secchi, dolci, spumante, fermi, frizzanti. Come non ricordare la Malvasia di Candia (la più piantata, soprattutto nel Lazio) e quella Istriana, o quelle di Bosa, delle Lipari, di Casorzo, solo per citarne alcune. Una degustazione condotta magistralmente dallo storico ed esperto enogastronomico Stefano Cosma, che ha selezionato una batteria di assi in un crescendo di complessità aromatica e strutturale. Sette Malvasie completamente differenti l’una dalle altre, che rivelano tutto il potenziale qualitativo di questo vitigno. “Siamo partiti da qualche anno con l’associazione, sono seguite degustazioni, festival, libri per arrivare anche all’evento di oggi, ospiti dell’Ersa Friuli Venezia Giulia. Abbiamo scelto sette vini da varietà malvasia istriana”, spiega Cosma. “Tutto ha origine a Nonemvasia, un villaggio del Peloponneso affacciato sul mare. Un luogo fuori dal tempo già nell’antichità famoso per il suo vino, la Malvasia appunto, esportato in tutta Europa. Era una Malvasia che cresceva tra roccia e mare, importata nel resto del continente grazie alla Repubblica di Venezia. Oggi la Malvasia la troviamo in tutte le zone costiere, nelle isole, dalle Lipari alla Sardegna, ma anche al di fuori del Mediterraneo, come a Lanzarote, o sul Carso e in Istria. Caratteristica comune è che si tratta di un vino sempre associato al mare”.

Tante diverse interpretazioni che virano da un color paglierino brillante a riflessi ambrati e intensi, soprattutto le versioni macerate. Sono vini ricchi di profumi, di suggestioni, vini che portano con sé tutta la complessità di aromi della macchia mediterranea. Ma soprattutto sono vini che lasciano intuire un potenziale di invecchiamento, sfatando molti pregiudizi. Si parte con la più giovane, la Malvasia Doc Friuli Aquileia 2018 di Tarlao. I vigneti da cui nasce questa Malvasia sorgono sulla laguna di Grado. Sono suoli di origine alluvionale, sabbiosi, ricchi di sali minerali, che godono degli influssi del Mar Adriatico. Siamo a cento metri dagli scavi archeologici e accanto alla cantina c’è anche una piccola trattoria dove pranzare e assaggiare i prodotti tipici locali. Una Malvasia giovane, dove tutto è delicato, dal colore al sapore asciutto e gradevole. Giovane ma già ben bilanciata e piacevole. Con il secondo vino ci spostiamo in collina, a San Floriano del Collio (Gorizia). La Malvasia Doc Collio 2017 di Muzic è sempre un bell’incontro, uno di quelli che sa fare la differenza. Caratteristica fondamentale di questo assaggio sono le vigne molto vecchie, che riescono a conferire al sorso un’impronta che proviene dalla pianta, perfettamente adattata al clima e al suolo su cui insiste. Vinificata in acciaio con breve macerazione pellicolare, domina la frutta, con richiami intensi di erbe aromatiche. Una Malvasia di lunghezza gustativa importante, fresca, morbida, ricca nei profumi che ritroviamo anche al palato, di una magnifica sapidità rinfrescante. Il terzo vino in degustazione è la Malvasia Doc Friuli Isonzo 2016 “Cosmos” di Cantina Produttori Cormons. Si torna in pianura, in questo caso nel tratto lambito dal fiume Isonzo. Sono terreni ghiaiosi particolarmente adatti ai vini rossi. Questa è la prima riserva che Cantina Produttori Cormons produce. Una riserva di carattere e struttura che ha ricevuto il premio di eccellenza The Wine Hunter allo scorso festival di Merano. In bocca freschezza e sapidità mascherano una ricchezza di struttura e corpo importante, mentre le intense sfumature minerali rendono il sorso piacevolissimo e mai scontato. Con la Malvasia Doc Friuli Colli Orientali 2015 di Conte D’Attimis Maniago siamo a Buttrio (Udine). Anche in questo caso Malvasia in purezza, con spiccate ed eleganti note floreali di gelsomino e frutti maturi, che ritroviamo anche nel retrogusto. Un vino affilato, di equilibrata acidità e spiccata sapidità, che rimanda ai toni salmastri del mare e che sa mettere in secondo piano molti altri assaggi affini. Qui domina l’eleganza assoluta, l’armonia. Una Malvasia affascinante, soprattutto dopo qualche anno di affinamento. Se cercate qualcosa di particolare fa per voi la Malvasia Riserva Venezia Giulia 2011 (macerata) del Carpino, di San Floriano del Collio. Un vino di ottima struttura che vira dal fruttato, con suggestioni esotiche dolci, alla crosta di pane, alle nocciole tostate. Di grande corrispondenza gusto-olfattiva e di una persistenza che sembra non morire mai. La Malvasia “Mediterraneo” di Bajta Fattoria Carsica è un extra brut Metodo classico intenso ed aromatico che richiama il varietale nonostante la sosta sui lieviti e la sottile percezione di pasta frolla. Qui il vitigno si esprime benissimo, anche grazie al non utilizzo del legno, e ci sorprende. Un vino verticale, perfettamente bilanciato tra sapidità e morbidezza. Siamo a Sgonico (Trieste) e la Bajta è la tipica fattoria in cui si coltivano solo vitigni autoctoni, con cantina interrata e agriturismo con allevamento di suini razza Krskopoljski incrociata con la cinta senese allo stato brado. Il gran finale è con la Malvasia dolce spumante di Pitars, di San Martino al Tagliamento (Pordenone), tutta giocata sull’armonia tra sapori dolci e acidità. Per nulla stucchevole ma di grande finezza ed equilibrio. Chapeau!