ALBINO ARMANI A WINESTOP&GO: “PUNTIAMO A UN EVENTO FORTE IN ITALIA DEDICATO AL PINOT GRIGIO. IL PREZZO MAL IDENTIFICA IL CONCETTO DI VALORE”

Incontriamo Albino Armani allo scorso Vinitaly. A livello giornalistico abbiamo seguito la nascita, due anni fa, del Consorzio delle Venezie, che tutela la Doc Pinot grigio. Abbiamo raccolto le ansie, i giustificati timori, le attese e le speranze che gravitavano intorno a quella che prima che un sogno era una visione sostenuta da una volontà di acciaio inossidabile, ossia la visione di un presidente che ha saputo lanciare il sasso oltre lo stagno dimostrando senso di appartenenza territoriale e radici ben radicate. Parlando con Giorgio Grai nelle scorse settimane constatavo l’assenza di personaggi chiave capaci di fare da traino a un territorio. Anche se è difficile oggigiorno parlare di personaggi di siffatta caratura, soprattutto perché è inevitabile il confronto con i grandi miti del passato, Albino Armani perlomeno si incammina su questa strada nel “suo” Nord Est. Devono averlo pensato anche tutte quelle teste dietro l’unanimità che lo ha riconfermato da poco presidente. Con la sua recente rielezione alla guida del Consorzio Doc delle Venezie, che gode di un’ampia rappresentanza territoriale, per molti è iniziata una seconda era dello stile italiano del Pinot grigio. Un sogno frutto di una visione che ha portato la grande Doc del Triveneto, prima denominazione italiana per dimensione, a concretizzarsi in un progetto forte e chiaro, che ha compiuto passi da gigante sulla strada del virtuosismo qualitativo e della tutela della denominazione di origine del Pinot grigio del Nord Est, con la massima tracciabilità della filiera, raccogliendo la sfida di riposizionare il Pinot grigio italiano nel mercato con un’identità territoriale più marcata. E con riduzioni di resa in campo e in cantina: basti pensare che i produttori hanno rinunciato a 26 ettolitri per ettaro in vista del miglioramento qualitativo. Una Doc che si è dimostrata coesa e con la capacità di raccontarsi al mondo, in molti casi e paesi guadagnando terreno sul Soave. Con l’obiettivo ambizioso di diventare il punto di riferimento del Pinot grigio a livello mondiale, forte del fatto che l’85% della produzione italiana di questo vino, di cui il Triveneto è il primo produttore al mondo con oltre 20mila ettari vitati, abbraccia la provincia autonoma di Trento, il Veneto e il Friuli Venezia Giulia. La quasi totalità della produzione vola all’estero: il 37% negli Usa, il 27% in Gran Bretagna, il 10% in Germania. Una doc partita con la vendemmia 2017, che oggi ha superato il milione di ettolitri di vino certificato, zero giacenze a fine 2018. Tanti i momenti significativi di questo percorso che guarda al futuro con ottimismo. Primo: la cessazione definitiva a partire dallo scorso 1 agosto dell’imbottigliamento dell’Igt. Pinot Grigio in cui convivono anime e territori diversi: dalle Dolomiti al Carso fino al Lago di Garda, alla laguna di Venezia e all’Adriatico. Chiediamo ad Albino Armani quale sia il fil rouge in grado di legare condizioni climatiche e suoli tanto diversi. “L’ho chiesto ai ristoratori girando le fiere nel mondo, soprattutto negli Stati Uniti. Alcuni mi hanno stupito rispondendo che il Pinot grigio mette d’accordo tutti. Questo potrebbe essere letto in un’accezione negativa che lo banalizza, invece secondo me non è una risposta banale ma un gran complimento. La trasversalità di un prodotto, la sua abbinabilità con piatti diversi e con più situazioni di convivialità è un grandissimo pregio. E il successo del Pinot grigio è proprio questa fruibilità da parte di diverse fasce di consumatori e in diversi contesti. Nessuno davanti a un bicchiere di Pinot grigio si tira indietro perché lo trova troppo complesso, troppo profumato, tropo grasso o troppo alcolico. È un vino eclettico, di ottima freschezza e di acidità piuttosto elevata, con gradazione alcolica accettabile. Al contrario, un vino  sui 13-14 gradi di alcol bloccherebbe i consumatori. Il segreto sta nella gioa di abbinare momenti piacevoli della propria vita a un prodotto”, spiega Armani. E poi l’invito a focalizzarsi sul valore e non sulla differenza di prezzo, altro passaggio significativo del suo intervento. “Il prezzo mal identifica il concetto di valore. Questo vale per tantissime cose e non solo per il vino. Non tutto si può prezzare con una cifra. Il valore è un concetto fondamentale. La creazione del valore coinvolge tutta la filiera, non si tratta solamente di definire un prezzo finale, ma di creare un valore per l’agricoltore, arrivando a catena al consumatore. Questa creazione del valore ci deve preoccupare molto di più del prezzo puntale, che seguirà andamenti ciclici di mercato e di produzione esogeni alla denominazione. Lo scopo di un consorzio è aumentare il valore complessivo del percepito e del valore che si ha nel bicchiere”. E a proposito dell’ente di certificazione Triveneta, spiega: “È stato creato ad hoc, solo per noi e per un territorio preciso. Di solito i grandi enti certificano un po’ di tutto e su tutto il territorio nazionale. All’interno della Doc Trentino, per esempio, l’ente certifica il Nosiola, il Muller Thurgau, il Marzemino, il Pinot grigio. Invece nel nostro caso Triveneta certifica solo il Pinot grigio”. E continua: “Sono 19 le denominazioni che contengono al loro interno il Pinot grigio, ma la nostra è la sola concentrata su questo vino. Il nostro obiettivo a breve è creare in Italia un evento forte dedicato a questo straordinario prodotto, in grado di calamitare l’attenzione mondiale sul nostro paese che ne è il produttore principale. Come in Oregon si parla di Pinot nero e in Mosella di Riesling, in Italia si deve parlare di Pinot grigio”. Gli chiediamo se sia soddisfatto di quanto fatto finora: “Non sono mai soddisfatto, se uno fosse soddisfatto sarebbe appagato e quindi dormirebbe sugli allori. Ci sono continui stimoli, la responsabilità che giace sui consorzi è enorme, quindi non è mai finita. La crescita qualitativa, il sogno comune, la visione si alimentano sempre di cose nuove. È un volo verso la qualità che non è mai raggiunta”.