Antinori Guado al Tasso 2012

 The Style Council Café Bleu 1984

Dal 1385 la famiglia Antinori è dedita alla produzione vinicola. Ventisei generazioni di cura del territorio toscano costituito oggi da 8 tenute, fra cui Guado al Tasso che tramanda in etichetta lo stemma dell’antica famiglia proprietaria Della Gherardesca, vicino a Bolgheri, zona fra le più prestigiose al mondo per i suoi vini anche dal taglio bordolese. Supertuscan dai nomi eccellenti, fra cui Ornellaia, Sassicaia, Grattammacco, poi l’altro gioiello di casa Antinori, Tignanello. L’eredità di Guado al Tasso risale agli anni ’30 e a Carlotta Della Gherardesca Antinori, madre del Marchese Piero Antinori, attuale Presidente Onorario mentre la società è presieduta da Albiera Antinori e le sorelle Allegra e Alessia. Una doverosa introduzione di questo vino e in generale della prestigiosa DOC di Bolgheri, sulla costa dell’Alta Maremma, circa cento chilometri a sud-ovest di Firenze.

La Tenuta Guado al Tasso si estende su un suolo di 320 ettari di origine alluvionale, argillo-sabbioso e limoso con l’agglomerato bolgherese (scheletro), nella piana fra il mar Tirreno e le colline note come anfiteatro bolgherese, coltivando uve di Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah, Cabernet Franc, Petit Verdot e Vermentino. Il clima qui è unico e il Supertuscan che ne scaturisce, Bolgheri Superiore Guado al Tasso, prodotto dal 1990, nel 2012 è in particolare il risultato dell’assemblaggio di 55% Cabernet Sauvignon, 25% Merlot, 18% Cabernet Franc e 2% di Petit Verdot. Il giudizio medio internazionale sull’annata concede a questo grande vino italiano un punteggio di 94-95/100. Ebbene in quel 1990, mentre Antinori ci consegnava Guado al Tasso e centrava così un’annata da record per il territorio toscano, Paul Weller, (classe 1958), ex leader incontrastato dei JAM, rivoluzionaria formazione inglese punk a cavallo fra i ’70 e primissimi ’80, si apprestava a iniziare una lunga eccellente carriera solista che oggi lo porta ad essere un grandissimo interprete contemporaneo del BritPop, non senza però aver creato nel mentre una delle formazioni più interessanti ed eleganti del decennio ottanta, gli Style Council.

Con Mick Talbot al piano e un giovanissimo Steve White alla batteria, dopo il mini-LP Introducing The Style Council, nel 1984 arriva il successo con Café Bleu, ove in copertina Weller e Talbot si presentano in scarpe da tennis ed impermeabile, allineati al filone trendy degli intelletuali pop d’avanguardai inglese, fra cui Japan, Simple Minds e Roxy Music. Un salto epocale dal punk delle folle impazzite; ora Weller non rimane influenzato dalle ormai diffuse sovrapposizioni di tastiera suonate negli emergenti gruppi New Wave, la sua ricerca musicale attinge alle correnti Soul più internazionali. Ne scaturisce una musica asciutta, rarefatta, talvolta con arrangiamenti Jazz, nemmeno poi tanto lontanta dalla Swinging London più moderata degli anni sessanta e dal genere Mod. In fondo le similitudini con Aztec Camera, Animal Nightlife, Sade, Working Week, fra neri e bianchi, poi Matt Bianco, Everything But The Girl (la cui cantante Tracey Thorn è in Café Bleu con la meravigliosa ballad The Paris Match), Swing Out Sister e altre formazioni del Regno Unito, dettano un genere musicale che diventa una moda di quegli anni, compreso abbigliamento e locali dove si ascoltavano solo quelle note. La recente ristampa di Café Bleu curata dalla Music On Vinyl garantisce un buon livello di qualità per un disco che all’epoca non eccelleva in fatto di profondità della registrazione e che quindi oggi non può accontentare tutti gli audiofili più esigenti, di certo però il contenuto ne fa un disco di confine unico e indimenticabile.

Trovo in Weller e nella ricerca formale di questo disco, tra eleganza e rigore, la stessa filosofia di Guado al Tasso; un vino impeccabile, dall’ampio impatto olfattivo, frutto di un procedimento di selezione del raccolto a mano, parcella per parcella, che si completa nel processo di affinamento in barrique per un anno e poi per altri 6 mesi dopo altri passaggi selettivi. Così è Café Bleu: rispecchia un recupero della tradizione e al tempo stesso una esplorazione di più generi musicali amalgamati fra loro, nota per nota, proprio come Guado al Tasso si esprime sorso dopo sorso nei più eleganti sentori del mosto arricchito da note di menta, delicate tostature mai invadenti, ma anche nella frutta scura come la prugna, tutto amalgamato da spezie orientali in equilibrata evoluzione. Al palato la trama dei tannini è un denso, stratificato velo setoso. Un vino profondo e lungo, mi riconduce, come Café Bleu, ad una eleganza del passato, a tratti però saggiamente rimescolata nel modernismo di un vestito classico portato con le scarpe da tennis. In fondo la musica, il vino sono frutto del loro tempo, in constante evoluzione, così mi inebrio sulle note delle bellissime e intramontabili My Ever Changing Moods e You’re The Best Thing, divenuti brani manifesto di una generazione di artisti inglesi e dei sui fans, ora quasi svanita nel nulla, se non fossero poi arrivate formazioni come Galliano, Incognito, The Whole Thing ad attingere a quelle contaminazioni che in  Café Bleu erano brani strumentali prossimi al Jazz come My Ship came in, Blue Cafè stessa, e Dropping bombs on the Whitehouse, fino al quasi assurdo innovativo rap A Gospel e al brano Acid-Jazz Straight of the Nature.

Dal 1385 la famiglia Antinori è dedita alla produzione vinicola, 26 generazioni di cura del territorio toscano costituito oggi da 8 tenute, fra cui Guado al Tasso che tramanda in etichetta lo stemma dell’antica famiglia proprietaria Della Gherardesca, vicino a Bolgheri, zona fra le più prestigiose al mondo per i suoi vini anche dal taglio bordolese. Supertuscan dai nomi eccellenti, fra cui Ornellaia, Sassicaia, Grattammacco, poi l’altro gioiello di casa Antinori, Tignanello. L’eredità di Guado al Tasso risale agli anni ’30 e a Carlotta Della Gherardesca Antinori, madre del Marchese Piero Antinori, attuale Presidente Onorario mentre la società è presieduta da Albiera Antinori e le sorelle Allegra e Alessia. Una doverosa introduzione di questo vino e in generale della prestigiosa DOC di Bolgheri, sulla costa dell’Alta Maremma, circa cento chilometri a sud-ovest di Firenze.

La Tenuta Guado al Tasso si estende su un suolo di 320 ettari di origine alluvionale, argillo-sabbioso e limoso con l’agglomerato bolgherese (scheletro), nella piana fra il mar Tirreno e le colline note come anfiteatro bolgherese, coltivando uve di Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah, Cabernet Franc, Petit Verdot e Vermentino. Il clima qui è unico e il Supertuscan che ne scaturisce, Bolgheri Superiore Guado al Tasso, prodotto dal 1990, nel 2012 è in particolare il risultato dell’assemblaggio di 55% Cabernet Sauvignon, 25% Merlot, 18% Cabernet Franc e 2% di Petit Verdot. Il giudizio medio internazionale sull’annata concede a questo grande vino italiano un punteggio di 94-95/100. Ebbene in quel 1990, mentre Antinori ci consegnava Guado al Tasso e centrava così un’annata da record per il territorio toscano, Paul Weller, (classe 1958), ex leader incontrastato dei JAM, rivoluzionaria formazione inglese punk a cavallo fra i ’70 e primissimi ’80, si apprestava a iniziare una lunga eccellente carriera solista che oggi lo porta ad essere un grandissimo interprete contemporaneo del BritPop, non senza però aver creato nel mentre una delle formazioni più interessanti ed eleganti del decennio ottanta, gli Style Council.

Con Mick Talbot al piano e un giovanissimo Steve White alla batteria, dopo il mini-LP Introducing The Style Council, nel 1984 arriva il successo con Café Bleu ove in copertina Weller e Talbot si presentano in scarpe da tennis ed impermeabile, allineati al filone trendy degli intelletuali pop d’avanguardai inglese, fra cui Japan, Simple Minds e Roxy Music. Un salto epocale dal punk delle folle impazzite; ora Weller non rimane influenzato dalle ormai diffuse sovrapposizioni di tastiera suonate negli emergenti gruppi New Wave, la sua ricerca musicale attinge alle correnti Soul più internazionali; ne scaturisce una musica asciutta, rarefatta, talvolta con arrangiamenti Jazz, nemmeno poi tanto lontanta dalla Swinging London più moderata degli anni sessanta e dal genere Mod. In fondo le similitudini con Aztec Camera, Animal Nightlife, Sade, Working Week, fra neri e bianchi, poi Matt Bianco, Everything But The Girl (la cui cantante Tracey Thorn è in Café Bleu con la meravigliosa ballad The Paris Match), Swing Out Sister e altre formazioni del Regno Unito, dettano un genere musicale che diventa una moda di quegli anni, compreso abbigliamento e locali dove si ascoltavano solo quelle note. La recente ristampa di Café Bleu curata dalla Music On Vinyl garantisce un buon livello di qualità per un disco che all’epoca non eccelleva in fatto di profondità della registrazione e che quindi oggi non può accontetare tutti gli audiofili più esigenti, di certo però il contenuto ne fa un disco di confine unico e indimenticabile.

Trovo in Weller e nella ricerca formale di questo disco, tra eleganza e rigore, la stessa filosofia di Guado al Tasso; un vino impeccabile, dall’ampio impatto olfattivo, frutto di un procedimento di selezione del raccolto a mano, parcella per parcella, che si completa nel processo di affinamento in barrique per un anno e poi per altri 6 mesi dopo altri passaggi selettivi. Così è Café Bleu: rispecchia un recupero della tradizione e al tempo stesso una esplorazione di più generi musicali amalgamati fra loro, nota per nota, proprio come Guado al Tasso si esprime sorso dopo sorso nei più eleganti sentori del mosto arricchito da note di menta, delicate tostature mai invadenti, ma anche nella frutta scura come la prugna, tutto amalgamato da spezie orientali in equilibrata evoluzione. Al palato la trama dei tannini è un denso, stratificato velo setoso. Un vino profondo e lungo, mi riconduce, come Café Bleu ad una eleganza del passato, a tratti però saggiamente rimescolata nel modernismo di un vestito classico portato con le scarpe da tennis. In fondo la musica, il vino sono frutto del loro tempo, in constante evoluzione, così mi inebrio sulle note delle bellissime e intramontabili My Ever Changing Moods e You’re The Best Thing, divenuti brani manifesto di una generazione di artisti inglesi e dei sui fans, ora quasi svanita nel nulla, se non fossero poi arrivate formazioni come Galliano, Incognito The Whole Thing ad attingere a quelle contaminazioni che in  Café Bleu erano brani strumentali prossimi al Jazz come My Ship came in, Blue Cafè stessa, e Dropping bombs on the Whitehouse, fino al quasi assurdo innovativo rap A Gospel e al brano Acid-Jazz Straight of the Nature.