Con questa sezione partiamo per un viaggio affascinante nel mondo dei vitigni autoctoni, fra imprenditori visionari (e anche coraggiosi!), ricerca e sperimentazione. Il nostro primo focus è sulla valle dell’Adige, che identifica il tratto percorso dal fiume Adige da Merano a Rovereto. Qui Albino Armani sta portando avanti da oltre quarant’anni un grande e caparbio lavoro sugli autoctoni per la loro difesa e contestualmente per la riscoperta di vitigni quasi scomparsi come il casetta, un’uva autoctona della Vallagarina, detta anche “foja tonda”, e storicamente coltivata nella zona di Dolcè, Ala e Avio. Il Val d’Adige Terra dei forti Casetta DOC “Foja Tonda” è un vino che racconta una storia radicata su un territorio preciso, di uomini e donne che quel territorio lo vivono, ci credono, investono. In questo viaggio nella nostra memoria storica più autentica inquadreremo l’Istituto di San Michele all’Adige di Trento, centro di ricerca di fama internazionale. Anche qui tutto parte dall’uomo, dalla sua voglia di fare, di insegnare, di trasmettere e non da ultimo di comunicare. 

Ma facciamo un passo indietro, cosa significa vitigno autoctono? Con questo termine riferito ad un’uva intendiamo che quel vitigno è nato e si è sviluppato in un preciso luogo geografico acclimatandosi, ossia adattandosi al territorio fino a fondersi con esso diventandone parte integrante, acquisendo caratteristiche peculiari di quella zona e di nessun’altra, difetti inclusi. In molti casi si tratta anche di vitigni rari, che insistono su superfici molto piccole, difficili da coltivare e vinificare. E qui sta la vera bellezza e la grande scommessa di un territorio. L’Italia – non la Georgia come comunemente si pensa – è un serbatoio unico e inestimabile di vitigni autoctoni: se ne contano circa 850 inseriti nel Registro Nazionale delle varietà di vite, traducendo questo numero più di Francia, Spagna e Grecia insieme. Vitigni che marcano le diversità e le identità distintive di ben 20 regioni. Un numero impressionante che fa dell’Italia il paese con più autoctoni al mondo. Sono vitigni che restituiscono vini unici, con caratteristiche irripetibili in qualsiasi altro luogo, vini sempre più richiesti sul mercato da consumatori esigenti, soprattutto in Nord America, in cerca dei territori e delle loro unicità, di qualcosa di esclusivo, di un saper fare artigiano, quasi sartoriale. In una parola identità, quindi riconoscibilità. Se la Georgia possiede circa 800 vitigni autoctoni, come ricorda il professor Attilio Scienza, per la vinificazione però ne utilizza tra i 200 e i 300. Vitigni autoctoni decantati come vera ricchezza anche dal critico enoico più influente al mondo, Robert Parker. Un grande lavoro quello fatto in Italia, che ci consegna la più grande diversità e varietà di vini del pianeta, vini che derivano da terroir speciali. Il nebbiolo in Piemonte, il sangiovese in Toscana e nel Sud Italia il nero d’Avola, il piedirosso, l’aglianico, il grillo, il verdicchio e via discorrendo, anche molto meno conosciuti. Perché la storia e la cultura di un territorio si intrecciano con quelle di un vitigno. Indissolubilmente. Buona lettura!