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MONTALCINO. Grande successo di pubblico per la 27° edizione di Benvenuto Brunello, l’evento di chiusura delle Anteprime di Toscana al Chiostro di Sant’Agostino. Evento clou, sabato scorso, la posa della formella celebrativa della vendemmia 2018, giudicata a 4 stelle (su un massimo di cinque) e che a livello quantitativo dovrebbe ritornare alle medie storiche. Formella realizzata quest’anno da Alex Zanardi, il paraciclista legato da amicizia alla tenuta vinicola Ciacci Piccolomini d’Aragona. Ad offuscare l’allegria della giornata l’improvvisa scomparsa di Gianfranco Soldera, personaggio grande quanto controverso, uscito polemicamente dal Consorzio del Brunello “per mancanza di feeling con chi lo guida” disse. Con lui se ne va uno dei giganti che ha saputo portare la denominazione ai vertici della qualità e della popolarità, basta pensare che le sue bottiglie si aggirano su prezzi da capogiro.

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In degustazione Brunello di Montalcino 2014, Brunello di Montalcino Riserva 2013, Rosso di Montalcino 2017, Moscadello di Montalcino e Sant’Antimo. Brunello che, lo ricordiamo, sviluppa un giro d’affari di 160 milioni di euro con un export del 70%.  Nel 2018 sono state prodotte 8 milioni di bottiglie e 4,5 milioni di Rosso. Con flussi turistici in aumento del 10% su tutto il territorio senese. Nei nostri migliori assaggi ci accompagna Alessandro Cellai, enologo e Ceo del gruppo Domini di Castellare (per intenderci, è lui che firma due vini icona, il Baffonero di Rocca di Frassinello e I Sodi di S. Niccolò di Castellare di Castellina). Un millesimo difficile, il 2014, in tutta Italia, in particolare per il Brunello, dove si è registrato un calo del 30% nella produzione, tanto che si è parlato di “piccola annata”. <<Diversi amici titolari di aziende storiche>>, commenta Cellai, <<hanno preferito non uscire con il Brunello 2014. Non dobbiamo aspettarci un vino memorabile nel bicchiere, ma più che altro capire se sia stato eseguito in vigna e in cantina il lavoro migliore che si poteva fare rapportato a condizioni climatiche estremamente penalizzanti>>. E continua: <<I vignaioli più coraggiosi un certo equilibrio lo hanno anche raggiunto, insieme a una piacevole freschezza, ma certamente non la complessità aromatica e strutturale, i tannini perfettamente levigati e la lunghezza gustativa dei Brunello migliori, quelli di nerbo, razza e lunga lunghissima persistenza. Molto bene invece il Rosso di Montalcino 2017, un vino più giovane del Brunello ma che sa emozionare per struttura e doti di particolare vivacità e freschezza. Il fatto di essere meno impegnativo del Brunello non porta certo a declassarlo ma semmai a valutarne un altro tipo di abbinamento>>.

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Ecco i produttori che ci hanno convinti ⬇

Di Poggio di Sotto praticamente tutto (o quasi). Chapeau ai fratelli Maria Iris e Claudio Tipa per aver creato un domaine che rivela una grande Toscana nel bicchiere nei suoi diversi ed eterogenei territori, un modello imprenditoriale vincente che non ha snaturato l’impostazione ereditata da Piero Palmucci. Poggio di Sotto è un cantina che difficilmente delude. Il Rosso di Montalcino 2016 è preciso dal punto di vista stilistico, equilibrato, con un tannino molto setoso. Un vino che rispecchia il dna di un’azienda interprete autentica del sangiovese in purezza: elegante, con la freschezza che accompagna tutta la degustazione. Il Brunello 2014 rimane in equilibrio, anche se leggermente mancante della complessità sua tipica. Colpisce la Riserva 2013, un vino di grande personalità, il Poggio di Sotto che ci si aspetta, grazie in primis alla ricchezza olfattiva e all’ampiezza che prende tutto il palato. Avvolgente e trascinante.

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Collemattoni, altro nome degno di nota. Un’azienda che ha saputo lavorare in vigna e in cantina non bene ma benissimo sulla Riserva 2013, senz’altro da applausi. A livello di riserve una delle migliori della giornata per complessità strutturale, senza eccessi, elegante,  con un tannino morbido. Un vero piacere dall’inizio alla fine. Collemattoni, di Marcello Bucci, 11 ettari vitati suddivisi in cinque zone a differenti altitudini, prende il nome da un antico podere che successivamente è diventato il marchio di un’azienda seria e coerente che lavora con grande attenzione per i dettagli.

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Altro nome storico è Mastrojanni. Sono vini che si confermano raffinati ed eleganti, aderenti al territorio di appartenenza. Dal 2008 l’azienda appartiene al Gruppo Illy s.p.a., proprietario anche di Podere le Ripi, confinante con Mastrojanni. In particolare il Rosso di Montalcino 2017 è un vino potente, frutto di un’annata importante, ma allo stesso tempo molto fresco. Ed è questo che colpisce: l’esser riusciti a tirar fuori un’ottima freschezza, con un timbro minerale, da un’annata calda. La filosofia produttiva è chiara quanto semplice: uso del cemento per la fermentazione (per garantire la stabilità termica), scrupolosa selezione in vigna e rese bassissime, raccolta precoce delle uve più mature per ottenere la base acida per il vino della vendemmia definitiva. Chapeau! Segnaliamo anche la Riserva 2013 di Podere le Ripi, ottima espressione di sangiovese, perfettamente godibile, dal tannino elegante. Un vino che può tranquillamente essere bevuto nei prossimi 15-20 anni senza perdere smalto. Un tannino già perfettamente levigato e integrato nella struttura del vino e che proprio per questo sorprende.

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Fra tutti i Brunello 2014 degustati abbiamo scelto Le Chiuse, Antinori Pian delle Vigne, Citille di Sopra Vigna Poggio Ronconi. Le Chiuse, di Simonetta Valiani, nipote di Tancredi Biondisanti, regala, insieme a una lunga quanto importante storia, uno dei migliori Brunello 2014: complessità gusto-olfattiva, estrema eleganza e una buona persistenza aromatica. Un Brunello dallo stile tradizionale, tipico. Non ci si può aspettare la struttura di una riserva ma impeccabile. Su questa cifra stilistica anche il Rosso di Montalcino 2017: attacco piacevolissimo, molto consistente in bocca, lungo, dalla struttura importante, perfettamente bilanciato con l’acidità. (Antinori) Pian delle Vigne è un Brunello di razza. Frutto integro, eleganza e complessità al naso e in bocca, tannini setosi. La freschezza dona piacevolezza gustativa. Lungo. Cosa chiedere di più ad un Brunello 2014? Una curiosità: il nome della tenuta Pian delle Vigne deriva da una caratteristica stazione ferroviaria del XIX secolo presente sul suo terreno. Anche Citille di Sopra, di Fabio Innocenti, dimostra carattere territoriale. Sono meno di 6 ettari vitati a 300 metri s.l.m.. Il suo è un Brunello dal naso profondo, intenso, dal frutto netto e molto equilibrato in bocca. Complici i suoli argillosi ricchi di calcare e componenti limo-ferrose e tufacee. Quanto a tipicità, una delle migliori espressioni del sangiovese, chiaramente rapportata alla difficile annata. Austero, rigoroso. Segnaliamo anche il Brunello 2014 Le Potazzine, che a livello olfattivo è quello che ci colpisce di più per la profondità del frutto e del floreale. Un vino lavorato molto bene in cantina. Il frutto è nitido e anche il floreale tipico del sangiovese si esprime con intensità. In bocca non ritroviamo la complessità di un 2013 però è un Brunello equilibrato, ben fatto, solo leggermente esile nel centro bocca, ma comunque lungo, ottimo per essere un 2014. Consigliamo anche il Rosso di Montalcino 2017, un vino che non esprime ancora il suo potenziale per  via del tannino importante, in questo momento quasi invadente, ma che letto in prospettiva nei prossimi 6-8 mesi sarà una bellissima espressione di Rosso di Montalcino.

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Il Rosso di Montalcino 2016 dell’azienda Il Marroneto, della famiglia Mori, una delle dieci realtà storiche di Montalcino, spicca. Basta pensare che ogni pianta ha a disposizione 3,6 metri quadrati per sviluppare un buon radicamento. Terreni con caratteristiche diverse che ci porterebbero a fare discorsi sulla parcellizzazione. Ma torniamo al vino. Il Rosso è un  vero gentleman in giacca e cravatta, di grande pulizia, setoso, finissimo, sottile, con un’ ampiezza in bocca impressionante. La potenza al palato non è dirompente ma di estrema eleganza. La Riserva 2013 (99/100 Parker) osiamo definirla un Brunello quasi perfetto: frutta e profumi per un vino autentico, molto elegante, dall’acidità ben dosata e con un finale piacevolmente sapido. Un vino che si lascia scoprire poco a poco nella sua complessità di sottofondo. Non urlata.

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Con il Rosso di Montalcino La Gerla 2017 si percepisce la qualità del lavoro in vigna e in cantina, dove i tecnici hanno saputo gestire in maniera esemplare l’esuberanza dell’annata 2017, ottenendo un vino estremamente equilibrato, dalla piacevolissima freschezza che accompagna tutto il sorso. Il Brunello la Gerla Riserva 2013, dal naso intrigante, ampio e dal frutto maturo, gode di una componente tannica decisamente importante, con un tannino ancora un po’ ruvido e spigoloso, ma con qualche mese sulle spalle diventerà un grandissimo vino.

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Il Rosso di Montalcino 2017 di Talenti va letto in prospettiva grazie al tannino consistente, pulito. Un tannino che ha bisogno di un po’ di bottiglia per arrotondarsi. La Riserva 2013 è un vino già molto piacevole, elegante, fresco, con trama tannica integrata, levigata e un legno per nulla invadente. Un vino che lascia intravedere grande capacità di invecchiamento.

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Altra Riserva 2013 interessante – annotate mi raccomando! – è Camigliano Selezione Gualto. Cru dell’azienda, produzione di nicchia di 8-9mila bottiglie su un totale di 300mila, è un vino di una meravigliosa ampiezza, lunghissimo, con una longevità di almeno trent’anni.

La Riserva 2011 Poggio dell’Aquila è l’unico 2011 presente. Un vino dove il tannino è perfettamente integrato e dove la struttura dell’annata si sente tutta. Non gode di lunghissima vita, però in questo momento è estremamente piacevole.

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Chiudiamo con altri quattro Rossi di Montalcino molto territoriali. Il 2016 del Casato Prime Donne, di Donatella Cinelli Colombini, è  un vino di un bell’equilibrio e di grande piacevolezza di beva, che conferma la cifra stilistica di un’azienda che lavora con grande onestà e saldi principi (e con un organico interamente femminile). Il Rosso di Montalcino de I Barbi è scattante, balsamico, con un tannino un pochino evidente ma comunque è una bellissima espressione di sangiovese, molto equilibrata, che non risente dell’esuberanza e del caldo dell’annata. Poggio Landi Rosso di Montalcino 2017 è un vino che regala soddisfazioni sotto il profilo olfattivo e gustativo, estremamente piacevole e lungo per essere un Rosso, anzi tra i più lunghi della giornata. Anche Fattoi sfodera un ottimo Rosso di buona struttura, grande equilibrio, lunghezza gustativa, con un tannino già perfettamente levigato.

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