L’unicità di un clone, il BBS/11, e l’arrivo di Epi, sviluppatore in crescita costante di brand ai massimi livelli di eccellenza. Insieme a importanti progetti di ricerca in vigna per alzare sempre di più l’asticella qualitativa e ad altrettanto importanti investimenti in cantina, tutto a partire dal 2018, anno in cui è stato minato CEO Giampiero Bertolini. Questo il segreto del Brunello Biondi Santi, archetipo originario del Brunello di Montalcino, in quest’ultimo periodo alla ribalta della cronaca per essere stato inserito, insieme ad altri due vini italiani, nella fascia più alta di Liv-ex Classification, dominata da Romanée Conti, che ogni due anni indicizza i vini più pregiati al mondo in cinque classi differenti. Il gruppo francese Epi nel 2017 ha acquisito le quote di maggioranza di Biondi Santi proiettandolo oggi nel gotha dei vini più cari al mondo, secondo una strategia che si propone di far diventare nei prossimi anni il Barolo Riserva uno dei dieci vini  premium più ricercati dell’intero pianeta. Un segnale positivo per l’Italia enoica nelle aste internazionali, oltre che per il gruppo, è arrivato ad agosto proprio da Liv-ex. Ricordiamo che in prima fascia l’Italia piazza Biondi Santi, con un prezzo di 3583 sterline per una cassa da 12 bottiglie di Brunello Riserva, insieme a Bruno Giacosa Barolo Vigna Rocche Riserva, a 5923 sterline, e a Masseto 5517 sterline. Una fascia dominata da 77 vini, ossia quelli che costano più di 2877 sterline a cassa, su un totale di 349 vini provenienti da 9 paesi, di cui 39 sono italiani. Questo per capire il salto in avanti fatto con Epi di Christopher Descours (proprietari di marchi di Champagne come Piper Heidsieck, Charles Heidsieck, Chateau La Verriere a Bordeaux e di importanti brand dell’abbigliamento del lusso). Un balzo in avanti di cui ora si vedono i primi concreti risultati. Il gruppo ha rilevato Biondi Santi nel 2017 con i suoi 43 ettari di cui 18 a Brunello, a 500 metri s.l.m. e a sud-est di Montalcino, ciascuno valutato sul mezzo milione di euro. Biondi Santi che nella seconda metà del 1800 realizzò le prime bottiglie di Brunello grazie a Ferruccio Biondi Santi, che diede vita al primo vigneto di Montalcino unicamente piantato con viti di un clone selezionato di Sangiovese, il Sangiovese Grosso. L’annata 1995 è considerata dalla rivista americana Wine Spectator  tra i 12 vini migliori del secolo scorso. Oggi sono 80mila bottiglie annue comprese 10mila di Riserva, queste ultime da vigne di oltre 25 anni di età, che sono commercializzate solo in caso di vendemmie eccezionali. Sempre però nel rispetto dell’unicità di un vino asciutto e severo, di riconosciuta eleganza e purezza e di grandissima longevità, e del patrimonio storico aziendale custodito dalla famiglia Biondi Santi, rimasta oggi già con la settima generazione alla guida produttiva di una cantina rinomata nel mondo come sinonimo di eccellenza del saper fare artigianale italiano. Un vino, la Riserva, che nelle annate più vecchie rivela uno stile unico e inimitabile.