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Per le imminenti festività Alessandro Brandi, uno dei nostri lettori e fine degustatore, ha stilato per noi di Winestopandgo una lista di vini rossi, bianchi e spumante un po’ fuori dalle tradizionali rotte. Perché regalare una bottiglia di buon vino è sempre indice di stile ed eleganza. Così come saperla bere. Scopriamo insieme i suoi consigli, senza dilungarci in inutili (e noiose) descrizioni, perché i vini vanno goduti.

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Partiamo dalle bollicine. Dal Veneto, da Valdobbiadene per la precisione, nella pedemontana trevigiana. È nel dopoguerra che Umberto Bortolotti dà vita alle sua cantina con spirito pionieristico. Un produttore serio in tutta la gamma di vini che produce. Noi generalmente di Prosecco parliamo pochissimo, ma il Cartizze, cru della denominazione, di questa cantina merita di essere segnalato. È un Valdobbiadene Docg Prosecco Superiore che si rivela molto versatile e perfetto dall’aperitivo alla frutta: ricco di profumi fruttati e floreali, inconfondibili le note agrumate fresche, minerale, di allungo gustativo. Esclusivo. Da provare anche i Rive Docg da vigneti singoli e il Codice Bortolotti 10-94, uno Chardonnay Brut Millesimato affinato oltre 8 anni in bottiglia: breve passaggio in barrique, profondità, persistenza. Veramente un grande nome nel mondo della spumantistica. Stacca.

Altro grande prodotto è il Franciacorta Terre dei Trici Nature 2011 di Cascina San Pietro. Da uve chardonnay, bollicina cremosa per un vino elegante e persistente, con note  agrumate che virano alla frutta esotica. Fragrante, nervoso, con una spalla acida ben presente e una piacevolezza che non abbandona mai il sorso. Per nulla modaiolo. Preciso.

Dall’Oltrepò Pavese un ottimo Metodo Classico è il Dosaggio Zero Docg Vergomberra Nature 2013 di Bruno Verdi, che racchiude l’anima del territorio. Da uve chardonnay in primis e pinot nero. I vini sono lasciati in parte maturare in barrique, 50 i mesi sui lieviti. Un vino a tutto pasto, elegante, fruttato, con richiami di lievito. Di grande equilibrio. Passione e testa. Meglio di tanti Trentodoc e Franciacorta. Applausi. Di più.

Dalla terra del Trentodoc arrivano altre due straordinarie bollicine. Con il Millesimato Brut Domini di Abate Nero, da uve chardonnay, un vitigno che in Trentino si esprime al suo massimo, siamo vicino a Lavis, a nord di Trento. Questa realtà produce solo 50mila bottiglie all’anno. Lunga la permanenza sui lieviti (in questo caso almeno 70) e decisione si spingere sui millesimati. La complessità olfattiva e gustativa dello chardonnay si fa sentire e regala emozioni. Il sorso, morbido e cremoso, è sostenuto da un’ottima acidità e sapidità. Versatile, anche con una bella fiorentina. Un altro cavallo di razza molto territoriale è il Rosé Brut Nature Bellaveder, ricco di struttura. Bellaveder è una piccola realtà che fa innamorare al primo impatto. Già per la sua collocazione: la cornice delle Dolomiti tutt’intorno al maso. Roccia e vigne-giardino. Un vino  di rigore tecnico e aderenza al vitigno, che rispecchia in pieno la filosofia produttiva: monovarietale (100% pinot nero), riserva (40 mesi sui lieviti), nature (senza aggiunta di zuccheri). Sapido, intenso, di precisa aromaticità, sfondo minerale e grande finezza. Nel sito si legge “siamo vignaioli, siamo fatti di terra e luce, arte e pensiero”. Direi ben integrati.