“Con il calice in cammino – Destinazione Santiago” oltre che una pagina Facebook è uno dei percorsi di vita e di avventura intorno al mondo del nostro Francesco Antonelli con l’amico e compagno di viaggio Simone Rosetti. I due si muovono lungo la ruta del vino nel Nord della Spagna, nelle regioni vitivinicole che sono attraversate dal celebre Cammino fino all’agognato arrivo a Santiago de Compostela. Navarra, La Rioja, Bierzo e la Galizia per un totale di quattordici giorni di viaggio, 10 di cammino, 750 chilometri percorsi di cui oltre 200 camminando, 4 regioni vitivinicole attraversate e un numero indefinito di cantine visitate. La meraviglia in tutto questo? Il vino e molto altro. Dice Francesco, che ci racconta qui di seguito l’attraversamento della Navarra: “Cosa ci portiamo dentro? Le emozioni, le nuove amicizie, la condivisione”. Sì, perché se il vino è la gioia di un momento, il “molto altro” è per la vita. Hasta pronto! (la redazione)

di Francesco Antonelli

(…) La salita verso l’Alto del Perdòn è la prima vera sfida per i muscoli delle nostre gambe. La piccola guida cartacea la segna come itinerario di media difficoltà di 24 chilometri, ma a giudicare da come arriveremo, possiamo definire questa prima tappa una vera  e propria “rompipiernas”: spaccagambe. Il nostro battesimo al cammino di Santiago. La prima tappa, quella più dura di tutte. In questo viaggio, pensato e nato davanti a una bottiglia di vino, non sono solo. Con me c’è un amico, Simone: sommelier professionista e imprenditore, romagnolo come il sottoscritto. L’idea, portata avanti lentamente nel tempo e finalmente concretizzata, è quella di percorrere alcuni tratti del famoso pellegrinaggio verso Santiago selezionando solo quelli più interessanti da un punto di vista vitivinicolo con un occhio al versante organico e naturale o come si sta attualmente affermando: “con il minimo intervento”. Alle nostre spalle, in una conca protetta dai Pirenei Atlantici sta Pamplona, capoluogo amministrativo simbolo di questa regione dai forti contrasti. Un nome che ci fa visualizzare quasi in automatico gli “encierros” che si svolgono tutti gli anni a Luglio per la festa di San Firmino. Un rito antico e ancestrale dove l’uomo sfida la forza della natura, rappresentata dai tori in corsa. Abbiamo passato solo poche ore in città, quel tanto che basta per capire che servirebbe molto più tempo per comprendere al meglio una regione così particolare. Politicamente la Navarra è stata un regno autonomo per tantissimi anni, apparteneva ai Paesi Baschi durante il periodo medievale, poi annessa alla Castiglia durante il 16esimo secolo ma con buona parte del territorio sotto influenza francese. Mantiene ancora oggi autonomia fiscale anche se parte dei cittadini, forse con velleità indipendentiste, sfoggia la bandiera basca nel balcone di casa. Anche dal punto di vista naturale noto quel gioco di contrasti e senso di sfida. Il panorama è fortemente agricolo. Campi intensivi di insalate e pomodori convivono con colline brulle pitturate di arbusti di un colore grigio slavato, muschi secchi e dura argilla. Vediamo cambiare la terra crinale dopo crinale. In alcuni punti prevale l’argilla mista a rocce, di formazione alluvionale, in altre il terreno carico di ferro assume tonalità rossicce. Camminando verso Ovest ci si accorge di come il vento e l’umidità atlantica riescano comunque a penetrare nelle vallate nonostante i Pirenei e la montagna Cantabria. I crinali dei punti più esposti sono puntellati di gigantesche pale eoliche. E Il paragone corre veloce a quei mulini a vento simbolo del nuovo che avanza incessantemente, nel Don Chisciotte di Cervantes. Dove il vento porta più acqua la crescita dell’erba è più veloce. La si vede spuntare tra i campi di grano da poco trebbiato. Ma la salita continua, un’ora, due ore, tre ore. Condividiamo il sentiero con altri viandanti e sosta dopo sosta finiamo per conoscerli tutti. C’è un signore torinese che farà il cammino come promessa post-pensionamento, una ragazza italiana che vive in Inghilterra ed è partita da Lourdes ma anche parecchi brasiliani, qualche americano; i coreani, che hanno scoperto il Cammino grazie a un reality tv e ora stanno partendo in massa e ovviamente i padroni di casa spagnoli. Avevamo calcolato il peso di ogni singolo oggetto dello zaino, e cercato di evitare il superfluo, ma è stata una cura inutile. Ci ritroviamo con circa un chilo e mezzo in più e la percezione che il peso incrementi passo dopo passo.

Raggiunto il crinale dell’Alto del Perdòn benediciamo la discesa, salvo maledirla dopo appena un’ora quando ci accorgiamo che le ginocchia vengono sollecitate oltre il normale. In questa regione dalle diverse anime, il vino mantiene un profilo neutrale, senza riuscire ad affermarsi come protagonista della tavola ma rimanendo sempre un buon compagno del cibo. Il vino della Navarra è più tinto che bianco, subordinato e quasi adombrato della vicina ed esuberante Rioja pur regalando a tutti gli effetti vini di carattere e interessanti dove per la maggior parte della produzione spicca il Tempranillo, quasi un 40% del totale e Garnacha per circa un 30%. Il rosso è tipicamente un blend di queste due varietà (la vinificazione di singole uve in purezza è meno frequente) con inserimento di varietà autoctone tipicamente usate per completare struttura e colore di un vino già sostanzioso di corpo e grado. Un vitigno molto interessante che ho apprezzato in vinificazione pura è il graciano, Reverte La Ombatillo 2016, da un singolo vigneto situato in località la Corella. Personale interpretazione di Rafael Reverte, vinificato da Bodega Vigna Zorzal, di questo tipo di vitigno poco conosciuto e considerato minore. La vinificazione comincia con una fermentazione spontanea e una lunga permanenza in depositi di cemento vetrificato. Segue un affinamento di 12 mesi in barrique di rovere francese usate della capienza di 300 e 500 litri. Di colore intenso, impenetrabile, si preannuncia di gran corpo al naso, confettura di more, piacevole sfumatura catramata stile carmenère cileno e in bocca gran freschezza, agile, totale assenza di tannino. La freschezza annienta completamente l’alcolicità e così un sorso tira l’altro. L’ho trovato un vino molto delicato, fine sia nel frutto che nella parte di maturazione nel legno e a tavola riesce ad abbinarsi incredibilmente con prodotti agricoli della tradizione locale, come l’asparago bianco, il pomodoro e il peperone Cristal altresì delicati e dolci.

Il sentiero si insinua tra boschi di querce, pini, e faggi e spesso è circondato da altri alberi e piante spontanee tipiche della macchia mediterranea. Ci sono i rovi di more arrivate al giusto punto di maturazione, ginepri, ciuffi di finocchietto selvatico, rucola, fichi, mandorli e noci a sprazzi compaiono anche alcuni vigneti ad alberello confinati in piccole parcelle. Questi alimenti semplici sono stati il conforto dei pellegrini per centinaia di anni e complemento dei loro piatti. Li assaggiamo e annusiamo come allenamento gusto-olfattivo e come piccola sosta dopo ore di cammino. Camminare e bere e alimentarsi sono gesti quotidiani indispensabili. L’uno si intreccia nell’altro e nel silenzio del cammino riusciamo ad apprezzare con maggiore attenzione l’intensità del finocchietto, l’amaro della mandorla, la dolcezza della mora nera. Stiamo salendo lentamente, prima di iniziare la discesa verso La Rioja. Nell’ultima tappa in Navarra un’altra scoperta molto gradita è stata Bodega Tandem che si trova esattamente sul Cammino di Santiago, nella Valle de Yerri immediatamente dopo il villaggio di Lacar, quando i boschi di querce si aprono su vasti campi di cereali. Tandem che in latino significa “finalmente” è l’inizio dell’avventura di due soci e alcuni famigliari con importanti esperienze enologiche e di vendita di vino alle spalle. Cominciano nel 2003: Alicia, l’enologa e Josè Maria, incaricato della promozione e gestione della bodega. Visitiamo la cantina che affaccia proprio sulla vasta porzione di colline dai morbidi pendii. In estate quel panorama è tutto colorato dall’oro del grano che fluttua accarezzato dal vento. La vallata guarda verso nord, ma è parzialmente protetta dalla conformazione Cantabria. Si tratta di uno dei punti più alti della Navarra e questo si traduce in un Tempranillo che riesce ad assumere anche sentori più balsamici e speziati. La selezione di vini prodotta è variegata in modo da soddisfare i gusti dei loro principali clienti, che oltre al mercato interno si dirige verso il Nord Europa e in oriente. Con loro assaggiamo direttamente dalla botte l’evoluzione del mosto di tre differenti Tempranillo di zone differenti, quanto basta per capire che ogni uva ha una vita differente e ciascun mosto richiede il tempo necessario per trasformarsi in vino. Il calice lo riceviamo direttamente dalle mani dell’ enologa Alicia, una donna silenziosa molto attenta e meticolosa, grande osservatrice. I vini di Tandem hanno tutti una raffinatezza femminile. Raramente ho notato una similitudine così netta tra enologo e vino. Sono eleganti, garbati, bilanciati mai esagerati. Tandem lavora le uve che conferiscono alcuni agricoltori selezionati della zona che le coltivano secondo criteri di sostenibilità ambientale. Fermentazione spontanea controllata in tini d’acciaio e macerazione spinta in cemento anche per tempi abbastanza lunghi per i rossi. Li assaggiamo e li commentiamo insieme a Josè Maria, l’altro socio che rappresenta il volto dell’azienda al di fuori della cantina sempre molto puntuale e attento nella descrizione dei propri vini, di cui conosce ogni sfumatura. All’assaggio abbiamo avuto modo di apprezzare tutta la gamma di vini di Tandem, che sono una espressione molto veritiera del territorio dell’alta Navarra e in particolare di questa vallata, Yerri. Tra i vini degustati, apriamo con un bianco, Inmacula, 100%Viura proveniente da vigne vecchie vendemmiate a mano e coltivate con una filosofia di minimo intervento da parte dell’uomo. (la vigna di proprietà di fronte alla cantina era completamente inerbita). Fermentazione naturale di 1 mese, poi 4 mesi in sosta sui lieviti sempre in botte piccola. L’enologa attraverso frequenti battonage è riuscita a portare in bottiglia quelle sfumature piacevoli delle fecce fini riuscendo nel doppio compito di proteggere il vino dall’ossigeno, senza addizione di qualsivoglia chimico. Colore paglierino poco carico leggeri riflessi verdi, fine al naso con fiori gialli e fieno, piacevolmente acido in bocca, buono sia come aperitivo che per accompagnare un antipasto delicato. Molto interessante tra i rossi è Inmune, una garnacha in purezza che rappresenta una sperimentazione aziendale abbastanza innovativa, in un territorio dove normalmente la vinificazione è in blend con il tempranillo a far da padrone. Di un colore quasi granato scuro e intenso, dove arriva subito il frutto della garnacha e la bocca è continuamente stuzzicata dalla freschezza che hanno saputo portare in bottiglia e che rende il vino estremamente piacevole alla beva. Come primi assaggi non possiamo che essere soddisfatti, ci aspettano ancora alcuni chilometri di marcia prima di raggiungere Los Arcos, dove abbandoneremo la Navarra con la promessa di ritornare appena possibile.