Riparte il mercato del vino italiano con l’export che registra una crescita nei cinque principali mercati di destinazione (Cina +49,2%, Regno Unito +44,3%, Canada +13%, Giappone +1,5%, Russia+13%) secondo un’analisi dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor diffusa al Vinitaly Special Edition in corso in questi giorni a Verona. Sono più o meno 11 milioni le bottiglie targate Oltrepò Pavese che ogni anno vengono esportate su un totale di 750 milioni (di cui 450mila di Metodo classico Docg), tradotto significa che l’export pesa per il 15%, come comunicato durante il convegno Shaping Wine organizzato da Milano Wine Week con Sda Bocconi. A tutto campo l’attività di promozione del Consorzio sui mercati esteri per incrementare il dato. “Gli Stati Uniti sono un mercato di destinazione importante, all’estero dobbiamo crescere e l’Oltrepò ha i numeri per farlo”, commenta Gilda Fugazza, presidente del Consorzio tutela vini Oltrepò Pavese. Mercato statunitense molto importante per i vini italiani, caratterizzato da consumi in crescita costante, grazie alla sua vastità e al suo elevato potere di acquisto.
Oltrepò Pavese, dove si produce il 62% del vino lombardo, terza denominazione italiana per numero di ettari vitati, ben 13.500, prima per coltivazione di Pinot nero, più di 3000 ettari. Oltrepò Pavese che sta dimostrando una significativa crescita qualitativa non solo con il Pinot nero spumantizzato in bianco (blanc de noir) ma anche in rosé.
Una storia quella del Pinot nero che in Oltrepò Pavese inizia nella seconda metà del 1800 con il conte Carlo Giorgi di Vistarino che, a Rocca de’ Giorgi, impianta per primo cloni francesi.
“La Regione sta investendo su questo comparto per creare un indotto economico che porti a una piena valorizzazione di tutta l’area”, commenta Fabio Rolfi, assessore regionale lombardo all’Agricoltura, alimentazione e sistemi verdi.