Il forum di Montenapoleone District “Moda, vino e arte. Italia e Francia a confronto”, organizzato in collaborazione con Class Editori, ha posto l’accento su internazionalizzazione, turismo e sostenibilità. Per l’assessore regionale Fabio Rolfi la parola chiave per il futuro del vino è sinergia: “Grazie al patrimonio italiano, senza pari di biodiversità agroalimentare e enogastronomica, possiamo offrire quello che altri non sanno offrire. L’esperienza sensoriale sta diventando sempre più importante nella scelta della destinazione turistica. Con il Made in Italy della moda e del design ci sono grandi potenzialità per l’economia italiana che vanno organizzate a sistema. L’enoturismo e il fenomeno dei wine lovers unito alle bellezze artistiche e architettoniche del nostro Paese può valorizzare le cantine”.Per Guglielmo Miani, presidente di MonteNapoleone District, presente anche in qualità di imprenditore come CEO e presidente di Larusmiani, i francesi sono un punto di riferimento mondiale quanto al marketing e il futuro è sempre più integrazione tra moda, arte e vino: “Siamo arrivati al decimo anniversario con risultati importanti. Con La Vendemmia abbiamo voluto offrire una esperienza a 360 gradi. Abbiamo creato un concept per far vivere a clienti e associati una esperienza unica, con contenuti come il Menù Vendemmia ad un prezzo fisso accessibile in ristoranti esclusivi anche a chi non li ha mai presi in considerazione. Da una serata con 18 brand, siamo oggi ad oltre 100. Celebriamo i vini italiani con l’asta, il Wine Tasting ed abbiamo coinvolto anche gli hotel che si movimentano così anche in un mese tra i più tranquilli dell’anno. La Vendemmia rappresenta oggi una ragione in più per venire a Milano. Esportando l’evento prima a Roma e poi a Shanghai vogliamo far conoscere il vino italiano all’estero e il pregio dei nostri prodotti. Per quanto riguarda la mia esperienza come imprenditore nella moda, Italia e Francia hanno sempre collaborato, l’Italia è fondamentale per i marchi francesi. Se nella moda sfruttano molto il nostro know-how, nel vino abbiamo molto da imparare da loro soprattutto nel marketing, nelle strategie di distribuzione e internazionalizzazione. E poi c’è il tema della sostenibilità. In Larusmiani produciamo abiti fatti a mano in Italia. Sartoriale è una parola abusata. La nostra manualità e l’artigianalità sono i valori che il mondo ci chiede, in Italia è sempre più difficile questo, però siamo in grado di dare vita a prodotti meravigliosi che i clienti più sofisticati al mondo ricercano. Inoltre, il mondo sta cambiando in maniera veloce, anche noi da 20 anni produciamo tessuti ecosostenibili e gruppi come Kering hanno incominciato ad acquistare questi prodotti. Così si assiste ad una accelerazione nelle richieste da parte dei clienti, segno che si sta sviluppando una cultura più attenta all’ambiente. Questo deve essere il challenge nel nostro futuro”. Dopo l’esperienza del Padiglione Italia a Expo 2015 e prossimamente a Dubai 2020, il celebre architetto Italo Rota sottolinea il ruolo della comunicazione del vino: “La rappresentazione della qualità di vita attira un pubblico non solo turistico. A Milano la gente viene a vedere come si produce il futuro, com’è la qualità della vita dove c’è industria e tecnologia. Regioni come la Lombardia potrebbero mettere insieme turismo e agricoltura e creare una storia più originale sul vino, come bevono le persone che stanno progettando il futuro. Il vino è una risorsa non ancora valorizzata, bisognerebbe creare esperienze più articolate sul ruolo che ha nella nostra vita. A Expo 2015, abbiamo offerto la possibilità di assaggiare vini che venivano da tutti gli angoli d’Italia puntando sull’originalità del gusto e la ricchezza della biodiversità. Il vino non va banalizzato, non dovrebbe essere un pretesto per vendere ma collaborare nel creare una esperienza. La concorrenza sempre più agguerrita deve indurre a raccontare le storie che ci sono dietro ad una bottiglia e valorizzare chi produce. Il Padiglione Italia a Dubai sarà una grande vetrina del sapere italiano: l’impiego di materiali naturali come alghe, caffè e polvere di arancio, le facciate in materiali riciclati stampati in 3D, coinvolgeranno i visitatori partendo dall’idea di toccare per capire come è fatta una cosa”. Paolo Panerai, vice presidente esecutivo del Comitato Grandi Cru d’Italia, editor-in-chief e CEO del gruppo Class e proprietario di aziende vinicole, ha concluso: “Moda, vino e arte sono una cosa sola che sintetizza le caratteristiche dell’Italia. Nell’asta straordinaria di martedì scorso a favore di Dynamo Camp, dove sono stati raccolti oltre 45 mila euro, c’è stata una sintesi tra vino e arte. La competizione con la Francia c’è. Là esiste una gran tradizione, ma ricordiamo che furono gli etruschi i primi a vendere il vino ai francesi, che fino ad allora bevevano la birra perché erano barbari. Il Comitato Grandi Cru d’Italia è stato fondato per rappresentare la diversità offerta dall’Italia e il nome stesso Gran Cru ha un senso anche in Cina dove i vini italiani sono assolutamente competitivi”.