Era il vino dei poveri. Oggi è un signor vino il Diego, dall’omonimo vitigno autoctono. Il terzo più popolare delle Canarie. Rivalutato dalla critica internazionale ma di cui si parla ancora pochissimo. Quando pensiamo ai bianchi secchi sono soprattutto quelli (seppur ottimi) della fascia alpina della Francia, dell’Italia settentrionale, dell’Austria e della Germania il riferimento: Riesling, Pinot, Chardonnay. Quando si parla di Spagna il pensiero va ai Cava (spumanti metodo classico) o alla Galizia con l’Albarino Rias Baixas e Godello Valdeorras, o alla zona viticola di Castiglia e Leon dove si producono ottimi bianchi da uve Verdejo. Anche in Rioja si possono trovare vini bianchi degni di nota da uve Viura. Peccato, perché il Diego, soprattutto seco ed ecologico, quindi dal sapore più ricco e complesso, è un vino molto interessante e meriterebbe più considerazione oltreché un bel giro enoturistico (e gastronomico) per conoscere il territorio dove raggiunge la sua espressione migliore: l’isola di Lanzarote.
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Ho avuto il piacere di degustarlo (e scoprirlo) alla bodega Los Bermejos, a San Bartolomé, alle falde del Juan Bello, una montagna che porta il nome di uno dei fondatori della bodega. Los Bermejos è rinomata per i vini bianchi: Diego appunto, Moscatel e Malvasia – da provare anche lo Spumante Metodo Classico Brut Nature da uva malvasia vulcanica e il Malvasia seco. Qui, a un centinaio di chilometri dalle coste africane e su terreni di lapilli battuti da vento costante, Ignacio Valdera porta avanti dal 2001 un’agricoltura estrema, creando vini il più possibile naturali e autentici, freschi e molto minerali, che rispecchiano le varietà autoctone dell’isola. Cinquecentomila le bottiglie prodotte, per un totale di 14 ettari vitati più una rete di piccoli conferitori (fonte preziosa in loco). Il risultato di tanta passione sono vini singolari, un po’ inquieti come la personalità di chi li crea, apprezzati anche a Tribeca. La  loro Malvasia Naturalmente Dolce figurava nella carta dei vini del tristellato El Bulli, sulla Costa Brava, scelta personalmente dal padre della cucina molecolare Ferran Adrià – un ristorante dove ci volevano mesi per trovare il posto. Valdera è un enologo visionario che ha fatto di Los Bermejos un punto di riferimento oltreché una tappa obbligata del turismo lanzaroteno. Ho trovato sorprendente imbattermi in vini bianchi da invecchiamento, per di più di ottima qualità: freschi e con la giusta acidità anche dopo diversi anni. Grandi risultati  quelli messi a segno da Valdera grazie anche alla collaborazione con un altro enologo appassionato, tal Felipe Blanco Pinilla, il lungimirante direttore che portò al successo la bodega El Grifo e cui si deve la fortuna nei concorsi enologici dei vini tintos Vina Norte e Humboldt. Oggi il Listan Negro Los Bermejos, sia da macerazione carbonica sia barricato, sfiora l’eccellenza.
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(In foto con Nievelina Bernal)
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Il Diego seco ecologico in purezza, 13,5% Vol., con note di gelsomino, anice, erba secca e dagli aromi puliti di agrumi e frutta gialla, con retrogusto leggermente amarognolo, è un capolavoro di armonia ed equilibrio. Salino e di buona acidità, è un vino che non stanca e che riesce ad accompagnare tutto un pasto con classe ed eleganza.
Una curiosità: l’originale bottiglia è stata realizzata in una vetreria di Trento ed è utilizzata per tutta la gamma dei vini (bianchi, dolci, tinto da macerazione carbonica e rosato), tranne che per i più recenti tinto barrica (la cui bottiglia arriva da Jerez) ed espumoso.
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(In foto sopra, l’originale bottiglia  creata a Trento che viene incapsulata a mano)