L’ULTIMA EDIZIONE CON IL DIRETTORE MANUEL JULIÀ

JULIÀ A WINESTOPANDGO: <<IN VENT’ANNI LA FIERA HA CAMBIATO NON SOLO L’IMMAGINE MA SOPRATTUTTO IL BUSINESS DEI VINI SPAGNOLI>>

A Fenavin, la fiera nazionale del commercio dei vini spagnoli, abbiamo incontrato il direttore Manuel Julià (Puertollano, 1954), che fin dalla prima edizione ne rappresenta l’essenza. Senza di lui non si decreterebbe ogni anno il successo dell’evento. Senza le sue capacità organizzative e il suo lavoro non si sarebbe alzata l’asticella qualitativa quanto ad aziende partecipanti, vini ma soprattutto nuovi contatti commerciali, oltre 411mila. Il focus è sul business. La fiera mette in contatto le aziende con buyers e operatori specializzati di tutto il mondo, il numero dei visitatori è alquanto ridotto proprio per farne un evento di alto livello professionale. E così è stato. Poter passeggiare nei padiglioni e non imbattersi in visitatori o semplici curiosi che, pagato il biglietto d’entrata, bevono senza fare selezione o distinzione, e soprattutto senza moderazione, ne qualifica la portata. Quest’anno due padiglioni in più e un programma per importatori articolato e modellato per venire incontro anche alle richieste delle bodegas più piccole. Già lo si era visto al Vinitaly che gli spagnoli non amano perdere tempo ma cercano il business, ed è proprio questo il motivo per cui molte aziende nei loro stand, nel padiglione Vinitaly International, avevano affisso il cartello “solo per operatori”, tagliando così fuori, diciamo con un “fai da te”, i curiosi non intenzionati all’acquisto.

Oggi Fenavin è un riferimento per l’industria del vino spagnolo. E lo confermano anche i numeri di questa edizione appena conclusa alla Ciudad Real, nella comunità autonoma di Castilla La Mancha, capoluogo della provincia omonima. Julià ha appena annunciato di lasciare il suo incarico, dopo anni di sviluppo, per dedicarsi alla letteratura e alla scrittura. 

Julià, quali sono state le novità di questa diciannovesima edizione?

<<Non ci sono sfolgoranti novità da un anno all’altro, ma quello che vogliamo mantenere è un’evoluzione positiva, alzando sempre un po’ di più l’asticella. Siamo cresciuti nel numero di espositori, oggi sono 2 mila tra vinicole e cooperative, ma anche nello spazio e nei contatti commerciali. Abbiamo dieci padiglioni, due in più dell’anno scorso, per un totale di quasi 34 mila metri quadrati, circa 4 mila in più dell’edizione passata. Le aziende rappresentano tutta la Spagna, circa il 50% dei vini provengono da Castilla La Mancha. Ricordo che quando cominciammo questa avventura erano solo 600 o 700 le vinicole presenti e circa 8 mila i metri quadrati a disposizione. Abbiamo fatto tanta strada da allora e ne sono orgoglioso. Abbiamo lavorato duramente per dare l’immagine all’estero di una Spagna che stava crescendo, e non solo nei numeri, ma soprattutto abbiamo incrementato il business perché questa è una fiera del trade>>.

Qualche numero per quanto riguarda i buyers?

<<Ne sono arrivati più di 18 mila, di cui 4200 dall’estero e da 100 differenti paesi. Quest’anno sono stati presenti Costa D’Avorio, Senegal, Cameron, Togo, Etiopia, Gibuti, Eritrea, Tunisia oltre ai paesi storici: Giappone, Stati Uniti, Germania, Svezia, Francia. Voglio ribadire che Fenavin è una fiera professionale che crea occasioni di lavoro>>.

Perché avete scelto Ciudad Real come location? Non sarebbe preferibile e auspicabile spostarsi in qualche altra città, anche per questioni logistiche?

<<Mai. Fenavin è nata qui a Ciudad Real e rappresenta l’idea di una municipal corporation. La città ci ha aiutato molto in questi anni nel suo svolgimento. E noi vogliamo identificarla con questo territorio anche in futuro>>.

Ma è dotata di tutte le infrastrutture necessarie per ricevere i visitatori?

<<Più che abbastanza, mi creda. Abbiamo diversi hotel e poi la fiera dista solo 55 minuti di alta velocità da Madrid. La vicinanza della Capitale è un valore aggiunto. Abbiamo dei bus che circolano regolarmente nei giorni della fiera, che la mettono in collegamento con il centro e con ogni altro punto strategico della città>>.

Quali sono le ripercussioni sulla provincia e sulla regione di Castilla La Mancha di questo evento?

<<La fiera ha ripercussioni su tutta la Spagna. Qui sono rappresentate tutte le comunità autonome. Ci sono buyers da paesi difficilmente penetrabili senza il nostro evento. Questo ha determinato un miglioramento della qualità. Sebbene non dobbiamo dimenticarci che c’è ancora un deficit storico da colmare nelle nostre comunità, ed è la commercializzazione. In questo senso la fiera ha aiutato le varie comunità a vendere i loro vini. Qui si stabiliscono contatti, nessuno torna a casa a mani vuote. E questo stimola i più piccoli a competere con i grandi produttori e a migliorarsi costantemente>>.

Ritiene che sia cambiata l’immagine dei vini di Castilla La Mancha e, in generale, di tutta la Spagna? 

<<Sì. Fenavin ha contribuito a questo miglioramento, è una vetrina importante. L’esportazione è incrementata in maniera significativa. Per esempio, Ciudad Real esportava per 80 milioni di euro, oggi sono 450>>.

Il consumo nazionale di vino è ancora in deficit?

<<Sfortunatamente è una realtà negativa da due prospettive. Primo, perché si vende meno vino che negli anni passati. Secondo, gli spagnoli bevono poco. Nonostante siamo una regione in crescita e siamo fra i tre grandi produttori mondiali. Dobbiamo fare quello che hanno fatto i tedeschi, che difendono il proprio prodotto nazionale, ossia la birra, o gli scozzesi con il whiskey. Dobbiamo proteggere il nostro vino perché l’industria genera più di 2,500 milioni di business. Dobbiamo vendere la nostra produzione e questo è il motivo per cui dobbiamo raggiungere tutti i mercati con un’immagine forte, compatta, incrementando i canali del marketing e soprattutto con un buon rapporto qualità prezzo. Senza dimenticarci di promuovere la cultura del vino>>.

Al di là del business, Fenavin offre un ampio programma di attività…

<<Abbiamo sviluppato più di cento proposte, sessioni tematiche e conferenze, per esempio su come migliorare l’export nei vari paesi, stare al passo con gli ultimi trend o ottimizzare le vendite>>.

Voi non siete sostenitori dei wine summits…

<<Fenavin non lo è infatti. I wine summits si basano sull’immagine, sulla promozione e sulla mostra dei prodotti. Noi creiamo business, loro sono una perdita di tempo e denaro per le aziende. Serve migliorare il prodotto interno lordo, altrimenti non c’è nessun beneficio per i cittadini>>.

Questo è stato il suo ultimo Fenavin da direttore?

<<Sì. L’ho fatto per tanti anni e ho dato il mio massimo. Credo sia tempo di lasciare spazio ai giovani>>.

Come vede il futuro dei vini di Castilla La Mancha?

<<In netta crescita. Si viene da un passato difficile quanto a commercializzazione e immagine e bisogna tenerlo a mente per non rifare gli stessi errori. Dobbiamo superare l’idea che il vino non sia il pilastro della nostra economia e dimostrare che è uno dei principali prodotti della nostra crescita regionale e nazionale>>.