Prowein, i tre consorzi si presentano uniti con il sogno di far crescere volumi e prezzi contemporaneamente.

WineStop&Go intervista Francesco Mazzei, Presidente del Consorzio Tutela Vini della Maremma Toscana

Maremma, Montecucco e Morellino di Scansano uniti anche alla Prowein. Insieme nella stessa direzione, dandosi la mano. Dopo il successo di “mareMMMa la Natura del Vino”, che per la prima volta ha riunito sotto un unico cappello i tre consorzi in una grande degustazione, la più articolata selezione di etichette della Maremma, il territorio sceglie la strada della sinergia anche alla prossima Prowein (17-19 marzo) per raccontare la diversità come valore aggiunto attrattivo. Stand unico, di 90 mq, venti le aziende ospitate, di cui la metà fa riferimento alla Doc Maremma (Halle 16 E31). Una Toscana in grande spolvero, fra le regioni più rappresentate a Dusseldorf. La collettiva coordinata da A.Vi.To, l’associazione dei vini toscani dop e igp, coinvolge ben 13 consorzi, in questa edizione uno in più dell’anno scorso (Bolgheri). Numeri in crescita per una Prowein sempre più attenzionata dalle aziende per l’alto profilo della proposta. Ne parla a WineStop&Go Francesco Mazzei, amministratore delegato della Marchesi Mazzei Spa e presidente del Consorzio Tutela Vini della Maremma Toscana, al quarto posto per superficie vitata dietro soltanto a Chianti, Chianti Classico e Brunello di Montalcino.

Presidente, dopo le “prove” toscane di questi giorni, Prowein è il primo palcoscenico internazionale con i tre consorzi insieme a livello promozionale…

<<In un mondo dove spesso si è uno contro tutti, noi andiamo controcorrente e dimostriamo che si possono fare le cose insieme e bene, con una visione unitaria, se c’è una volontà forte in tal senso. È sempre vero il detto ‘L’unione fa la forza’. Oggi più che mai c’è la voglia di fare qualcosa sognando in grande. Non vendo fumo, mi piace essere pragmatico, testare le cose prima di farle. Credo che oggi dobbiamo dare un minimo di formalità a queste sinergie con un protocollo d’intesa firmato da tutti e cominciare da lì. Sono ottimista, forte della qualità ormai raggiunta dalle nostre aziende>>.

Uno dei focus di questa edizione della Prowein sarà sulla sostenibilità ambientale, con una grande attenzione per il riciclo. Anche su questo aspetto avete raggiunto una quadratura di massima?

<<Stiamo lavorando a un progetto che riguarda proprio la sostenibilità, un tema a noi caro. L’idea è di arrivare a un protocollo comune che sottolinei un impegno ad andare nella stessa direzione su alcuni argomenti. Non si tratta di certificazione biologica, non possiamo imporre niente. Ognuno resta libero di comportarsi come crede, sia chiaro. Ma si tratta di fissare dei concetti per mettere un po’ di ordine. Mi piacerebbe arrivare a fare vino a residuo zero, focalizzandoci sul concetto di cross-fertilisation. Certo bisogna vederne la fattibilità, stimolare una sensibilità, supportare i soci>>.

Non è facile mettere insieme tante teste.

<<Il produttore di vino in generale, toscano in particolare, è campanilista, individualista, convinto di se stesso. Ma con qualche buona idea e un po’ di sforzo si può arrivare a un obiettivo comune. Siamo sempre più convinti di presentarci insieme a livello promozionale in futuro, del resto siamo tutti figli della stessa terra>>.

Tornando al discorso sulla sostenibilità, siete indubbiamente partiti da una situazione privilegiata.

<<La Maremma dal punto di vista ambientale è avanti rispetto ad altre aree, il suo territorio è molto poco contaminato, per non dire puro. Un vantaggio che va incanalato e sfruttato bene, una risorsa da custodire facendo la nostra parte di viticoltori. Il biodistretto oggi è un tema che coinvolge un po’ tutti qui in Toscana, anche il Brunello ci sta pensando. Questo perché ci sono evidenti effetti sulla caratterizzazione dei vini. Più si rimane sul naturale più si riuscirà ad avere espressioni diverse dei terroir, a sentire il varietale in quanto elemento che si sposa bene con quel dato territorio>>.

Altro focus alla Prowein sarà sui vini d’altura, ben rappresentati all’interno della vostra Doc.

<<Una peculiarità della Maremma è la vastità del suo territorio, che va dal mare alla montagna, arrivando fino all’Amiata, con situazioni di altitudine interessanti. Il messaggio della Maremma che vogliamo comunicare è che si tratta di una denominazione geografica non con una sola vocazione, con un solo vitigno, ma con una pluralità di voci, di differenti terroir. Varietà di suoli, di condizioni climatiche che si riflettono nei vini, dai sapori unici e molto territoriali. La scelta all’interno della provincia di Grosseto è articolata: si va da varietà tradizionali come sangiovese, ciliegiolo, alicante, pugnitello,vermentino, ansonica a quelle internazionali come cabernet sauvignon, cabernet franc, merlot, syrah, petit verdot, viognier, sauvignon e chardonnay. Il nostro ultimo evento è stato straordinario, un grande momento di riflessione con ben 85 produttori presenti e oltre 400 vini che hanno coperto mare, montagna e collina. Ho visto i tre consorzi parlare un linguaggio comune. Il range di scelta era ampio: il consumatore che voleva assaggiare il vermentino ne aveva a disposizione 70-80 completamente diversi. Siamo un territorio che saprà raccontarsi in un modo unico. E questo racconto è già iniziato….>>.

L’obiettivo è il consolidamento sui mercati esistenti più che sperimentarne di nuovi? 

<<La nostra è ancora una piccola realtà. Stiamo lavorando bene, c’è tanta voglia di fare, ottimismo. L’ idea è di crescere, ma penso che lo si debba fare prima in casa e poi fuori, bisogna prima accreditarsi e farsi conoscere dove si è sempre stati presenti. Prowein è un palcoscenico importante, forse è l’evento del trade più importante del mondo. Una volta era la fiera dei distributori tedeschi, oggi è veramente internazionale. I tedeschi sono precisi, organizzati, hanno una vision. Ti mettono in condizione di lavorare bene, senza assalto. Esploreremo tutte le possibilità. Il lavoro che Prowein sta facendo in Asia è molto importante. Noi abbiamo Vinexpo, che un po’ in decadenza. Vinitaly ha fatto grandi progressi in questi ultimi anni, ma è soprattutto legato all’Italia. L’operatore straniero va alla Prowein perché trova l’eccellenza di tutto. Per esempio, un cinese che si paga un viaggio all’anno per andare a una fiera è più facile che scelga quella di Dusseldorf>>.

È ancora presto per parlare di un riposizionamento dei vini quanto al prezzo?

<<Sì. Stiamo lavorando per alzare il livello qualitativo dei vini e solo di conseguenza quello dei prezzi. Spero che riusciremo a innescare una domanda importante. Oggi siamo sui 6 milioni di bottiglie, ma c’è spazio per crescere enormemente. Non nascondo che ho la presunzione, o il sogno, di far lievitare contemporaneamente volumi e prezzi. Di solito non è così, ma noi siamo nuovi, il mercato internazionale lo affrontiamo ora>>.

State pensando a una sola grande denominazione, a un solo consorzio?

<<Sono terrorizzato dall’idea di rispondere a questa domanda, che ultimamente mi fanno, perché il tema è delicato. Credo che sia ora di iniziare un percorso insieme e di vedere strada facendo quali saranno le soluzioni più logiche per svolgere al meglio il nostro lavoro, soprattutto per soddisfare e dare un sostegno forte ai nostri soci. Non escludo nessuno scenario, sono possibilista, ma non voglio nemmeno precorrere i tempi, creare false aspettative e preoccupazioni, perché ci sono identità diverse, delle strutture e delle organizzazioni diverse. Oggi dobbiamo cominciare a fare qualcosa più che pensare già a un consorzio unico. Partendo dal protocollo di cui parlavo prima. La Maremma è un posto straordinario. La qualità è raggiunta da tutti e sta salendo in modo esponenziale, è il fil rouge. C’è molta energia. Abbiamo voglia di far vedere che ci siamo anche noi, che possiamo dire la nostra, senza aver paura di nessuno. Non abbiamo il blasone del Brunello o del Chianti Classico, ma uno spazio andiamo a prendercelo anche noi. Questo è il senso di tutto>>.

ph. Carlo Bonazza