Antonella Cantarutti mi ha colpito di primo acchito per la sua intraprendenza unita a una solarità travolgente. Tempo di presentarci e 15 minuti dopo siamo in azienda da lei. Mi ha incuriosita con il suo Pinot Nero vinificato in bianco 90 mesi sui lieviti, del 2005, del quale ha ancora sessanta bottiglie. Ma non finisce qui perché, a sorpresa e con la complicità del marito, Fabrizio, accanto a un gustoso piatto di San Daniele che affetta senza sosta decide di aprirti una bottiglia – s-t-r-a-o-r-d-i-n-a-r-i-a! – di Merlot del 2000. Vini che con l’invecchiamento riescono a sorprendere, tirando fuori un carattere forte e deciso: o li ami o li odi, senza mezzi termini. Ho trovato interessante anche il Pinot Grigio del 2007, annata meravigliosa per questo vino, 14,5% Vol., da pinot grigio appassito in pianta – credo che in questo modo siano in pochi a farlo se non gli unici – due anni di legno, un’acidità che ti permette di gradirlo, elegante al naso, di una certa grassezza in bocca, ma la cosa che più mi ha stupita è la notevole freschezza. Antonella, che non ho visto seduta per un attimo, ha la capacità – rara – di farti sentire sua amica da una vita. L’ospitalità in Friuli è di casa ed è una di quelle cose che ti invoglia a tornare, vini a parte. Il marito, Fabrizio Ceccotti, è coadiuvato dal figlio, Rodolfo, laureatosi a Udine in Viticoltura ed enologia, che ormai da oltre dieci anni segue le orme paterne. <<Loro si occupano dei vini ma l’assaggio finale è il mio, anche se onestamente devo riconoscere che non mi è mai capitato di bocciargliene uno perché i miei due ragazzi sono bravi, seguono anche il lavoro in campagna, che è fondamentale per ottenere vini di qualità>>.
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20160729_150808Siamo a San Giovanni al Natisone, sui Colli Orientali di quel Friuli che mi ha incantata con i suoi vini e con il suo paesaggio riposante, ma anche con quel cielo di un azzurro carico, terso, brillante, con grandi e soffici nuvole bianco latte da far invidia al Messico. Un cielo che fa da contrasto al verde smeraldo delle vigne e a boschi di filtrata luminosità. <<Quando posto foto sui social gli amici mi chiedono se ho usato photoshop tanto questo cielo è pulito, bello>>. Sullo sfondo l’abbazia di Rosazzo, fondata dagli Agostiniani nel 1070, che divenne anche un importante centro vitivinicolo dell’epoca. Il terreno è il Flisch, un’alternanza di “ponca”, parola friulana che sta per “marna”, ed arenaria. Un territorio vocato alla viticoltura, stretto tra le Alpi Giulie e il mare Adriatico, che lo proteggono dal freddo e lo rendono ben ventilato, con ottime escursioni termiche. L’azienda di Antonella Cantarutti conta circa 45 ettari, due i blocchi aziendali: uno tutt’intorno a mo’ di anfiteatro e un altro vicino all’abbazia di Rosazzo: sono terreni a 400 metri di altezza, in piena battuta di sole. <<Ci sono viti vecchie e altre giovani come quelle della ribolla gialla. La nostra forza sono le vigne di pinot nero che hanno oltre 80 anni: sono qui da prima che mio papà, alla fine degli anni ’60, acquistasse l’azienda>>, spiega mentre mi mostra il paesaggio che abbraccia il caseggiato. Due le loro doc: Friuli Colli Orientali e Friuli Grave. Accanto ai classici autoctoni qualche vitigno internazionale come pinot grigio, sauvignon – che qui assume caratteristiche peculiari: molto elegante, fruttato, non troppo espressivo -, cabernet e merlot. Quasi 80mila le bottiglie prodotte, cavalli di battaglia il Pinot Grigio e il Canto, un blend 50% friulano, 25% pinot bianco, 25% sauvignon. L’azienda, che unisce una grande selezione in vigna a tecniche di vinificazione all’avanguardia, è stata la prima ad avviare nel 2005, in collaborazione con la società americana Rivoira spa (gruppo Praxair), un progetto che si basa sull’utilizzo del freddo in fase prefermentativa e che prevede un percorso nel tunnel di raffreddamento mediante immissione controllata di azoto liquido. La temperatura è regolata intorno allo zero in modo che l’uva non venga congelata e possa essere diraspata senza problemi. Questo consente di conservare tutte le peculiarità del vitigno, esaltandone gli aromi. Il risultato sono dei grandi vini, come il Friulano 2008, 15% Vol., Terre di Rosazzo Scacco al re.
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(Jeroboam di Pinot Noir)
I vini meritano sicuramente la visita. L’Epilogo 2005, Metodo Classico Brut 90 mesi sui lieviti, solo – peccato!- cinquemila bottiglie all’anno, dimostra le potenzialità che può raggiungere il pinot nero in Friuli. Breve macerazione (circa 4 ore) sulle bucce, 12 mesi in legno, in botte di rovere francese da 500 lt di secondo passaggio. Elegante, fruttato, con seducenti note di miele e cassis. Vellutato e sapido al palato, dal finale lungo, è un vino che il legno rende intrigante senza sovrastare il varietale. L’azienda nasce con il pinot nero, successivamente entra in produzione il merlot. <<Quando sai fare il pinot nero dopo puoi fare tutto>>, dice Fabrizio Ceccotti, che in questi giorni deve bagnare qualcosa come 17mila barbatelle di pinot grigio e ribolla gialla, quasi 3 litri a pianta. <<Noi facciamo i vini e Antonella li vende>>. Ad effetto il jeroboam di Pinot Nero vinificato in bianco 2004 (foto in evidenza), un brut che “esce” dalle vigne più vecchie intorno al corpo aziendale.
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Il Merlot 2000, 13,5% Vol., vinificato in purezza, di cui sono rimaste solo 4 bottiglie – adesso 3 – è un’esplosione di sentori speziati, cioccolato fondente, tabacco, piccoli frutti scuri maturi, con una nota delicatissima di vaniglia. Un vino equilibrato in tutte le sue componenti, persistente, di ottima acidità e freschezza. Azzardo un paragone musicale: la perfetta intonazione di Orietta Berti, la potenza del rock di Satisfaction e l’emozione della chitarra di Mark Knopfler.
Vini che sono impreziositi dal contesto (paesaggio, cordialità, ospitalità e prodotti gastronomici eccellenti). www.cantaruttialfieri.it