È un anno fortunato per i fratelli Finetto, alias Garbole. Il 28 e il 29 novembre l’appuntamento con i loro vini (Hatteso 2010 e  l’Hurlo 2011) è da James Suckling a Hong Kong con il Great Wines of Italy Asia 2019, un grand tasting che premia i migliori cento vini del 2019, quelli che secondo il famoso critico enologico valgono più di 90 punti  (“a dire il vero quest’anno non siamo mai andati sotto i 98 punti”). Finetto è in partenza per il Merano Wine Festival (8-12 novembre), dove Garbole fa il suo esordio in maniera trionfale perché è tra le cantine più premiate con 3 vini, su 4 presentati, che si portano a casa la medaglia d’oro: Veneto Rosso Igt Heletto 2010, Veneto Rosso Igt Hurlo 2009 e Recioto della Valpolicella Docg Hestremo 2011. Medaglia di platino (massimo riconoscimento) all’Amarone della Valpolicella Docg Hatteso 2010, un vino da appassimento superiore ai tre mesi, che matura in legno per 72 mesi per poi perfezionarsi in bottiglia. L’Hatteso 2009 si aggiudica le 4 Viti dell’AIS. Da oggi – ci racconta in anteprima – i nostri vini si potranno trovare anche al Garage Italia, il ristorante di Lapo Elkann a Milano. Ironia della sorte vent’anni fa proprio in un garage i due fratelli avevano iniziato a vinificare, abbozzando i contorni sfumati di un sogno, oggi fatto di forniture di nicchia, che li ha portati sul tetto del mondo, nei ristoranti più prestigiosi: Hong Kong, Singapore, Miami, New York, Los Angeles, e si potrebbe continuare all’infinito. L’ascesa di Garbole, boutique winery in fase di ampliamento, nata con l’obiettivo di produrre grandi rossi grazie a un’attenzione maniacale del prodotto a partire dalla vigna, è lenta ma costante, ogni anno un tassello nuovo, complice una clientela vip internazionale di super affezionati. Per l’Hurlo 2013, un Rosso Veneto Igp che matura almeno 5 anni in barrique e uno in bottiglia, summa della filosofia dell’azienda, bisogna mettersi il cuore in pace: è stato già venduto en primeur. Costo di una bottiglia ai privati? Trecento euro più iva. E le vendono tutte. La prima parte dell’intervista la realizziamo al capitello di San Vincenzo, sulla collina a sud-ovest di Tregnago, fra la Valle d’Illasi e la valle di Mezzane, dove un mare di vigneti Valpolicella cede il passo ai colori autunnali più cangianti. “Dopo Hong Kong mi sposterò a Singapore, nostra roccaforte da dieci anni. A Marina Bay abbiamo clienti di buon livello. Abbiamo iniziato una collaborazione con l’Indonesia, dove a Giacarta faremo una serata evento, poi tappa a Taiwan, un mercato che sta nascendo in maniera molto veloce”, spiega Finetto. “Il produttore di vino in America e in Oriente è visto come una star di Hollywood, un vero vip. Andare a trovare i clienti e organizzare una cena è un’operazione di marketing importantissima”. Nel futuro dell’azienda anche l’Hurlo Bianco Igt, un vino sempre di alta fascia, che punta a seguire il successo dell’Hurlo rosso. Non da ultimo, un progetto con gli scarti della lavorazione dell’uva per realizzare tessuti e accessori bio. “Stiamo lavorando con uno stilista italo americano, Matteo Perin, che ha come cliente John Travolta: tutto quello che indossa fuori e dentro il set lo disegna lui. Matteo veste buona parte del jet set hollywoodiano. L’idea è fare un prodotto italiano che riunisca vino, pelle e design. Così sono nate le scarpe tinte con l’Hurlo, vendute a Singapore a un cliente molto facoltoso a una cifra da capogiro”, spiega. “Siamo aperti a nuove esperienze, a nuovi tipi di collaborazione. Oggi il mondo del vino ha un po’ esaurito la sua linfa. L’abbinamento del vino con la musica ha stancato, così come quello con l’arte. Si è detto quasi tutto ormai. Non si può più stare lì a parlare solo del tannino e del legno. Ci vogliono nuove idee per comunicare il prodotto e l’azienda, bisogna trovare nuovi stimoli”. Le barrique Finetto le acquista in Spagna. “Le prendo lì dal 2004 e sono state una scoperta notevole. Non sapevo che la Spagna avesse una tradizione così importante. A pensarci, le barrique nascono non per trasportare vino ma liquidi sulle navi, poi si sono accorti che quando il vino arrivava dall’altra parte era più buono di quando era partito e hanno cominciato a metterlo nel legno. La Spagna ha diversi porti famosi. Abbiamo da poco cambiato fornitore: si tratta di un piccolo artigiano della Rioja e tutta la nostra produzione 2018 sta maturando in queste sue botti, una cinquantina in totale”. A Garbole non ci si accontenta mai, il metro di riferimento è quello che ancora non è stato fatto. Una tensione continua che spinge verso l’alto. Sarà il fattore H.