I vini di Ettore e Filippo Finetto, alias Garbole, da oggi si possono trovare anche al Garage Italia, il ristorante di Lapo Elkann in piazzale Accursio a Milano. Ironia della sorte vent’anni fa proprio in un garage i due fratelli avevano iniziato a vinificare, abbozzando i contorni sfumati di un sogno, oggi fatto di forniture di nicchia, che li ha portati sul tetto del mondo, nei ristoranti più prestigiosi: Hong Kong, Singapore, Miami, New York, Los Angeles, e si potrebbe continuare all’infinito. L’ascesa di Garbole, boutique winery in fase di ampliamento, nata con l’obiettivo di produrre grandi rossi grazie a un’attenzione maniacale del prodotto a partire dalla vigna, è lenta ma costante, ogni anno un tassello nuovo, complice una clientela vip internazionale di super affezionati di quelli che definire vini è riduttivo: sono dei veri e propri capolavori del gusto, di un equilibrio e un’eleganza che rasentano la perfezione e le lacrime. Per l’Hurlo 2013, un Rosso Veneto Igp che matura almeno 5 anni in barrique e uno in bottiglia, summa della filosofia dell’azienda, mettetevi il cuore in pace: è stato venduto tutto en primeur. Costo di una bottiglia ai privati? Trecento euro più iva. E al di là dell’en primeur le vendono tutte. La batteria di vini che Ettore Finetto ha orchestrato in una degustazione memorabile al ristorante Michelin, nel centro di Tregnago (Verona) – segnatevi anche questo nome – è stata memorabile: Valpolicella Superiore Heletto 2012, Amarone della Valpolicella Hatteso 2011 e Hurlo 2011 sono tra i suoi vini migliori di sempre. Il maestro si è superato verrebbe voglia di dire. Finetto è in partenza per il Merano Wine Festival (8-12 novembre), dove Garbole fa il suo esordio in maniera trionfale perché è tra le cantine più premiate con 3 vini, su 4 presentati, che si portano a casa la medaglia d’oro: Veneto Rosso Igt Heletto 2010, Veneto Rosso Igt Hurlo 2009 e Recioto della Valpolicella Docg Hestremo 2011. Medaglia di platino (massimo riconoscimento) all’Amarone della Valpolicella Docg Hatteso 2010, un vino da appassimento superiore ai tre mesi, che matura in legno per 72 mesi per poi perfezionarsi in bottiglia. L’Hatteso 2009 si aggiudica le 4 Viti dell’AIS. La prima parte dell’intervista la realizziamo al capitello di San Vincenzo, sulla collina a sud-ovest di Tregnago, fra la Valle d’Illasi e la valle di Mezzane, dove un mare di vigneti Valpolicella cede il passo ai colori autunnali più cangianti. La questione: Amarone della Valpolicella Classica (a ovest di Verona) o della Valle d’Illasi (a est di Verona)? Poco importa, noi scegliamo i vini Amarone fatti divinamente bene come in questo caso. Il 28 e il 29 novembre l’appuntamento con l’Hatteso 2010 e con l’Hurlo 2011 è da James Suckling a Hong Kong, al Four Seasons Hotel, con il Great Wines of Italy Asia 2019, un grand tasting che premia i migliori cento vini del 2019, quelli che secondo il famoso critico enologico valgono più di 90 punti – a dire il vero quest’anno non siamo sotto i 98 punti per tutti. “Dopo Hong Kong mi sposterò a Singapore, nostra roccaforte da dieci anni. A Marina Bay abbiamo clienti di buon livello. Un esempio è Spago, che identifica nel mondo i ristoranti dello chef Wolfgang Puck, uno dei migliori brand a Los Angeles. Abbiamo iniziato una collaborazione con l’Indonesia, dove a Giacarta faremo una serata evento, poi tappa a Taiwan, un mercato che sta nascendo in maniera molto veloce”, spiega Ettore Finetto. “Il produttore di vino in America e in Oriente è visto come una star di Hollywood, un vero vip. Andare a trovare i clienti e organizzare una cena è un’operazione di marketing importantissima”. Nel futuro di Garbole anche l’Hurlo Bianco Igt, un vino sempre di alta fascia, che punta a seguire il successo dell’Hurlo rosso. Non da ultimo, un progetto con gli scarti della lavorazione dell’uva per realizzare tessuti e accessori bio. “Stiamo lavorando con uno stilista italo americano, Matteo Perin, tra i suoi clienti John Travolta: tutto quello che indossa fuori e dentro il set lo disegna lui, veste anche buona parte del jet set hollywoodiano. L’idea è di fare un prodotto italiano che riunisca più cose, dal vino alla pelle al design. Così sono nate le scarpe tinte con l’Hurlo, vendute a Singapore a un cliente molto facoltoso a una cifra da capogiro”, spiega. “Siamo aperti a nuove esperienze, a nuovi tipi di collaborazione. Oggi il mondo del vino è un po’ esaurito, l’abbinamento vino con musica ha stancato, così come vino con arte. Quello che si doveva dire si è detto. Non si può più stare lì a parlare solo del tannino, della barrique. Ci vogliono nuove idee per far parlare del prodotto e dell’azienda, trovare nuovi stimoli”. Le barrique le acquista in Spagna. “Le prendo lì dal 2004 e sono state una scoperta notevole. Non sapevo che la Spagna avesse una tradizione così importante. A pensarci, le barrique nascono non per trasportare vino ma liquidi sulle navi, poi si sono accorti che quando il vino arrivava dall’altra parte era più buono di quando era partito e hanno cominciato a metterlo nel legno. La Spagna ha diversi porti famosi. Abbiamo da poco cambiato fornitore: si tratta di un piccolo artigiano della Rioja e tutta la nostra produzione 2018 sta maturando in queste sue botti, una cinquantina in totale”. A Garbole non ci si accontenta mai, il metro di riferimento è quello che ancora non è stato fatto. Una tensione continua che spinge verso l’alto. Sarà il fattore H.