Entrati in vigore l’1 febbraio scorso, gli accordi di libero scambio che abbattono i dazi alla frontiera tra Giappone e Ue mettono a segno una crescita a doppia cifra per l’export di vino italiano verso il mercato nipponico nei primi 6 mesi del 2019. I numeri sono confortanti: +18% a valore e +25% a volume rispetto al 2018 (dati Istat). Il settore dei prodotti alimentari e bevande in generale cresce più degli altri (+47,4%) in un quadro che, secondo il centro studi Sace-Simest, vede complessivamente l’export del made in Italy tra gennaio e giugno oltrepassare i 3,6 miliardi di euro con una crescita di oltre il 17% e una stima quanto a volume di vendite che dovrebbe sfiorare entro fine anno i 6,7 miliardi. Un dato che evidenzia in maniera inconfutabile quanto gli accordi, che coprono un’area di libero scambio che riguarda quasi un terzo del Pil mondiale, siano vitali per la crescita di un sistema economico come quello italiano fortemente orientato all’export. Nel vino sono stati eliminati i dazi che si applicavano sulle esportazioni (12% sui vini fermi e il 15% sugli spumanti), più una serie di barriere non tariffarie, misure che dovrebbero portare un incremento di export complessivo dai paesi dell’Ue di circa 36 miliardi. L’accordo assicura anche la protezione in Giappone di più di 200 indicazioni geografiche (IG) europee, ossia prodotti agricoli e specialità culinarie di alta qualità (di cui 100 sono vini a DOP/IGP, di questi 26 gli italiani). Un tassello importante per la valorizzazione delle produzioni italiane di qualità e un risultato straordinario che rendono l’Italia più competitiva con gli altri paesi extra Ue come Australia e Cile (che già godevano di agevolazioni tariffarie). Ernesto Abbona, presidente di Unione Italiana Vini, dalle pagine del Corriere Vinicolo commenta: “Ci siamo impegnati a lungo per questa misura necessaria in una congiuntura economica complessa come quella che sta vivendo il vino italiano dove rimane prioritario aprire nuovi mercati per diversificare gli sbocchi commerciali delle nostre produzioni. E continueremo a lavorare per chiudere gli accordi in discussione e cercare nuove intese con i paesi dove ancora le nostre esportazioni incontrano difficoltà di carattere fiscale e amministrativo”.

Export verso il Paese del Sol Levante in netta crescita per l’Italia, anche se Francia e Spagna risultano i maggiori beneficiari dell’abbattimento dei dazi alle frontiere. Questo se confrontiamo i dati con il 2018, anno in cui l’export di vino italiano verso il Giappone ha raggiunto i 160 milioni euro, pari al 3% del totale nazionale. Il Giappone risulta uno dei mercati chiave per il made in Italy: è la sesta destinazione per i vini fermi e la decima per gli spumanti. Giappone che è risultata la sesta piazza enoica mondiale con importazioni complessive per 1,7 miliardi di USD, la terza per gli spumanti dietro a Stati Uniti e Regno Unito e  l’ottava per i vini fermi.

Grande l’interesse anche per lo scenario di sviluppo in Vietnam, dove è prevista una crescita notevole delle esportazioni di vino italiano in seguito all’entrata in vigore dell’accordo di libero scambio con l’Ue approvato dal Consiglio il 25 giugno scorso. Accordo che prevede l’abolizione quasi totale (99%) dei dazi doganali: il 65% di questi cesserà immediatamente con l’entrata in vigore del trattato, per i restanti è prevista una eliminazione graduale in dieci anni. Da sottolineare che dopo Singapore è il Vietnam nell’ambito dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico il più grande partner commerciale dell’Ue, con scambi merci per un valore di 50 miliardi di euro l’anno. In questo quadro il vino italiano detiene una quota relativa al valore dell’export piccola, pari a 11,5 milioni di euro (contro i 16 milioni della Francia).