La notizia è fresca. La cucina milanese si fonde con il jazz. O meglio, i sapori della tradizione nell’atmosfera di un vero jazz club. Lo storico ristorante milanese Don Lisander firma a partire da gennaio quattro piatti del menu del Blue Note, per la precisione un antipasto, un primo e un secondo piatto e un dessert. Si tratta di uno dei primi esperimenti nel capoluogo meneghino di un ristorante che si trasferisce in casa d’altri, in questo caso nell’altrettanto storico locale jazz di via Pietro Borsieri. La collaborazione nasce dall’amicizia tra Andrea De Micheli, amministratore delegato di Casta Diva Group, e Stefano Marazzato, patron del Don Lisander, che da pochi anni ha rinnovato la gestione e l’allestimento del noto ristorante nel cuore del capoluogo lombardo. Due realtà di eccellenza del panorama milanese, uno in ambito musicale e l’altro in campo gastronomico, si uniscono creando una sinergia in un’ottica di miglioramento dell’offerta dal punto di vista qualitativo. L’obiettivo è creare nel cliente la percezione del valore culturale della cucina in un jazz club, luogo deputato alla musica. 

Durante la serata di presentazione del progetto alla stampa, i vini dell’azienda Conte di Vistarino, tutti in formato magnum e firmati dall’enologo Vittorio Merlo, hanno accompagnato la cucina degli chef Filippo Cavalera (Don Lisander) e Federico Tronci (Blue Note), piatti che saranno in carta da gennaio. Conte di Vistarino è una famiglia che ha segnato la storia dell’Oltrepò Pavese vitivinicolo scommettendo dall’inizio sulla qualità, sui cloni migliori di Pinot Nero, che il conte Carlo Vistarino importò dalla Borgogna già nel 1850. Si comincia con il Buttafuco 2017, scelto in abbinamento con un piatto tipico della tradizione lombarda, le polpette di carne, i cosiddetti Mondeghili, con soffice di patate. Un Buttafuoco non tradizionale, da vinificazioni separate, quindi più moderno rispetto al Buttafuoco Storico (che vinifica insieme i vini del blend) e da terreno argilloso. In questo caso solo la Barbera fa legno (tonneau), la Croatina e l’Uva Rara acciaio. Il risultato è un sorso piacevole, scorrevole, di gran pulizia, con un 14% di volume che non si percepisce per via dell’ottima freschezza. Questo vino si produce da vigneti della prima fascia collinare, più calda (Pietra de’ Giorgi) rispetto a quella dove Vistarino coltiva il Pinot Nero (Rocca de’ Giorgi). Ma è senza alcun dubbio con il Pinot Nero che la mano di questa azienda diventa riconoscibile. Un Pinot Nero di classe, elegante – e mi permetto di uscire dall’Oltrepò Pavese con i confronti – in entrambe le versioni proposte: una più giovane, il Pinot Nero Costa del Nero 2017, abbinato con il risotto “Gianni Brera”  – la mano dello chef Filippo Cavalera si percepisce già a partire dalla cottura perfetta – e la versione riserva, il cru Pernice 2015, che ha sposato guancia brasata e polenta. A chiudere le danze del gusto, il Sangue di Giuda 2018 in accompagnamento con la torta “Amor Polenta” con zabaglione. Il tutto allietato dal concerto di Ben Williams & Sound Effect, bassista emergente tra i più quotati al mondo, per la prima volta in Italia.