ALESSANDRO DAL ZOVO, NUOVO DIRETTORE TECNICO DI CANTINA PRODUTTORI CORMONS, RACCONTA A WINESTOPANDGO LE PROSSIME SFIDE DI QUESTA REALTÀ COOPERATIVA FRIULANA

Da neanche due settimane Alessandro Dal Zovo è il nuovo direttore generale, oltre che enologo, di Cantina Produttori Cormons. E noi di Winestopandgo lo avevamo anticipato alla fine di marzo (https://winestopandgo.com/alessandro-dal-zovo-il-nuovo-direttore-generale-di-cantina-produttori-cormons/). Una nomina che segna un nuovo corso per questa importante realtà cooperativa friulana dopo la direzione del manager ligure Andrea Russo. Una figura, quella di Dal Zovo, che apporta competenza non solo a livello direttivo e manageriale ma anche di cantina. E questa è la vera forza della nomina. Lo incontriamo al Vinitaly. Lo storico Stefano Cosma sottolinea che si apre “una nuova fase che sfrutta 50 anni di storia, una base di oltre cento soci che rappresentano la vera viticoltura, perché i soci di una cooperativa sono i contadini che da padre in figlio si tramandano pochi ettari, sono coloro che conoscono le singole piante, le seguono con dedizione”. 

Alessandro Dal Zovo, lei era una figura di primo piano della storica Tenuta di Angoris, dove firmava i vini che l’hanno resa famosa. Perché il desiderio e il rischio di voltare pagina?

<<Non è un rischio, ma una sfida, un’avventura di cui sentivo il bisogno per misurarmi con me stesso. In questa azienda avevo già lavorato per nove anni, dal 19996 al 2004, conosco le persone che ci lavorano perché più o meno sono rimaste le stesse e sono molto contento perché tutti hanno reagito bene al mio arrivo. I ragazzi hanno voglia di far bene, l’azienda è stabile, la qualità dei prodotti è già molto buona. Vendiamo più di 2 milioni di bottiglie e abbiamo una forza di penetrazione nei mercati importante, quindi l’azienda non ha bisogno di grandi rivoluzioni ma di una stabilizzazione, magari di aprire qualche nuovo mercato all’estero. Questa realtà, che ha cinquant’anni di storia al suo attivo, è cresciuta quando il vino si vendeva prettamente in Italia, lo sviluppo sul mercato estero è una conquista relativamente recente e noi dobbiamo continuare su questa strada in maniera energica>>.

Lei è direttore generale ed enologo…

<<Chi segue una cantina cooperativa deve intendersi un po’ di tutto, interagire su più fronti, conoscere la parte produttiva, commerciale e amministrativa e avere un rapporto diretto con i soci. Chi dirige un’azienda deve fare le veci del titolare e il titolare è colui che ha il quadro della situazione in mano>>.

Quale sarà la sua impronta?

<<Intanto ho voluto rimettere in produzione il Vino della Pace, che nasceva dalla vigna del mondo, un vigneto sperimentale intorno alla cantina, che ha una storia di 35 anni. Erano vitigni di varia provenienza da cui si otteneva un vino che aveva grandi difformità nell’arco delle sue annate. Era un dono in segno di rappresentanza, che veniva donato ai capi di stato del mondo. Lo sarà anche adesso ma con un nuovo format: non ci saranno più tre bottiglie per annata ma una sola e quest’anno l’etichetta è stata dipinta dallo stilista Roberto Capucci, in abbinamento con una poesia di Paolo Menon. Sarà il nostro vino di punta, composto da una cuvée dei nostri migliori vini bianchi. E sarà sempre rappresentativo, un prodotto con cui ci presenteremo anche alle guide. Era giusto riprenderlo perché la cantina era conosciuta in tutto il mondo per questo vino, che sarà donato ma che avrà anche una valenza commerciale e non di solo marketing. Per il resto continueremo sulla strada che è già stata tracciata , ossia di elevare qualitativamente alcuni prodotti come la Malvasia e lo Chardonnay Cosmos, alzando ancora di più l’asticella, che comunque è già buona. In squadra con noi anche Simone Vogrig, un ragazzo molto motivato che mi affiancherà nella parte enologica. Ripeto, non stravolgeremo niente perché non c’è niente da stravolgere>>.

Con il presidente Filippo Bregan come sono i rapporti?

<<Ci siamo trovati bene fin dal primo incontro, è una coesione di intenti. Filippo è una persona dinamica, molto intelligente, inserita anche nel meccanismo del vino, che non è un meccanismo semplice. E ha le idee ben chiare su dove vuole arrivare, su quali errori non ripetere. Nutro un grande rispetto della base sociale, i viticoltori sono i veri titolari dell’azienda, il direttore è al servizio loro, è chi fa le veci della proprietà ma non è il titolare e non deve mai comportarsi come tale. Ci vogliono umiltà e rispetto dei ruoli di tutti>>. 

Del mondo delle cooperative in Friuli Venezia Giulia cosa ci racconta?

<<In Friuli è un po’ frammentato, perché è frammentato il territorio. La Cantina di Cormons va sul mercato con un certo tipo di prodotti, fra cui Collio, Ribolla Gialla Spumante, mentre altre cantine sociali verso il confine con il Veneto puntano di più sui volumi, quindi più Prosecco, ma è giusto che sia così. La qualità non è rapportata al numero di bottiglie, anche le cantine sociali del Veneto, ossia chi fa Prosecco, fa qualità. La qualità può essere anche in una bottiglia di Prosecco che si trova sullo scaffale a 5 €, bisogna saperla fare anche quella. Qui a Cormons, però, abbiamo la fortuna di poter lavorare delle uve che arrivano da vigne in collina che hanno caratteristiche diverse. Ma la qualità si fa ovunque>>.