donatella cinelli colombini

A un mese dalle Anteprime di Toscana che la vedranno tra i protagonisti, Donatella Cinelli Colombini è stata riconfermata presidente dell’ Associazione Nazionale Le Donne del Vino per altri tre anni. Titolare di due importanti realtà vitivinicole in Toscana, è stata la prima ad intuire il potenziale turistico dei luoghi del vino inventando nel 1993 “Cantine aperte”, la giornata che ha portato al successo l’enoturismo in Italia. Oggi insegna turismo del vino nei Master post laurea, pronta a proseguire il suo impegno nella diffusione della cultura enoica, in particolare valorizzando il ruolo delle ormai tante donne impegnate nel settore a più titolo: produttrici, ristoratrici, enotecarie, sommelier, giornaliste. Sono oltre 800 le iscritte alla storica associazione con sede a Milano. Alcune novità riguardano il Consiglio direttivo. Ma con lei parliamo anche di politica e visioni.

Donatella, facciamo insieme un bilancio di questi primi tre anni, tra difficoltà e successi.

<<L’esperienza di guidare le Donne del Vino è stata più faticosa di quanto immaginassi ma anche più entusiasmante perché ho scoperto un patrimonio di talenti, di voglia di fare e di altruismo che poche associazioni possiedono, specialmente dopo trent’anni di vita. Le Donne del Vino sono 800 meravigliose persone. Negli scorsi tre anni, io ho chiesto loro un impegno e uno sforzo supplementari e i risultati sono stati straordinari. Siamo la più grande organizzazione femminile mondiale del settore enologico, la più organizzata e la più attiva. Grazie, è la prima cosa che mi sento di dire. Grazie alle Donne del Vino che, nei tre anni del mio mandato, hanno collaborato a tante importanti iniziative. Grazie alle socie che mi hanno dimostrato la loro fiducia votandomi nell’elezione nazionale e alle consigliere che mi hanno eletto presidente>>.

Di sua nomina, come da statuto, tre vice presidenti, di cui due produttrici vinicole: la riconfermata Daniela Mastroberardino e per la prima volta Antonella Cantarutti e Paola Longo, in quest’ultimo caso titolare di un’enoteca storica a Legnano. Quali criteri di scelta l’hanno guidata?

<<Antonella Cantarutti, Paola Longo e Daniela Mastroberardino sono fra le consigliere più esperte e provengono da tre zone diverse d’Italia, rispettivamente Friuli Venezia Giulia, Lombardia e Campania. Ciascuna si è assunta una fetta del programma da svolgere e sono certa che, nelle loro mani, il progetto di internazionalizzazione darà opportunità a tutte le socie>>.

Tanta strada fatta e tanta ancora da fare. Quali sono i prossimi obiettivi? E a quali hashtag possiamo fare riferimento nel mondo social?

<<Gli hashtag potrebbero essere #DonnedelVinodelmondo e #DonnedelVinoGiovani. Le Donne del Vino sono la più grande associazione del mondo dell’enologia al femminile, hanno quindi l’onore e l’onere di costruire un network mondiale con le “consorelle” delle altre nazioni per aumentare le opportunità e gli scambi: viaggi, comunicazione, stage, business… Il primo appuntamento, del tema internazionalizzazione, sarà SIMEI, il salone delle attrezzature per l’enologia a Milano dal 19 al 22 novembre 2019. Gli organizzatori inviteranno due rappresentanti di ogni associazione estera per dare luogo al primo vero Forum mondiale del vino al femminile. Ancora per quanto riguarda l’estero c’è un progetto ambizioso sulla partecipazione delle Donne del Vino in qualità di giurate, ai concorsi enologici internazionali, oltre ovviamente l’organizzazione di eventi, il primo dei quali al prossimo Prowein. Secondo obiettivo del nuovo triennio sono le giovani Donne del Vino. Per valorizzare il loro talento e la loro attività il canale YouTube dell’associazione diventerà il palcoscenico in cui si raccontano. Inoltre, accanto alle due macro aree di intervento sono in cantiere molte altre iniziative importanti, prima fra tutte il ricettario delle Donne del Vino che recupera e amplia la raccolta di piatti regionali fatta negli ultimi tre anni e mette l’accento sull’abbinamento cibo e vino tanto caro alle donne. Maggiore impegno verrà posto nei progetti di difesa ambientale e diffusione del consumo responsabile fra i giovani. Continueranno gli eventi nazionali: Vinitaly con la degustazione e la cena di fine fiera, Premio al personaggio dell’anno, Festa delle Donne del Vino con un fil rouge costituito dal tema dell’anno che, per il 2019, è “Donne Vino e Design”. Un particolare spazio sarà dedicato ai valori e all’arricchimento interiore>>.

E per quanto riguarda i master nelle università?

<<Oltre al progetto FUTURE, data base di offerte formative nelle aziende delle Donne del Vino rivolte alle under 30 che intendono lavorare nel comparto enologico, utilizzeremo la piattaforma di e-learning appositamente creata da Wine Meridian. Infine stiamo studiando un contributo originale al progetto wine in moderation per diffondere la cultura del vino e il consumo responsabile da parte dei giovanissimi>>.

Cosa significa, secondo lei, essere una donna del vino?

<<Essere una grande risorsa per il vino italiano. Una risorsa che, per ora, è sottoutilizzata ma di cui il vino italiano non può più fare a meno>>.

Si avvicinano le Anteprime di Toscana. Cosa aspettarci dal suo amato Brunello? Quali scenari si apriranno nel 2019 per quanto riguarda i mercati e la tipologia del consumatore?

<<Il 2019 dovrebbe essere l’anno del Giappone con l’abbattimento dei dazi. Il Brunello 2014 che presentiamo quest’anno vi sorprenderà! È un Brunello millennial. Assaggerete…>>

Lei ha sempre sostenuto la scelta dell’accorpamento delle competenze tra politiche agricole e turismo. Di questi giorni è la notizia che il Consiglio di Stato è perplesso. I timori riguardano la paura di vincolare il turismo alle proposte della sola attività agricola, alimentare e forestale. Ci saranno sviluppi secondo lei?

<<Io credo che la scelta giusta sia la ricostituzione di un Ministero del Turismo.  Gli altri Paesi – destinazione lo hanno, noi non possiamo andare avanti con le regioni in ordine sparso, ci penalizza. L’accorpamento agricoltura-turismo avvantaggia noi “rurali” ma sicuramente crea scompensi>>.

Cosa si aspetta dal governo nei prossimi mesi, indipendentemente dal colore politico? Anche sotto forma di suggerimento di chi è parte in causa?

<<Bisogna che i bandi, le iniziative normative, i progetti siano fatti meglio. Il vino italiano, salvo il Prosecco, sta letteralmente arrancando nei mercati esteri e questo dipende anche dai bandi OCM in ritardo o addirittura con graduatorie sbagliate. Quello che è successo con la dematerializzazione dei registri è stato tremendo per costi e ore di lavoro impiegate per usare un programma di archiviazione concepito in modo vecchio e farraginoso. Dal Ministero e dalla politica mi aspetto uno snellimento normativo e una maggiore vicinanza ai bisogni delle imprese. Vorrei che gli uffici ICE lavorassero meglio e fossero un serio aiuto per le cantine. Anche il Decreto sul turismo del vino, a quello che posso vedere, sarà molto deludente rispetto alle attese del settore che vorrebbe cartelli stradali, una regia nazionale, standard minimi di accoglienza in cantina capaci di qualificare l’incoming ….>>.

Alla scadenza di questo nuovo triennio per cosa vorrebbe essere ricordata?

<<Per aver creato la squadra, la capacità di unirsi su grandi obiettivi>>.

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