Alla Vip Lounge del 59esimo Salone Nautico di Genova appena concluso, in una serata fra arte, musica, piatti d’autore e grandi vini organizzata da Circle- Dynamic Luxury Magazine, non potevamo mancare. Evento, realizzato nell’ambito di un progetto lanciato lo scorso anno in collaborazione con il Salone Nautico di Genova, che riunisce in uno spazio sofisticato l’eccellenza del made in Italy e del lifestyle per accogliere armatori e ospiti luxury. Non solo contenitore ma anche contenuto di arte, cultura, informazioni, food e wine per stupire con proposte di alta gamma. Un’occasione per scambiare quattro chiacchiere con Leo Damiani, toscano, direttore commerciale e marketing della maison Perrier-Jouet, marchio di champagne che fa capo a Pernod Ricard dal 2005. Damiani è anche direttore sviluppo prodotti della Marchesi Antinori, distributore ufficiale in Italia di Perrier-Jouet. In degustazione il Blanc de Blancs (100% chardonnay), il Grand Brut (20% chardonnay, 40% pinot meunier, 40% pinot noir) e il Blason Rosé (50% pinot noir, 25% pinot meunier, 25% chardonnay) in abbinamento al caviale di Ars Italica, con lo show cooking di Alejandro Polenti, Gaggenau chef ambassador. Senza trascurare le installazioni artistiche di Nereo Rotelli e di altri artisti di fama internazionale.

La maison Perrier Jouet  è stata pioniera per quanto riguarda la tracciabilità e la lotta alla contraffazione e la prima cantina a far figurare l’annata sui propri millesimati. Artisti di fama decorano le bottiglie delle cuvée più importanti della maison, associata nell’immaginario collettivo alle decorazioni floreali di anemoni scaturiti nel 1902 dal genio di Emile Gallé, esponente dell’Art Noveau, emblema della Belle Epoque da cui prende il nome la cuvée de prestige, uno champagne di grandissima finezza, eleganza ed equilibrio. Lo stile elegante e felpato di queste bollicine è opera della mano dello chef de cave Hervé Deschamps. “L’Italia è uno dei principali mercati per lo champagne. Ovviamente dopo la Francia. Su 300 milioni di bottiglie prodotte tutti gli anni almeno 200 milioni restano entro i confini nazionali, gli altri 100 milioni sono divisi fra tutto il resto del mondo. L’Inghilterra è insieme agli Stati Uniti il paese che importa di più per tradizione storica e culturale. L’Italia è al sesto posto in termini di volumi, al quinto per valore. Da noi funzionano di più gli champagne di fascia alta”, spiega Leo Damiani.”Gli italiani hanno una buona conoscenza del vino, amano bere bene. Il consumatore italiano è un po’ più evoluto degli altri. Si sta parlando di qualche milione di bottiglie, niente di paragonabile alla Francia, però è un consumo importante”. Perrier Jouet conta su una produzione di circa 3 milioni di bottiglie. È una maison di Epernay con un approccio al mercato sartoriale, di grande qualità, considerando altri brand più grandi. È conosciuta come la piccola delle grandi maison (al decimo posto nel gruppo delle big). “Lo champagne è una passione che mi ha trasmesso mio padre. Lavorava nel settore petrolifero ma era un grande appassionato d bollicine francesi e proprio per questo aveva realizzato una bellissima cantina con grandi  firme enologiche. Un giorno mi disse una cosa che mi fece riflettere a lungo: ‘ricordati che la cosa peggiore che puoi augurare a un tuo nemico è fare un lavoro che non gli piace’. Mi promisi di cercarmene uno che mi piacesse, e così sono entrato nel mondo del vino. Per circa vent’anni sono stato il direttore di Krug e da dieci sono in Perrier Jouet”.Gli chiedo se lo champagne sia sempre lo champagne, se ancora oggi non abbia competitors? Damiani risponde: “La sua è una posizione geografica straordinaria, il terreno è estremamente calcareo, c’è il gesso, questo fa sì che la vite entri in stress continuo e tiri fuori delle acidità che in nessun’altra parte del mondo sono possibili. L’acidità è fondamentale per un grandissimo champagne. Quindi lo champagne è solo lì proprio perché ci sono una serie di condizioni che concorrono a far sì che sia un prodotto unico, non da meno il fattore culturale e promozionale. Il riscaldamento globale però sta cambiando le cose. La viticoltura si sta spostando al Nord, basti pensare che nel Sud dell’Inghilterra si cominciano a produrre dei vini spumanti, anche se per ora non ne ho assaggiati di straordinari”. E affonda: “Tutti tendiamo a prendere come benchmark lo champagne quando si fanno vini come le bollicine. Ed è un errore. Lo champagne è irripetibile. La Franciacorta è un’ottima zona dove si producono ottimi vini, ma non possiamo metterci in concorrenza con la Francia, al contrario dobbiamo cercare di essere noi stessi, senza voler essere qualcun altro per forza, solo così saremo grandi. Importante è affermare le proprie qualità senza bisogno di doversi paragonare, perché mettendoci in competizione dimostriamo la nostra debolezza. Io non accetto mai di fare degustazioni-sfida, lo trovo sciocco”. E poi il prezzo, dettaglio non trascurabile: “In Francia, parlando di vini in generale, le punte di eccellenza costano molto. Se un consumatore vuole trovare bottiglie da sogno, specialmente in Borgogna, deve spendere cifre importanti. In Italia forse è più facile trovare ottimi vini a dei prezzi più bassi. Il prezzo dipende dal posizionamento nel mercato e dalla percezione nel mondo di quel vino e di quel territorio. E oggi nel mondo conoscono Bordeaux, i grandi chateau. Del resto loro sono partiti  molto prima di noi, grazie a Napoleone. Da noi quarant’anni fa si vendeva il vino in damigiana. L’Italia ha potenzialità enormi, margini di miglioramento, ma fondamentale è affermare le nostre qualità senza continuamente riferirci a quel metro di paragone, perché questo atteggiamento è sintomo di insicurezza. Il lavoro su noi stessi, sui nostri caratteri distintivi alla lunga premia”.