È ufficialmente partita oggi la vendemmia in Oltrepò Pavese, uno dei più grandi bacini produttivi in Italia, seconda area al mondo dopo la Borgogna per ettari vitati a Pinot nero. Un Oltrepò che se da una parte deve scontare un valore a ettaro dieci volte inferiore a quello di zone mediamente vocate, con conseguente fluttuazione delle annate, dall’altra sta dimostrando segnali di ripresa, di cambiamento come mai si era visto finora. Perché se è vero che vini “buoni” e a prezzi competitivi si producono quasi dappertutto, è altrettanto vero che il marcatore diventa il territorio e la sua spendibilità, puntando sull’enoturismo. Anche se una vocazione turistica il territorio ancora non ce l’ha. “Bisogna investire nel turismo lento e questo percorso deve essere venduto all’estero”, spiega Giovanni Merlino, presidente della Camera di Commercio di Pavia. “ Occorrono strutture ricettive. Se ogni cantina riservasse qualche camera all’ospitalità avremmo risolto il problema della ricettività sul territorio. Alla base, però ci vuole un’educazione del territorio e al territorio”.
Fare sistema, ricettività e innovazione, questi i focus. “Riccagioia è una grande sfida, è la volontà di valorizzare veramente l’Oltrepò, di capire cosa serve al territorio. Qui è  da pochi mesi nato Agri 5.0, innovazione per l’ecosistema agroalimentare, un progetto voluto da Regione Lombardia allo scopo di creare condizioni e servizi per vincere la sfida del cambiamento. La grande sfida della sostenibilità, sempre più importante dietro al vino. La produzione compatibile con l’ambiente diventa parte del marketing del prodotto”, spiega Fabio Rolfi, assessore regionale all’Agricoltura, alimentazione e sistemi verdi. “Crediamo che Riccagioia sia il luogo ideale deputato a diventare hub per l’innovazione in maniera concreta e non teorica, un hub di eccellenza per l’agricoltura 5.0. Avremo un fondazione che presenteremo a settembre e che si occuperà per i prossimi anni del rilancio e della gestione del polo vitivinicolo oltrepadano. Ormai bisogna ragionare dal 4.0 in su. In campo agricolo c’è ancora tanto da fare in tema di innovazione e sostenibilità. Pensiamo alla robotica, disciplina in cui tanti paesi sono avanti, mentre noi siamo ancora in fase di sperimentazione. La tecnologia servirà  a far dialogare innovazione e sostenibilità economica, sociale e ambientale. La Lombardia è la prima regione agricola d’Italia. È quindi fondamentale che guidi l’innovazione tecnologica del comparto. Solo con l’innovazione e la ricerca possiamo parlare di sostenibilità ambientale, non con le imposizioni”. E affonda: “La politica deve fare il possibile, lanciare messaggi coerenti, dare una mano dal punto di vista della regolamentazione, aiutare a maturare scelte condivise importanti per essere leader non solo nel campo vitivinicolo ma anche del turismo enogastronomico. Per fare questo serve un ambiente sempre più ricettivo. A settembre delibereremo sulle rese, altro punto importante”. Per quanto riguarda il Psr: “Abbiamo fatto fronte comune con tutte le altre regioni e raggiunto un accordo dignitoso  in tema di riparto dei fondi comunitari, il cui 48% prima andava a sei regioni del Centrosud. Dal 2023 varranno unicamente i criteri oggettivi. Con questo accordo per la transizione portiamo a casa 40 milioni in più rispetto a quelli su cui avremmo potuto contare applicando i criteri storici. Un 7% del Psr andrà ai Gal, che diventeranno sempre più punto di riferimento del territorio perché in grado di fare quelle micro progettazioni che in zone particolari come questa possono servire a unire settori diversi. I territori devono essere capaci di prendere direzioni condivise, veloci ed efficienti e a volte questo è mancato in Oltrepò”. Il prezzo delle uve è un altro tema caldo.  “Con la Camera di commercio lavoreremo a un osservatorio. Regione Lombardia non può fissare un prezzo regionale, ma possiamo mettere in chiaro meccanismi che fissino un prezzo. Chi prenderà strade diverse sarà esposto pubblicamente”.
Non ha dubbi Gianmarco Centinaio. “Tutto quello che serve al territorio deve essere messo in campo ora. Bisogna far capire al viticoltore che la politica c’è e si mette a disposizione dell’Oltrepò, ma al tempo stesso tutti devono fare la loro parte”, commenta il sottosegretario di Stato per le politiche agricole, alimentari e forestali. “Occorre andare in giro a parlare di reputazione del territorio. È qui che va messo l’accento, sul valore reputazionale. Solo così si cresce. E l’Oltrepò, che un tempo era litigioso e non sempre puntava sulla qualità, ora ha tutte le caratteristiche per fare qualcosa di importante, ma deve esserne convinto, ci vuole continuità nelle azioni. Partendo da una comunicazione efficace e costante. Anche sull’enoturismo dobbiamo ragionare in modo da apportare dei contenuti concreti. Abbiamo posto le basi di questa legge, attraverso il decreto attuativo abbiamo dato alle regioni la possibilità di ragionare con delle leggi regionali. In questi mesi le associazioni di categoria ci hanno chiesto  di mettere a disposizione fondi e idee di promozione per il settore del vino, che diventa il cavallo di battaglia dell’agroalimentare italiano”.  Dei 7 milioni di euro del Pnr a disposizione dell’agricoltura commenta: “La prossima settimana incontrerò il ministro per capire su quali progetti ragionare. Di questi 7 miliardi ce ne sono circa 2 legati al turismo”. Si punterà sempre di più sui distretti. “ Sui distretti del cibo. L’idea è legare l’agroalimentare ai territori. Questo tipo di turismo è una realtà in costante crescita. Sempre più turisti scelgono l’Italia perché è un paese da vedere ma anche da mangiare e da bere”. Compatibilità 4.0 e Psr. “Sto lavorando  proprio a questo. Ci sono due tipi di contributi che possono arrivare alle aziende agricole, ma, visto che non possono essere accavallati,  rischiamo che le aziende agricole debbano scegliere. Su richiesta dell’assessore Rolfi in modo particolare, sto cercando di capire con l’Europa come poterli unire”.