“Da pavese ci tengo a un dialogo costante con l’Oltrepò Pavese vitivinicolo per capirne le problematiche, creare sinergie tra produttori e sindaci e mettere in campo adeguate e mirate azioni di valorizzazione. Dalla prossima settimana riprenderemo i tavoli sul vino”, esordisce il sottosegretario alle politiche agricole, alimentari e forestali Gian Marco Centinaio presente ieri al convegno sulla viticoltura e sulle sfide della nuova Pac tra sostenibilità e mercato organizzato dal Crea (ente italiano di ricerca agroalimentare sotto la vigilanza del Mipaaf) a Montù Beccaria, al teatro Dardano. “Crea, che ha un ruolo di primo piano nel creare innovazione, sta vagliando opportunità a livello di nuove tecnologie in agricoltura, perché digitale o di precisione, l’agricoltura del futuro è iper tecnologica. Le nuove tecnologie offrono straordinarie opportunità agli agricoltori, soluzioni ai loro problemi impensabili fino a poco tempo fa. L’Oltrepò sta lavorando nella direzione giusta, con un occhio attento alle innovazioni”. Poi l’affondo: “Critica è la situazione sul prezzo delle uve. Compito della politica è lavorare bene per far sì che le aziende si trovino nella miglior condizione possibile per vendere la loro qualità”.
Con Eugenio Pomarici dell’Università di Padova si riflette sull’export nell’anno del rilancio dell’economia, che mette a segno nel 2021 una crescita pari a +15,8% sul primo semestre del 2020, +10% rispetto al 2019. Tra i mercati target Stati Uniti, Canada, mercati asiatici, ma volano anche Germania, Austria, Nord Europa, Norvegia e Svezia in primis, e la Svizzera che è la quarta destinazione estera del vino italiano.
Ivan Elfi, agronomo, illustra il progetto Sinemuri, a cui lavora da un paio d’anni, per mettere in risalto il terroir dei vini prodotti in Appennino, nelle aree definite svantaggiate dal piano di sviluppo rurale nelle varie regioni. L’obiettivo è riuscire a scrivere in etichetta il nome della località dove è prodotto il vino al posto del nome della varietà. “Una impostazione molto francese che comporta un cambio di mentalità: non so se l’Oltrepò sia pronto a questo. La normativa è molto stringente per quanto riguarda i nomi geografici, motivo per cui al momento si può scrivere in etichetta solo Sinemuri, staremo a vedere. Il progetto parte dal Colle di Cadibona, Alta Langa, fino alle Madonie in Sicilia, attraversiamo quindici regioni e circa duemila comuni. In Oltrepò sono svantaggiati tutti i comuni dell’area montana più Golferenzo e Volpara. Per utilizzare il marchio Sinemuri le aziende devono essere ubicate in queste aree e garantire l’intero processo dall’uva all’imbottigliamento, non ci sono né cantine né sociali né cooperative. Con un Qr code si verrebbe poi a conoscenza di qualsiasi altra  informazione legata alla bottiglia”.