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“Un grande vino nasce da tante piccole attenzioni. Da una cura maniacale dei dettagli, da una passione e ricerca costanti, dalla fedele espressione del proprio terroir. Puoi avere la disponibilità economica che vuoi, ma se non hai amore e attenzione per quello che fai non conseguirai mai risultati di eccellenza”, commenta Lorenzo Bernini, agronomo del gruppo Bulgheroni per l’Italia, in occasione di Benvenuto Brunello 2019, in degustazione il Brunello di Montalcino 2014. “Sono in grande le stesse attenzioni premurose del piccolo agricoltore”. Un’ascesa quella del petroliere argentino in Toscana, dove possiede diverse tenute  di cui due nel Senese, Poggio Landi e Podere Brizio, che sta cominciando a dare i suoi frutti con vini che dimostrano carattere e una forte identità territoriale. Visti i risultati conseguiti si sta pensando di incrementare la produzione di Brunello. Noi di wineStop&Go all’inaugurazione della nuova cantina Poggio Landi, in località Torrenieri, c’eravamo, e questa qualità di cui vi parliamo abbiamo potuto toccarla con mano partendo dal suolo e da una parcellizzazione volta a tirar fuori il meglio non solo di un singolo appezzamento, ma al suo interno di singole vigne o gruppi di vigne. “È dal suolo, dal rispetto della natura, che parte tutto. Non si può parlare di qualità se non si fa un discorso preliminare sull’ambiente e la sua tutela”, continua Bernini. E per noi di wineStop&Go in esclusiva le prove di botte nella cantina di Podere Brizio, dove degustiamo dei vini in divenire che prima che assaggiati vanno immaginati.“Non tutti li portiamo a provare vini che non sono ancora pronti. In questo caso sì perché conosciamo l’interlocutore. E ci piace ascoltare i consigli”. Naturalmente non posso che ringraziare per la fiducia accordatami. E per avermi dimostrato la serietà con cui lavorano, le continue prove e riprove. Bernini: “Una stessa vigna può essere lavorata in quattro o cinque vasche diverse, a volte un ettaro è diviso in quattro o più parti. La cognizione di ogni singola parcella ci permette di andare a pescare il meglio del meglio”.

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Poggio Landi si trova in uno dei più importanti terroir del vino, vicino Montalcino. Poggio Belvedere toglie il fiato. Siamo in frazione Torrenieri, un luogo  dove colline morbide si inseguono come onde, borghi isolati e silenziosi puntellano il paesaggio, accendendosi di cromie cangianti, a tratti struggenti, e geometrie inafferrabili. I sentieri della tenuta, bianchissimi come il gesso, sono costeggiati di cipressi imponenti, ordinati. Un luogo da vivere senza fretta, rigorosamente slow. E poi luce, tanta luce, e cielo terso, primaverile. L’illusione della realtà, verrebbe da dire.

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Luigi Temperini è l’enologo di Dievole e delle altre cantine toscane di Bulgheroni. La vinificazione sfrutta la caduta gravitazionale e contribuisce a un risparmio energetico notevole, ridotto al minimo è lo stress subito dai grappoli d’uva. Portare uve sanissime in cantina consente di ridurre drasticamente il metabisolfito. La pigiadiraspatura è soffice, i lieviti sono indigeni, quindi la fermentazione è un po’ più lunga del normale (si arriva a 17 giorni), lenta. Dopo la svinatura passaggio in cemento e sviluppo della malolattica, in seguito il vino è travasato e portato nella sala di affinamento, dove troviamo botti grandi di 68 ettolitri e botticelle non tostate di 17 e 20 ettolitri. “Sulle botti nuove raggiungeremo il top dell’espressione tra due o tre anni,  sia sul Brunello sia sul Rosso”, spiega Temperini. “Le botticelle ereditate dalla precedente proprietà hanno nove o dieci anni e sono circa una settantina. Questa attenta zonazione è l’equivalente di quello che si fa in parte agronomica con il cru di vigna. Saremo presto in biologico su tutti i prodotti”. E a proposito dell’annata 2018 commenta: “Sono vini molto equilibrati ma mai banali, dove non si eccede a livello di tannicità e con una bella acidità che supporta tutta la spalla del vino. Anche  a livello di vendemmia siamo stati bravi a cogliere il momento giusto, andando un po’ più avanti del solito”.

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APPROCCIO NATURALE. “Per naturale intendiamo rispettoso del suolo e del sottosuolo, della natura e dei suoi tempi lenti. Questo è fondamentale per incrementare nel giro di due, tre anni  la microflora e la microfauna del terreno, che degradano la sostanza organica e producono attraverso processi chimici complessi il nutrimento necessario alle viti, in particolare l’azoto, con una crescita regolare e lenta dei germogli. Tutto ciò ci porta a un equilibrio”, spiega Bernini. Grande il lavoro con Pedro Parra, consulente vitivinicolo di fama mondiale, su una zonazione che si basa sulla valutazione scrupolosa del terreno per intuire il profilo aromatico e gustativo del vino. “Il suolo è abbastanza spugnoso, stiamo molto attenti ai compattamenti. La spugnosità interviene anche sullo sviluppo delle radici che aumentano così il loro volume e determinano una maggior superficie di contatto tra terreno e vite”. Continua: “Se consideriamo la struttura chimica di una pianta, carbonio, idrogeno ossigeno e  azoto ne rappresentano il 95%  e vengono principalmente captati dall’atmosfera. Ma questo non è un carattere distintivo. Paradossalmente, distintivo è l’altro 5%, ossia i metalli presenti nel suolo, e sono le radici che attingono tutto questo. Ecco la loro importanza nel restituire vini espressione del terroir. Cerco di ottenere una pianta con una struttura tale da assimilare il più possibile da quel 5%. Traducendo, avremo una  maggior sapidità nei vini, che è il nostro filo conduttore”. In futuro la tendenza sarà l’uso del cemento.

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Il Brunello di Poggio Landi si caratterizza per uno stile più moderno e fresco rispetto a Podere Brizio, grazie anche ad esposizione ed altitudine diverse. A Podere Brizio  siamo a sud ovest di Montalcino, a circa 250 m s.l.m., più bassi rispetto all’altra tenuta, sulla traiettoria del mare e della Maremma. È la zona più calda. I terreni sono  limo-sabbiosi e poggiano su calcare e marne di origine molto antica. l vini sono più pronti da bere rispetto a quelli di Poggio Landi, grazie al suolo che gli conferisce mineralità e croccantezza.  Podere Brizio è un luogo riservato ai non fumatori, oggetto di un attento e scupoloso restauro conservativo che ha saputo valorizzare gli aspetti architettonici e strutturali dell’antico podere. Le camere richiamano una raffinata eleganza di campagna, le atmosfere sono sospese, i colori rilassanti. Completano l’offerta centro benessere, piscina, campo da tennis e un ampio parco-giardino.

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Concludendo, la mineralità sarà sempre di più il marchio di fabbrica di questi vini, grazie anche al non utilizzo delle barrique.  Al sorso sapidità e tanto terroir. Ed ora le prove di botte, vini in evoluzione, che vanno capiti, proiettati oltre lo stagno.  Frutto di esperimenti continui, ricerca costante di chi non si sa accontentare e vuole dare il massimo. Studiando i materiali, la dimensione ottimale delle botti, il tempo di maturazione. Dei vari campioni consiglio di tenere sott’occhio il Brunello 2018 Poggio Landi, stessa annata piovosa della 2014, chiuso, con una leggera riduzione che rivela un potenziale di invecchiamento e per cui saranno fondamentali i travasi. Un vino di cui si intuisce l’importante struttura che ce lo farà godere anche tra dieci anni. Il campione del Brunello 2018 di Podere Brizio è giocato sull’eleganza, al tempo stesso è un vino più immediato. Ci prenotiamo per assaggiarli entrambi più avanti. Intanto il nostro prossimo Stop & Go sarà a Bolgheri, nella nuova cantina dentro una cava di marmo dismessa.