Scisma all’interno del “sistema Prosecco” con il Conegliano Valdobbiadene DOCG che va per la sua strada? La Confraternita di Valdobbiadene, come si legge nel sito http://www.confraternitavaldobbiadene.it, si è resa protagonista nei giorni scorsi di un’istanza che coinvolge 2640 viticoltori eroici della Denominazione Conegliano Valdobbiadene DOCG, per conoscere in maniera democratica la loro opinione. “Nel suo delicato ruolo di osservatore vigile e di guida morale, infatti, la nostra realtà ha preso l’iniziativa per comprendere se la preoccupazione per la perdita di percezione da parte del consumatore sull’identità del vino delle colline sia condivisa dal territorio”, si continua a leggere nel sito. L’obiettivo dell’istanza, che invita i soggetti coinvolti che rappresentano tutta la filiera (dai piccoli ai grandi produttori, fino agli imbottigliatori) a esprimersi sull’opportunità di mantenere o meno il nome prosecco sulle produzioni del Conegliano DOCG, è tutelare le identità di prodotto e valorizzarle eventualmente solo mantenendo la dicitura Valdobbiadene. E per il Cartizze si chiede che in futuro cambi la sua denominazione in Valdobbiadene Cartizze DOCG. Secondo la Confraternita bisogna “cercare di creare una consapevolezza culturale, non condizionata e libera da interessi esterni al territorio”, consapevolezza che “rientra infatti tra gli scopi nobili e originali per cui la Confraternita è nata nel 1946. Un’indagine che si rivela necessaria, ancor più alla luce di quanto avviene oggi, quando l’immagine e la percezione della Denominazione sembra alienata dalla presenza di 500 milioni di bottiglie di ‘prosecco generico’ privo di storia e di vocazione territoriale”. Nell’istanza, firmata dal Gran Maestro enologo Loris Dall’Acqua, è palesata la preoccupazione per il rischio di abbandono dei vigneti di alta collina (di gestione più onerosa) a favore dei vigneti più pianeggianti e quindi meno vocati. I dati, come è riportato, sono preoccupanti: “Il 55% non distingue la nostra denominazione e se il 75% beve indifferentemente qualsiasi Prosecco senza discriminazione”. Si continua a leggere: “Ci troviamo in un momento di grande confusione dove la massa critica del “prosecco generico”, nei confronti del Conegliano Valdobbiadene, è diventata soverchiante e sta portando ad una sempre minore distinzione e conseguente perdita di percezione della nostra denominazione”. Un documento con cui la Confraternita di Valdobbiadene vuole capire qual è la vera visione dei produttori del territorio Conegliano Valdobbiadene per poter valutare se i principi d’identità e di unicità territoriale sono ancora forti e realmente voluti e se vengono da tutti considerati fondamentali per poter uscire dalla confusione e per riappropriarsi dell’immagine di un territorio ricco di storia, unico e irripetibile, che non si vuole svilire. Staremo a vedere.

Intanto qualche dato. Per il Prosecco è boom di vendite all’estero. L’aumento del 50% delle vendite in Francia fa decollare l’export del Prosecco verso il suo record storico per un valore complessivo di 458 milioni nel primo semestre del 2019 (Coldiretti su dati Istat). Con un incremento delle esportazioni del 17% il Prosecco diventa il vino italiano più venduto sui mercati mondiali: negli Stati Uniti l’aumento a valore è del 41%, tradotto significa che il mercato americano è il principale buyer, davanti a Gran Bretagna e Francia, al quarto posto la Germania (+7%). Anche in Cina la situazione è incoraggiante con un  +66% del valore delle vendite, anche se nel paese del Dragone la preferenza è per i vini rossi.