Di Damijan Podversic abbiamo scritto diverse volte. E siamo contenti di farlo ora che si è aggiudicato il Premio Nonino. M-e-r-i-t-a-t-o! La consegna dei riconoscimenti il 26 gennaio a Ronchi di Percoto. Insieme a lui  lo scrittore argentino di origine istro-croata Octavio Prenz e la storica e giornalista statunitense Anne Applebaum. Il premio, giunto alla 44esima edizione, è organizzato dalla nota famiglia  friulana di distillatori e ha saputo ritagliarsi negli anni uno spazio tutto suo, di prestigio, quanto a valore e internazionalità. Podversic e la sua Ribolla Gialla vincono il premio Nonino Risit d’Aur – Barbatella d’oro con la motivazione di aver dato un impulso appassionato alla coltivazione di questo antico vitigno autoctono nella regione. Siamo sul monte Calvario, nel Goriziano, vicino a Oslavia, lungo pendii boscosi da cui questo viticoltore riesce a tirar fuori con vinificazioni naturali vini bianchi e rossi che racchiudono l’anima del Collio. Profondi, intensi, eleganti e con persistenze importanti. Sulla scia del suo grande, immenso maestro, Josko Gravner. Di Poversic abbiamo condiviso la filosofia produttiva, l’approccio filosofico al vino, che per lui viene prima del vino stesso. I numeri non contano, o perlomeno sono secondari. Un premio che per quanto riguarda il vino viene assegnato prima che a un viticoltore a una persona autentica, schietta, sincera e riservata, uno che crede nel suo territorio come pochi altri. Uno che non si nasconde dietro giri di parole ma sa andare al nocciolo delle cose. Uno che riesce a far parlare i vini, a farli dialogare tra loro e con chi ha la fortunata occasione di trovarsi nella sua cantina, come è successo a noi per caso. Perché il caso non è mai un “caso”, ma c’è sempre dietro una regia che ti porta ad essere lì in quel dato posto in quel dato momento. Per capire qualcosa. Per afferrare un insegnamento se hai l’intelligenza e il cuore di capirlo. Per riflettere. Sul Corriere della Sera si scrive che “entra in scena non un intellettuale ma un uomo di vigna”. Vero se lo si paragona a Prenz. Ma un uomo di vigna sa essere molto più di un intellettuale. Perché prima di tutto, e soprattutto in questo caso, Damijan è un uomo libero, libero dalle forme, dalle convenzioni sociali, dai ruoli che spesso incatenano più delle catene, e scusate il gioco di parole. Damijan ha una grande fortuna: di fare un mestiere che ama fin da bambino, di vivere in una terra che sente profondamente scorrere nelle viscere come sangue caldo, con la responsabilità di consegnare un mondo migliore ai propri figli. E di essere l-i-b-e-r-o. Libero anche di sbagliare. La grande attenzione per la natura, per il concetto di seme maturo, il rispetto di ogni essere vivente ne fanno, a nostro avviso, a mio avviso, una persona fuori dal comune. Un vero appassionato della vita. E quando una persona rispetta la vita riesce a rispettare il prossimo in maniera autentica, genuina, senza sovrastrutture. È proprio per questo che i suoi vini macerati ci piacciono. Assai.