Firmato l’atto costitutivo dell’associazione. L’obiettivo è far rete fra alcune storiche aziende del territorio per dare impulso, tutela e valorizzazione al Pinot Bianco, un vitigno di grande fascino già scommessa di Marco Felluga, l’imprenditore visionario che ha saputo legare i suoi vini e il Collio al concetto di tempo, arte, eleganza. Ne parliamo con Roberto Felluga. Le sue aziende, Marco Felluga e Russiz Superiore, hanno scritto e scrivono ogni giorno la storia del Collio. Siamo a Capriva del Friuli, al confine con la Slovenia, in provincia di Gorizia. “Abbiamo costruito la Rete di Impresa Pinot Bianco nel Collio. Siamo sette aziende, ossia Russiz Superiore, Venica & Venica, Mario Schiopetto, Toros, Livon, Castello di Spessa e Pascolo. L’idea è di mettere insieme le competenze e le esperienze su questo vitigno per far conoscere al mondo, con una comunicazione articolata, che siamo in un territorio dove, anche se il Pinot Grigio è la parte dominate con circa il 30% della produzione, il Pinot Bianco, che oggi è inferiore al 10%, ha una sua espressione precisa di estrema qualità. Pinot Bianco non significa solo Trentino Alto Adige. In Friuli ha un equilibrio e una costanza qualitativa impressionanti e nel giro di dieci anni regala prodotti molto interessanti. Equilibrio dato da un frutto, un’acidità, un alcol, una struttura che si legano bene insieme. Abbiamo Pinot di diverse annate che ci danno grandissime soddisfazioni, bottiglie di trent’anni e oltre che dormono di un sonno profondo nella nostra cantina interrata”, spiega Felluga, che sarà il presidente dell’associazione, vicepresidente Gianni Venica. “C’è un vino più conosciuto a livello internazionale ed è il Pinot Grigio, motivo per cui viene scelto con più facilità. Anche per questo le sette aziende si sono messe insieme. Noi come Russiz Superiore lo produciamo monovitigno e in blend, il Col Disore, con Friulano, Sauvignon e Ribolla Gialla mentre come Marco Felluga in blend con Friulano e Ribolla Gialla nel Molamatta. Ci interessa far capire al mercato l’evoluzione di questo vitigno. Noi lo stiamo già facendo con una riserva però ci coordineremo anche per uscire tutti insieme con una riserva che abbia almeno due anni di invecchiamento. Sono discorsi appena nati ma le idee sono chiare. Non amo comparire con le cariche che rivesto. Sono però orgoglioso di dire che tutto è nato da mio padre, Marco, che anche nel discorso che ha tenuto in occasione del suo novantesimo compleanno ha ribadito il grande lavoro sul vitigno che si sta facendo in azienda. Il Pinot Bianco è un vino cui siamo molto legati. Ci rivedremo, noi e gli altri firmatari, prima della vendemmia per coordinarci, ma ormai il dado è tratto”. In una parola identità, territorio, longevità nei vini. Collio. Pinot Bianco che in Italia è presente dall’800 e che nel Friuli Venezia Giulia e nel Trentino Alto Adige ha le due zone più vocate, insieme a Germania e Austria, dove è chiamato Weissburgunder (bianco di Borgogna). Rese basse, vini strutturati, morbidi, grassi e di grande eleganza, adatti alla maturazione in barrique: questa la nota distintiva friulana. Se Bordeaux sta alla Toscana per quanto riguarda i rossi, l’area tedesca sta al Collio per i bianchi.

Non mancano i discorsi sul Collio sloveno (Brda). Premessa, il Collio, culla del vino, è un’area collinare divisa tra Italia e Slovenia, un tempo separate dalla Cortina di ferro: Collio ad ovest della frontiera, e Brda a est. La parte italiana conta 7mila ettari più o meno, di cui meno di 1500 coltivati a vite e 130 aziende vitivinicole, nella parte slovena sono quasi 1800 ettari. Ma una strada del vino comune è difficile oggi pensarla. Il Collio è la prima zona italiana a ottenere il riconoscimento della doc e nel 1964 nasce un consorzio di produttori.” C’è in atto un progetto che non è passato per il Consorzio Collio che vorrebbe unire i due territori Collio e Brda in nome della Ribolla Gialla per la sua tutela e per creare una denominazione transfrontaliera. Io come la maggioranza dei produttori non sono e non siamo d’accordo. Perché non ce ne è ragione, la nostra immagine la dobbiamo consolidare sempre di più sui mercati non portarci dei concorrenti in casa. Collio e Brda sono due marchi distinti, con storie diverse. La denominazione Collio ha 52 anni, mentre il rilancio di Brda è recente, risale a 20 anni fa. Inoltre uno dei valori importanti è il Made in Italy, che andremmo a perdere, ossia uno strumento forte per la promozione del nostro vino all’estero. Se ci fosse un allargamento, un eventuale accordo lo vedrei di più con i Colli Orientali. A livello turistico non cambierebbe nulla, perché un turista che in media viene qui due o tre giorni giorni può trovare due ristoranti stellati, artigiani, tante cantine di eccellenza, la storia di Cividale del Friuli, di Aquileia, Udine e Trieste. Per quale motivo dovremmo allargarci? E quindi aprire a un marchio meno noto al mondo e condividere un lavoro fatto da noi in anni e anni di presenza sul territorio?”, conclude Felluga.

Degustiamo il Pinot Bianco 2018. Nel bicchiere eleganza, delicatezza, una bella nota cremosa trasversale a tutto il sorso, senza perdere in mineralità e sapidità. Calcolando che è un 2018, quindi un vino giovane, è straordinario che riesca già ad esprimersi con una certa complessità gusto olfattiva. Davanti a sé ha sicuramente una bella prospettiva di evoluzione. Ottimo il bilanciamento fra parte minerale, sapida e alcolica. La Riserva 2015 aggiunge complessità, armonia e lunghezza gustativa, a testimonianza che il Pinot Bianco può evolvere nel tempo con grandi risultati. Della Riserva, vinificata con una macerazione di alcune ore, una parte viene messa a fermentare in legno, ma a differenza dell’annata 2018 sono legni nuovi. La Riserva prevede almeno 20 mesi di affinamento prima di essere messa in bottiglia. Fondamentale la permanenza sui lieviti che aumenta la complessità. La fine nota salina caratteristica dei vini di Russiz Superiore è dovuta alla barriera corallina scoperta nel vigneti che continua a restituire reperti fossili. Mi piace concludere in questo caso con un pensiero di Fabrizio Caramagna, che si definisce ‘”ricercatore di meraviglie”, ossia “il tempo non va misurato in ore e minuti, ma in trasformazioni”. Un pensiero che questi vini portano intrinsecamente con sé.