Abbiano avuto l’onore di visitare l’istituto agrario di San Michele all’Adige, in provincia di Trento, e fare quattro chiacchiere con Tiziano  Tomasi, che si occupa del recupero di vecchie varietà e di nuove create da incrocio però di varietà europee (per esempio chardonnay con fiano o teroldego con marzemino). Abbiamo incontrato anche la dottoressa Stella Grando, ricercatrice con diversi progetti al suo attivo, grazie alla cui consulenza tra qualche anno sarà pronto lo spumante Maor dell’azienda Zadra el Zeremia, il più grande produttore di groppello di Revò, una varietà antichissima in Val di Non, territorio noto non solo per le mele ma anche appunto per il vitigno groppello. Nel vigneto di groppello el Zeremia sono state trovate tre viti franche di piede che sono risultate appartenenti alle varietà muller thurgau, sylvaner e maor (groppello bianco). Quest’ultima uva presente in Val di Non ancora nel ‘400 mostra di possedere tutte le caratteristiche per essere un’ottima base spumante. E così è stato realizzato il primo impianto in assoluto dopo aver decretato l’unicità genetica del vitigno.

L’istituto San Michele all’Adige fu fondato nel lontano 1874 dalla Dieta della regione austro-ungarica del Tirolo ed è un vero e proprio patrimonio culturale oltre che scolastico, di ricerca e sperimentazione. Oggi fa parte della fondazione Edmund Mach (che ne fu il primo direttore). Nella scuola ad elevata specializzazione si fa ricerca enologica ed è presente l’intero ciclo produttivo. Molti degli enologi di primo piano sul mercato, alcuni fra i più innovativi, si sono formati in questo importante centro di studio e ricerca. “Un grande lavoro è stato fatto sulle varietà resistenti, dove inseriamo dna di specie diverse, più americane o asiatiche, per ottenere la resistenza alle malattie principali come oidio, botrite e peronospora. Ma di grande interesse è anche la resistenza alla siccità in conseguenza al cambiamento climatico che ha spostato la vendemmia. Se penso allo chardonnay, prima si vendemmiava a metà settembre, oggi al 15 di agosto”, spiega Tomasi. “Ho lavorato per diverso tempo con il professor Versini e abbiamo iniziato un discorso di caratterizzazione a livello aromatico del vino e dell’uva, per poi occuparci di miglioramento genetico. Abbiamo ritrovato vecchi vitigni nelle valli laterali che a livello viticolo hanno un’importanza minore in Trentino, come la Val di Non, che ormai è poco viticola, o la Val Sugana, per citarne alcune. Queste vitigni antichi, che sono rimasti perché i contadini facevano il vino per un consumo casalingo, sono state recuperati e attualmente abbiamo una collezione con 25 varietà, fra cui casetta e groppello di Revò”.