Broni nella bufera. Sfiduciato il cda della cantina sociale Terre d’Oltrepò con 310 voti favorevoli e 153 contrari (67% dei soci), contestato il presidente Andrea Giorgi, al timone del colosso di Broni dal 2016.
A breve le elezioni per il rinnovo delle cariche sociali.  
Ne parliamo con il sottosegretario delle politiche agricole alimentari e forestali Gian Marco Centinaio.

                                                                               

Centinaio, una crisi che era già nell’aria…

I numeri sono stati schiaccianti. A essere contestato è stato il presidente Andrea Giorgi e la sua strategia di questi anni: acquisto della cantina La Versa, fusione delle cantine sociali di Casteggio e Broni e tutta la parte commerciale volta a privilegiare lo sfuso rispetto all’imbottigliato, in questo modo non portando avanti l’immagine del brand territorio. Da ultimo il prezzo delle uve, che è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Con i prezzi così bassi non si sopravvive, soprattutto nei territori di alta collina dove i costi di produzione sono decisamente più alti che in pianura. Già un anno fa abbiamo detto che la situazione era drammatica. Oggi non è cambiato niente. C’è gente che fa debiti per produrre l’uva. Non è più possibile.

Cosa mi dice dei sindacati in cantina che decidono i cda? Retaggio del passato o anche ipotesi di futuro?

Secondo me servono. Bisogna capire cosa si vuole fare in futuro. Sono convinto che in questo momento ci voglia tutta la forza del mondo agricolo, del mondo del vino che l’Oltrepò può mettere sul tavolo. Siamo all’ennesima prova di forza. Urge un piano industriale serio, un presidente che ne sia all’altezza e uno staff di manager che lo coadiuvi, coinvolgendo gli istituti di credito. È necessario che non ci sia solo il mondo associativo – Coldiretti, Confagricoltura e Cia – ma tutto il mondo del vino e imprenditoriale per capire le mosse da fare.

Che tipo di figura auspica?

Un manager con spiccate doti in gestione di azienda e non messo lì perché amico dell’amico o sponsorizzato dalla politica. Così come ci vogliono un grande enologo e un bravo direttore commerciale che conosca bene il mercato del vino. Nelle prossime settimane mi muoverò per incontrare tutte le associazioni del mondo agricolo e del vino per cercare di capire dove si vuole arrivare e in che modo.

Finora un grande enologo è mancato…

Sì. La Versa aveva Cotarella, uno dei migliori, ma purtroppo non hanno saputo valorizzarne il nome. Un po’ come prendere Cristiano Ronaldo e tenerlo in panchina. A che pro prendere Cotarella e non riuscire a sfruttare la sua forza?

Com’è la situazione finanziaria di Terre d’Oltrepò? Secondo rumors ci sarebbero più di venti milioni di debito, è così?

Vediamo cosa ci diranno i revisori dei conti che adesso animano la partita. L’Oltrepò si è spesso, troppo basato sul “si dice che”. Ragioniamo con in mano i bilanci.

Secondo lei l’Oltrepò ha l’appeal sufficiente per attirare un grande investitore con una somma ingente?
Quanto ci vorrebbe poi a recuperarla per iniziare a guadagnare?

Credo di sì, proprio perché siamo in un momento di cambiamento per quanto riguarda gli asset del vino. Se Banca Intesa ha fatto la sede di Agribusiness a Pavia, centro di eccellenza dedicato all’agricoltura, investendo sull’Oltrepò e ragionando anche con gli attori locali evidentemente vede il territorio come un potenziale da sviluppare nel prossimo futuro. Se lo vedono loro come potenziale non capisco perché non lo possa vedere il grande mondo imprenditoriale del vino o comunque dell’agricoltura.

Al territorio serve un riposizionamento e una riqualificazione di immagine però…

Se questo non parte da Terre d’Oltrepò che produce la metà del vino che viene prodotto in Oltrepò ed è socio di maggioranza del Consorzio, da dove deve partire? I piccoli produttori stanno già facendo oltre le loro possibilità e tirano la carretta. Terre d’Oltrepò deve essere il motore trainante, altrimenti il lavoro delle piccole e medie imprese vinicole svanisce. Bisogna anche valorizzare il polo La Versa, un marchio forte del territorio.

Come fanno i soci ad andare avanti con la liquidazione che davano a Broni?

Se hanno fatto questa rivoluzione vogliono cambiare le cose e ci credono. Con i soci con cui mi sono confrontato si passa dai caroselli tipo vittoria degli Europei al momento della costruzione. Senza arroganza. E senza confusione di ruoli.