Nuova guerra commerciale lanciata in vista del summit Nato di Londra, dove ieri e oggi si sarebbero dovuti festeggiare i settant’anni dell’Alleanza Atlantica. Lo scontro Trump e Macron ha tenuto banco. Ritorsioni alla Francia, nel mirino lo champagne, a partire da gennaio come rappresaglia americana contro la web tax, ma sotto stretta osservazione anche Italia, che nella legge di bilancio del 2020 ha previsto un’aliquota del 3% per i giganti tecnologici, Austria, Regno Unito, Spagna, Repubblica Ceca e Turchia. Alla scadenza dei 90 giorni di tregua concessi a Parigi per tentare di comporre un accordo Robert Lighthizer, segretario al Commercio, ha divulgato i risultati di un’indagine secondo cui la Francia tassa in maniera discriminatoria dal punto di vista fiscale i colossi americani del web (Google, Apple, Facebook, Amazon). Lighthizer parla di oneri spropositati sulle società americane La web tax prevede un’imposta pari al 3% sui ricavi delle società digitali con un fatturato di 750 milioni di euro, di cui almeno 25 prodotti in Francia. Gli Usa di contro minacciano tariffe doganali punitive fino al 100% su 2,4 miliardi di dollari di importazioni dalla Francia che non riguardano solo il vino ma anche cosmetici, borse, formaggi,  yogurt, forniture alberghiere. Possibile un aumento dei dazi già stabiliti contro l’Unione europea per il caso Airbus, che aveva colpito con tariffe del 25% alcuni prodotti del made in Italy come il parmigiano e la mozzarella. Staremo a vedere.