Si perde il 16% del raccolto ma l’Italia mantiene la posizione di comando mondiale con una produzione che sfiora i 46 mln di ettolitri (contro i 55 del 2018). Queste le stime dell’Osservatorio del Vino ufficializzate oggi a Roma al ministero delle Politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo alla presenza di Assoenologi (Riccardo Cotarella), Ismea (Raffaele Borriello) e Unione Italiana Vini (Ernesto Abbona). Intervenuto anche il segretario generale del Comité Européendes Entreprises Vins (CEEV) Ignacio Sanchez Recarte, che sottolinea come a livello europeo ci si aspetti “una vendemmia ridotta rispetto a quella del 2018, che fu talmente straordinaria da avvicinarsi alla media storica. La causa della diminuzione della produzione è da riscontrarsi nelle elevate temperature estive. Meno quantità ma più qualità”. Per Riccardo Cotarella “si assiste a un’inversione di rotta rispetto al 2018. Maggio è stato un mese problematico con un abbassamento delle temperature accompagnato da abbondanti piogge che hanno spostato più in là la maturazione dell’uva di circa 10-15 giorni, rispetto agli anticipi degli anni passati”. Raffaele Borriello pone l’accento sul consolidamento di un percorso di internazionalizzazione del vino italiano, sempre più presente e gradito sui mercati esteri grazie a una maggior qualità e a politiche commerciali più efficaci, un dato testimoniato dal costante aumento del fatturato all’export, quasi raddoppiato negli ultimi dieci anni. Preoccupazioni sulle modalità di uscita del Regno Unito dall’Unione Europea il 31 ottobre (si teme il no deal). Con un invito in chiusura al nuovo governo italiano ad avere a cuore il settore del vino e dell’agroalimentare. Ernesto Abbona sdrammatizza sottolineando che si rientra nella media degli ultimi anni quanto a produzione, eccezionale fu quella del 2018. E rimarca la qualità attesa, tra il buono e l’eccellente a seconda delle zone, il che consente di guardare con ottimismo al futuro del vino italiano. Buona la tenuta dei prezzi sui vini a DO, con un possibile ritocco verso l’alto degli sfusi a causa del calo vendemmiale in Francia e in Spagna.

Sul fronte interno, vendemmia in calo in tutte le regioni tranne che in Toscana, ma con una qualità tendenzialmente buona ovunque. Per quanto riguarda l’export, molto bene l’Italia, che nei primi 5 mesi dell’anno (ISMEA su base ISTAT) si attesta su 8,6 mln di ettolitri a volume (+11%), a fronte di una progressione del valore a 2,5 mld di euro (+5,5%). A fine 2019 potrebbero essere sfiorati  i 22 mln di ettolitri per un indotto di 6,5 mld di euro. La progressione è più accentuata verso i paesi dell’UE (+14% in volume, +6% a valore), rispetto a quella verso Paesi terzi  (+6%, +5%).