Ci risiamo. La vendemmia è alle porte e ci si sbizzarrisce con le solite previsioni: “Sarà un’annata eccezionale per i bianchi, vedrete che rossi avremo quest’anno, ci sarà anche la quantità nella produzione”, e avanti di questo passo…Insomma: chiacchiere da bar!
Mi sono sempre chiesto come ci si possa lasciare andare a previsioni di questo tipo, che rischiano poi di subire delle modifiche più o meno sostanziali se le mutazioni climatiche ci mettono del loro.
Lontana da me l’idea di far da menagramo, ma preferirei parlare di uve solo a raccolta effettuata. A confortare le mie idee è stata Matilde Poggi, presidente della FIVI (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti), che ha espresso con chiarezza questi concetti: “Non vogliamo polemizzare, semplicemente troviamo sterile impiegare tempo ed energie per fare delle previsioni quando tante variabili sono ancora aperte”. Variabili che si riferiscono all’andamento climatico, dal momento che la vendemmia si preannuncia molto lunga: da metà agosto ad ottobre. Nei casi di vendemmie “eroiche” si va anche oltre, arrivando a raccogliere sotto la neve.
In più, aggiungo io con quel pizzico di cattiveria che mi contraddistingue, si spera che la vendemmia sia, ovviamente, positiva ma che soprattutto il vino non venga rovinato….in cantina!