Nel cuore dell’Emilia, fra la pianura e le colline, si trova la tenuta Venturini Baldini, un’area verde di 100 ettari di cui 25 vitati, segnata da una storia di oltre 40 anni, con edifici di rilievo fra cui la Villa Manodori, che sovrasta la collina. Siamo sulle pendici di Quattro Castella, in provincia di Reggio Emilia, patria del Parmigiano Reggiano e del suo straordinario aceto balsamico tradizionale. L’azienda agricola nel 2016 vede un decisivo cambio di proprietà e oggi è biologica con un potenziale produttivo di trecentomila bottiglie limitate a circa un terzo per garantire la qualità delle uve migliori. Le vigne discendono verso la pianura padana intorno ai 300-400 m slm con prevalenza di Lambrusco Grasparossa, Salamino, Sorbara, Montericco Marani e Maestri ma anche Malvasia di Candia e già dalla metà degli anni ’80 i vitigni internazionali Chardonnay, Pinot nero e Meunier per il Metodo Classico. Il progetto enologico è coordinato dal winemaker Carlo Ferrini che persegue una spiccata filosofia territoriale mantenendo l’artigianalità locale nel rispetto dell’ecosistema, con un brand ora del tutto rinnovato. E in cantina il factotum che guida le operazioni quotidiane è l’enologo Denny Bini. Il progetto condiviso intende arrivare in 3 anni a 30 ettari produttivi, mentre la certificazione biologica sia agronomica sia enologica, perseguita già dagli anni ’80, ora è stata messa in evidenza dalla nuova proprietà che prosegue la logica di vinificazione solo delle uve della tenuta e dopo la selezione, il resto della produzione è venduta ad altre cantine. A differenza delle grandi cooperative di pianura che hanno portato il Lambrusco a produzioni di massa destinate alla grande distribuzione, qui la vendemmia è tutta a mano, da inizio agosto per le basi spumante Pinot e Chardonnay fino al Malbo Gentile, finendo poi a inizio ottobre con il Grasparossa, con maturazioni a scalare. La produzione è oggi tutta caratterizzata da pressature soffici a polmone, processi fermentativi a temperatura controllata e lieviti selezionati di origine francese, scelti per non intaccare le note caratterizzanti dei vitigni locali, per realizzare Metodo Classico, Metodo Ancestrale e Metodo Charmat lungo fino a sei mesi fra il vecchio edificio, una casa rurale emiliana divisa dalla caratteristica “porta morta” centrale con stalla e fienile trasformati in cantina e i nuovi fabbricati che includono una parte interrata per stoccaggio e affinamento, oltre alla zona di imbottigliamento ed etichettatura.

Sono proprio le etichette che trasmettono la sensazione del nuovo corso, uno stile del brand pulito, classico ma schietto ed essenziale con un nuovo logo, VB, che ben rappresenta storia ed eleganza. Fra i Lambruschi con lavorazione Charmat lunga della varietà autoctona Montericco, poi Salamino e Grasparossa spicca l’etichetta dorata del Rubino del Cerro, uno spumante classico reggiano con un bel cammino di premi e giudizi oltre i 90/100, con un tasso di zuccheri residui di 8 gr/l che lo rendono tradizionale, morbido al palato, gentile, direi ottimale per i tipici tortelli di zucca, oppure osando un po’ per le seppie in umido coi piselli, un piatto che si è sempre fatto anche dalle nostre parti, ricco di pomodoro, tutto da riscoprire. Poi il Quaranta, Metodo Charmat prodotto in sole 3000 bottiglie con sosta di 6 mesi sulle fecce fini, è una selezione di Marani, Malbo Gentile, Montericco e Maestri con solo 3 gr/l di zucchero residuo e un profumo vivace si ciliege, di frutta matura, un’ottima persistenza che rimane dopo la sua piacevole sapidità, così può pulire bene il palato abbinandosi anche a un ricco coniglio alla cacciatora. Le altre etichette del lambrusco sono il Marchese Manodori e il Montelocco, entrambi con presa di spuma a Metodo Charmat, il primo con 7 gr/l si sposa alla perfezione con una lasagna alla bolognese, mentre il secondo con 16 gr/l si rifà ai Lambruschi dei nostri nonni, direi abbinabile, con l’arrivo dell’autunno, ai marroni arrostiti, spingendosi più in là anche con i tortellini reggiani al forno.

Fra i rosati, presto sarà pronto anche il Metodo Classico da Pinot nero, intanto Venturini Baldini propone il pluripremiato Cadelvento, uno Charmat lungo da uve Grasparossa e Sorbara, 8 gr/l di colore rosa tenue, molto al passo con i tempi, infatti è davvero una piacevole bevuta con un delicato profumo di rosa canina, adatto per antipasti di mare crudi, oppure per una mortadella tagliata sottile e gustata con sottaceti. Con i vitigni internazionali viene prodotto il Brut Metodo Classico (2015) di stampo tipicamente Champagne, Pinot nero 50%, Chardonnay 30% e Pinot Meunier 20%, con zuccheri residui di 6 gr/l, 30 mesi sui lieviti (ma in cantina stanno preparando anche una selezione con sosta decisamente maggiore) che ben si sposa con tutti gli affettati locali, fra cui un prosciutto di Parma a medio lunga stagionatura.

C’è da attendere anche per le poche bottiglie dell’ancestrale RES, certamente un Lambrusco di grande forza che riconduce ad antichi sapori; uscirà nel 2020 con 18 mesi sui lieviti, tappato a corona e venduto col fondo, oppure sboccato, si vedrà. Chiude la rosa dei rossi il T.E.R.S. un fermo prodotto da uve Malbo Gentile, con passaggio in botti di legno tonneau da 7 ettolitri di rovere francese fra nuove e di rotazione. Per Natale uscirà il 2017. Infine, non ultimo, il bianco Graniers, il cui nome deriva dalla nota spiaggia di Saint Tropez, su idea di presidente Lorenzo Tersi, prodotto da sole uve Malvasia di Candia aromatica con Metodo Charmat corto, 8 gr/l di residuo zuccherino, il cui trionfo di abbinamento potrebbero proprio essere gli spaghetti alle vongole.

Salendo la collina si arriva al punto più alto della tenuta, sempre fra vigne e filari di alberi secolari, non solo di cipressi. Villa Manodori sovrasta il paesaggio, costruita su una solida fondazione muraria adibita a storica ghiacciaia, già oggetto di studi universitari. Le parti annesse oggi sono utilizzate per l’accoglienza turistica alberghiera, in particolare anche per grandi eventi, vista la disponibilità di un bellissimo giardino all’interno della corte ove in uno degli edifici si trova l’antica acetaia che risale al 1600: dentro cui maturano nel silenzio dei secoli gli aceti balsamici, capolavori locali fra ben 400 piccole botti di essenze diverse. C’è anche un piccolo spaccio dove si trovano boccette di vari condimenti da tavola e sfiziosi derivati del vino, prodotti col marchio Venturini Baldini. Bella poi la limonaia, una struttura quasi nascosta, completamente vetrata, sicuramente degna di nota. La ricchezza del territorio è oggetto anche di serate estive infrasettimanali organizzate direttamente dalla cantina con ottima musica dal vivo e degustazione del vino, piacevolmente seduti su tavolini sotto gli alberi, oppure a pic-nic con plaid forniti dalla casa unitamente all’offerta di selezionati punti ambulanti ove si può cenare acquistando finger food e semplici ma gustosi piatti gourmet. Un successo annunciato, con alcune serate che hanno accolto oltre un migliaio di persone. Segno dei tempi, le cantine stanno diventando davvero aperte, luoghi di accoglienza dove oltre al vino si produce cultura e intrattenimento.