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Prosegue da Granada il nostro viaggio nello sconfinato mondo iberico del vino. Dopo avervi consigliato i (sorprendenti) vini della sua provincia, abbiamo altri quattro altrettanto validi suggerimenti. Due Rueda, un Ribera del Duero e un Rioja. Sono vini non eccessivamente concentrati o alcolici, equilibrati, ideali per il pranzo o la cena, che non svuotano le tasche – elemento da non sottovalutare! – e sanno regalare soddisfazione, piacere, oltre che essere una validissima alternativa al bere tradizionale. Dei bianchi della DO Rueda non si parla molto nei vari siti internazionali, a favore di vini (e territori) col blasone, basta pensare alla vicina Francia. È un vero peccato perché questa denominazione sta lavorando non bene ma b-e-n-i-s-s-i-m-o! Rueda, che richiama immediatamente il vitigno verdejo, è una denominazione in gran spolvero: sono vini bianchi puliti, precisi, di un’acidità croccante, con tasso alcolico moderato e aromi che strizzano l’occhio al Sauvignon Blanc ma, consentitecelo, più eleganti e delicati. Sono vini di una delizia che incanta. E, ripetiamo, con un ottimo prezzo anche per un vino di alto profilo. Siamo in Castiglia e Leon, fra le province di Valladolid, Segovia e Avila. Tredicimila gli ettari vitati che copre la denominazione. In questo territorio possiedono vigneti quasi tutti i grandi nomi iberici del vino: Torres, Codorniu, Bodega Marques de Riscal per citarne alcuni. L’altopiano è quello del Duero, caratterizzato da un clima estremo, con estati torride e inverni molto rigidi e con vigneti a 700-800 metri s.l.m.

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Incominciamo con un vino espressivo e poco conosciuto. È il Goleta Azul, da uva verdejo e viura (o macabeu). Delicato ed elegante. Il naso evolve da note di erbe aromatiche a un bouquet di fiori freschi bianchi fino a un fruttato di limone, agrumi, mela verde, pera tipico dell’uva verdejo, per regalarci, infine, sensazioni di anice, pepe bianco e miele. In bocca dominano freschezza succosa e mineralità, con una vena sapida, ritorni aromatici continui e sentori tropicali. Ce lo godiamo servito a 7°, la sua temperatura ideale, come aperitivo e anche con superbi calamaritos a la plancha. Per piacevolezza, perfetta riconoscibilità dei varietali e per l’ottimo rapporto qualità-prezzo verrebbe da aggiungere “y nada mas“. Esempio di come per bere bene non serva spendere molto, ma piuttosto saper scegliere. Consigliamo anche il Carrasviñas 2017 di Lorenzo Cachazo, un verdejo giovane in purezza, di grande pulizia olfattiva e gustativa. Cachazo è un nome storico della Do Rueda: è fra gli otto produttori che hanno creato la denominazione nel 1989. Ventaglio aromatico elegante e delicato, come tutti i Rueda, e  molto varietale: vira dal fruttato bianco con squisite note tropicali al floreale, fino a sentori di erba appena tagliata. In bocca è fresco, con una gradita vena sapida e minerale. Davvero un bel produttore!  Fil rouge nei due Rueda tanta piacevolezza.

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Il terzo è un vino sanguigno e autentico, rispettoso del terroir e delle tradizioni: è il Marques de Velilla Ribera del Duero 2017. Da uve Tinta del Pais, come è chiamato qui il tempranillo, della finca Monte Villalobon, nella zona di più antica tradizione vinicola della Ribera, che apparteneva alla congregazione religiosa della Sagrada Familia. Anche in questo caso un vino giovane, dall’ottimo ma veramente ottimo rapporto qualità-prezzo. Siamo a La Horra (Burgos), in Castiglia e Leon, grandi escursioni termiche fra giorno e notte. Un Ribera di struttura e intensità aromatica, dal tono minerale, fruttato e balsamico, che si presenta al palato carnoso, con tannini rotondi, fresco, sapido. Di equilibrio fra le componenti fruttate e varietali e l’invecchiamento in legno. La breve maturazione  (6 mesi) in barrique di rovere francese e americano apporta struttura e componenti terziarie. Una bella espressione di Ribera, che abbiniamo con filetto di maiale alla castigliana o con un manchego semistagionato.

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Montelciego Crianza 2016 Do Rioja, da uva tempranillo, è un altro vino che non svuota il portafoglio e regala soddisfazione, a mio avviso migliore dopo tre anni di invecchiamento. Sapore fruttato, sentori speziati di cannella e pepe, tocchi balsamici di eucalipto ed erbacei di bosco in continua evoluzione. Un vino con sensazioni legata alla terra, al muschio, al sottobosco. Morbido, saporito e godibile, con la fresca acidità dei piccoli frutti rossi. Un vino con macerazione di 15 giorni con rimontaggi continui e a dispetto della maturazione (12 mesi) in barrique di rovere francese dimostra ancora gioventù. Lo abbiniamo con carpaccio di controfiletto con scaglie di formaggio e mango. Ca va sans dire