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Parlare di ottimi vini rossi è facile vista l’alta qualità raggiunta ormai in tutti i territori della nostra sfaccettata penisola, che vanta un patrimonio ampelografico fra i più variegati al mondo. Quindi, prima di lasciarvi ai consigli del nostro lettore Alessandro, che si è focalizzato su Valtellina, Emilia Romagna e Piemonte con produttori altrettanto meritevoli, vi suggeriamo alcune aziende note, anche in questo caso dei must have nelle festività natalizie per la rispondenza al vitigno/i e al territorio di appartenenza e per la piacevolezza di beva. Sono vini che connotano lo stile del produttore su quel vitigno e in quel territorio preciso. Incominciamo dal Venedikà Venezia Doc di Sandro Bottega. L’etichetta è un finissimo foglio di legno di betulla. Venedikà è l’antico nome bizantino di Venezia. Il vino è composto di due anime: quella internazionale del Merlot e quella nostrana del Raboso. Un bel vino dal sorso caldo ed elegante. Lontano dalle mode. Qui l’imprenditore trevigiano mostra personalità. La Pineta Igt Toscana di Podere Monastero (circa 5 ettari a 500 m s.l.m. a Castellina in Chianti) è un Pinot Nero di razza, di grande struttura, da terreno calcareo. Un Pinot Nero che vince in eleganza ed è frutto della scelta coraggiosa di piantare questo vitigno in Toscana, un vitigno, tra l’altro, fra i più difficili da coltivare già nei territori vocati per tradizione come la Borgogna. Una sfida che dopo ben dodici vendemmie sta dando i suoi frutti. Il segreto è la materia prima: barbatelle direttamente reperite in Borgogna e quei pochi ettari, probabilmente un caso isolato in tutta la Toscana, particolarmente vocati per suolo, esposizione e microclima alla coltivazione del Pinot Nero. Siamo fra i primi a degustare l’annata 2017 – grazie! – di questo vino che rivela in prospettiva il suo potenziale: adesso è ancora un bimbo che ha bisogno di tempo per sviluppare aromi complessi. All’assaggio è saporito, il legno ben dosato e si percepiscono gli eleganti aromi dell’uva, l’alcol a bilanciare la spinta data dall’acidità, il tannino veicolo di morbidezza. Per apprezzare le potenzialità del sangiovese vi consigliamo Il Chianti Classico Riserva Il Poggiale, cru di Castellare di Castellina (da sangiovese in primis, canaiolo e ciliegiolo) e, sempre della stessa azienda toscana, un altro vino memorabile, la più alta espressione del sangiovese nel territorio di Castellina: i Sodi di San Niccolò, un Toscana Rosso Igt, da sangiovese (85%) e malvasia nera (15%). L’annata 2014 è particolarmente fruttata, succosa, balsamica e speziata, con un tocco floreale: anche qui eleganza, tanta persistenza e freschezza trasversale al sorso, con tannini ben integrati. Longevità. Chapeau! Ed ora un Cerasuolo di Vittoria fatto come Dio comanda: è il Floramundi di Donnafugata. Il Cerasuolo è l’unica Docg siciliana. Un vino versatile, nato dall’unione di Frappato e Nero d’Avola della Sicilia sud orientale. Piacevolezza infinita al sorso: aromi fruttati, morbidezza, buona struttura e acidità, l’eleganza innata del Frappato. Con un retrogusto finale leggermente sapido. Un vino giocato sulla finezza più che sulla potenza e sulla concentrazione. Di fascino è anche il Turriga Igt Isola dei Nuraghi di Argiolas, creato da Giacomo Tachis. Un vino di grande struttura, che parla forte e chiaro di Sardegna e Mediterraneo e lascia intuire la sua longevità. Sicuramente si fa ricordare quanto a persistenza e intensità. Un vino di sostanza, come in fondo sono i sardi. Altro compagno immancabile nelle feste è l’Amarone Riserva di Sergio Zenato, dai vigneti più vecchi di Sant’Ambrogio, nella Valpolicella, gioia pura per il palato per la sua complessità commovente, prodotto nelle annate migliori. Un Amarone che riposa nelle cantine a suon di musica classica. Altro must have, e ritorniamo in Toscana, è il Cenerentola Doc Orcia della Fattoria del Colle, a Trequanda. Un vino da sangiovese (65%) e foglia tonda, un antico vitigno recuperato. Una Doc che sta lavorando molto bene, stretta fra Brunello di Montalcino, Chianti Classico e Nobile di Montepulciano. Anche qui applausi scroscianti per un vino che sa tanto ma tanto di territorio.

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Passo e chiudo con Sandro Fay, di cui consigliamo praticamente tutto. I vini principali sono Sassella, Sforzato e Valgella. I suoi Valtellina Superiore sono purissimi. Il cuore della produzione è nella sottozona di Valgella, a Teglio. La filosofia produttiva è volta alla valorizzazione di singoli vigneti che, essendo collocati in un range altimetrico tra 350 e 900 m s.l.m., danno origine a vini molto differenti tra loro e di grande carattere. Viticoltura eroica, protagonista il nebbiolo (chiavennasca). In particolare, il Fay Ca’ Morei Valtellina Superiore Docg è connotato da eleganza, corpo ed energica freschezza. Il terreno è sabbioso e limoso, a ph acido. Il vino svolge la malolattica, matura per 12 mesi in botti di rovere, più altri 15 in bottiglia. Dal vigneto più alto, a 750 m s.l.m., lo Sforzato Ronco del Picchio Docg, da appassimento protratto fino a metà dicembre e maturazione in barrique per 12 mesi, ha un naso potente e concentrato che vira dal fruttato maturo alle spezie dolci alla liquirizia e al tabacco, senza tradire l’eleganza. Caldo, di corpo e alcolicità importanti, con tannini presenti ma integrati per un sorso morbido. Davvero una delle più belle realtà della Valtellina, un territorio di cui parleremo con l’inizio del nuovo anno.

I suggerimenti del nostro lettore Alessandro ci confermano la Valtellina come territorio in crescita qualitativa. Il Valtellina Superiore Sassella Docg Rocce Rosse 2009 Riserva di Arpepe, da nebbiolo delle Alpi, è un vino pazzesco! Solo 11mila bottiglie, da uve del versante retico, esposto a sud. I vigneti terrazzati sono aggrappati al pendio roccioso e consentono solo una viticoltura eroica, con l’uva nel periodo della vendemmia trasportata a spalla lungo sentieri scoscesi. Proprio per questo il vino diventa un fatto culturale e sociale, di profondo rispetto del lavoro dell’uomo e del territorio. Siamo a 400 metri di quota. Quaranta giorni di macerazione in tini di legno, affinamento di cinque anni in botti da 50 ettolitri, poi cemento e bottiglia. Nel bicchiere frutta sotto spirito, spezie, cuoio. Di grande freschezza ed equilibrio. Un vino dall’anima elegante e dalla struttura granitica. Il vino è bello goderselo, ma se ne avete qualche bottiglia una dimenticatevela per qualche decennio in cantina. Il giusto tempo del Nebbiolo.

Interessante per le feste è anche il Sangiovese Riserva Doc di Raffaella Bissoni, un’azienda dedita alla valorizzazione di sangiovese e albana in regime biologico. Siamo sulle colline di Bertinoro, vicino Forlì, su un promontorio fra l’Adriatico e l’Appennino. La riserva matura per 15 mesi in barrique, cui ne seguono 8 di affinamento in bottiglia. Ricca di struttura, è giocata su frutto maturo, spezie dolci e sensazioni mentolate. Anche in questo caso ottimo il rapporto qualità  e prezzo.

Altro bel vino è il Gattinara Docg Tre Vigne Travaglini, Nebbiolo in purezza. Siamo sulle colline di Gattinara, nell’alto Piemonte, ai piedi della catena del Monte Rosa. Un Nebbiolo sicuramente di struttura e longevità, che si esprime con un’intensità minerale sorprendente: il sottosuolo è roccioso, con graniti e porfidi ricchi di minerali ferrosi che conferiscono al terreno la colorazione rossastra. Sono suoli ricchi di scheletro e poveri di calcare. Tutta l’area è stata generata dall’eruzione di materiale lavico di un antico vulcano. Un vino di grande personalità, intenso e ampio negli aromi grazie all’ottima escursione termica, con tannini che si fanno sentire. L’affinamento in parte in botti grandi di legno in parte in botti più piccole non sovrasta il varietale. Asciutto, corposo, elegante, con tannini decisi e un finale amaricante.

Il Barbaresco Rabajà di Giuseppe Cortese  è un grande Barbaresco, molto tradizionale, uno dei più espressivi delle Langhe, territorio che fa del singolo vigneto uno dei suoi tratti distintivi. Un Barbaresco che esprime la potenza e la struttura piena dei vini a base di uva nebbiolo e una certa eleganza. Rabajà è uno dei cru più vocati. La complessità aromatica determina un ventaglio olfattivo ampio. Al palato si concede con calore, è fine, armonico, di corrispondenza gusto olfattiva e visiva, di buona mineralità, con tannini che si sentono ma non irruenti, e poi persistenza lunga e costante, longevità. Perfetto in queste fredde serate invernali.