L’ASIA È L’AREA GEOPOLITICA CRESCIUTA DI PIÙ NEL DECENNIO QUANTO A IMPORT: +227%, 11 VOLTE L’UE

Al via a Verona la 53esima edizione di Vinitaly dal 7 al 10 aprile, annunciata sold out dallo scorso mese di novembre nonostante l’aumento della superficie netta disponibile che in questa edizione ha raggiunto i 100mila mq, per un totale di 4600 aziende da 35 nazioni. Mentre si lavora per la creazione di una piattaforma fieristica di proprietà in Cina, l’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor ci fornisce alcuni dati interessanti. Il focus è sul mercato Asia, che si conferma l’area geopolitica dove l’import di vino è cresciuto di più a valore nell’ultimo decennio: +227% (pari a 6,45 miliardi di euro nel 2018), con un tasso annuo di crescita del 12,6%, un dato decisivo per le sorti del vino mondiale. Il Nord America (Canada e Usa) è a un passo con 6,95 miliardi di euro (+ 65%). L’Ue rimane il mercato più importante (13,3 mld di euro) anche se in 10 anni cresce solo del 20%. Una crescita clamorosa quella asiatica, 11 volte in più rispetto ai mercati Ue e quasi il quadruplo sull’area geoeconomica Nordamericana. Tra i 10 top buyer, Cina e Hong Kong hanno registrato la crescita in valore più accentuata (import dal mondo) negli ultimi 5 anni, con un tasso annuo di crescita a +14,9% e +11%. Il vino, quindi, parlerà sempre più asiatico: oggi sono la Francia e il nuovo mondo produttivo, in primis Australia e Cile, a farla da padroni, anche grazie a una politica dei dazi favorevole. Francia le cui esportazioni di Bordeaux e Borgogna valgono oltre 1 mld di euro, più del quadruplo rispetto a tutti i rossi italiani, anche se le stime a 5 anni premiano il Belpaese, soprattutto in Cina e Corea del Sud. Nel dettaglio, in Asia Orientale la Francia, pur in calo, è ancora leader con una quota di mercato al 50% e oltre 3,2 mld di euro, a seguire Australia (15,9%, 1 miliardo di euro), Cile (8,9%) e Italia (6,5%, 419 milioni di euro; 5,9% in Cina). A fronte di una tenuta del sistema vino made in Italy a livello mondiale (+3,3% nel 2018 sull’anno precedente), la presenza in Asia Orientale è ancora marginale rispetto alle potenzialità italiane.

ITALIA NEL DETTAGLIO. Secondo l’analisi condotta dal responsabile di Nomisma-Wine Monitor, Denis Pantini, ècresciuta nelle vendite, ma meno dei suoi concorrenti: in Cina in 5 anni l’incremento italiano ha sfiorato l’80% mentre le importazioni dal mondo hanno segnato un +106%. Così a Hong Kong (+28% vs +67%) e in Corea del Sud (+36% vs +60%) e soprattutto in Giappone, il mercato più tricolore in Asia, dove il Belpaese non ha fatto meglio di un +3,4%, contro una domanda del Sol Levante cresciuta di quasi il 30%. Per dirla in bottiglie, nel 2018 l’Asia Orientale ha importato quasi 93 milioni di bottiglie di Bordeaux (e 6 milioni di Borgogna), mentre il complessivo dei rossi Dop provenienti da Toscana, Piemonte e Veneto supera di poco i 13 milioni di bottiglie. Tradotto in valore, il rapporto è 11 a 1: 864 milioni di euro del solo Bordeaux contro 77 milioni dei rossi Dop delle 3 regioni italiane. Il futuro si annuncia comunque interessante per il Belpaese, con un tasso annuo di crescita stimato dal nostro Osservatorio nei prossimi 5 anni che si prevede essere superiore ai consumi dell’area: fino all’8% in Cina, dall’1% al 2,5% in Giappone, complice l’accordo di partenariato economico, dal 5,5% al 7,5% in Corea del Sud e dal 3% al 4,5% a Hong Kong.