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La Spagna sarà sempre più protagonista del nostro giornale online a partire dal 2019. Spagna che con Torres e Codorniu è stata anche ospite di una serata “zero” a Vigevano , nei giorni scorsi, allo storico Caffè Commercio, firmata da Winestopandgo in collaborazione con Enoteca Giacchero. Presenti le autorità spagnole dell’Ambasciata e il sindaco di Vigevano Andrea Sala. Una puntata zero che ha riscosso grande successo di pubblico, primo di una serie di appuntamenti mensili di cui vi daremo conto nel nostro nuovo sito online a breve. Sarà un 2019 ricco di sorprese e novità, protagonisti i grandi vini italiani e iberici. Per questa serata Winestopandgo ha proposto le bollicine di Codorniu e i grandi rossi e i bianchi di una vera e propria star del vino: Torres, realtà vitivinicola che da più di tre secoli lega il suo nome al vino tanto da essere considerata fra le aziende più importanti non solo del Penedes (Catalogna) ma di tutta la penisola iberica. Torres, un colosso che oggi con oltre 1600 ettari vitati in proprietà è il più grande esportatore di vini Doc di Spagna, presente in oltre 120 paesi del mondo, con vigneti anche in Cile (Curicò) e in California (Sonoma). In Spagna vanta appezzamenti nei territori più prestigiosi come Priorat, Rioja, Ribera del Duero, Rias Baixas. Famoso per il Sangre de Toro (garnacha tinta e cariñena) e per il Cabernet Sauvignon Mas La Plana, ha saputo spingere sulla qualità nonostante i grandi numeri e la varietà di vini e vitigni trattati (sono oltre 50 le etichette sul mercato). Qualità significa meno gusto barricato e più varietale, grande armonia e piacevolezza di beva. Ottimo il rapporto qualità-prezzo, un’arma vincente, così come ottimo è il suo mercato online. Qui parliamo di vino ma non è da sottovalutare il brandy: il Torres 20 è stato premiato come il miglior brandy al mondo. Non solo. Torres significa sostenibilità come valore per il mercato enoico. Torres & Earth è il  progetto di sostenibilità ambientale in cui l’imprenditore catalano investe ogni anno quasi il 10% dei ricavi aziendali (sui dieci milioni di euro), con l’obiettivo di riuscire ad arrivare nel giro di quindici anni a vini ad impatto zero, trasformando l’anidride carbonica in energia. Dando al rispetto per l’ambiente un’importanza simile al prezzo delle bottiglie. Ed è questo uno dei motivi per cui Winestopandgo ha deciso di inaugurare il suo ciclo di serate a tema vino proprio con il famoso produttore catalano. Ci piace il concetto di “rispetto”, che per noi si traduce in “più buono”.

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(Per la mia mise si ringrazia Caractère Milano, che ci veste negli eventi ufficiali)

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Prima di tornare a parlare di Torres e dei vini che hanno accompagnato la nostra serata vorrei introdurvi Codorniu, insieme a Recaredo e a Gramona tra le bollicine al vertice della scala qualitativa iberica. Bollicine che non temono il confronto con alcuni dei più blasonati Champagne. Codorniu è sinonimo di Cava, arte e cultura. Un mondo multisensoriale che ci ha incuriositi non poco. I vini invecchiano in 30 chilometri di cunicoli sotterranei visitabili con trenini elettrici. Siamo a Sant Sadurnì d’Anoia, a una cinquantina di chilometri da Barcellona. Codorniu è una delle realtà più antiche del Penedes e tra le venti più antiche al mondo, un complesso di architettura modernista industriale (opera di Cadafalch) dichiarato monumento storico-artistico di rilievo nazionale. Per capirne l’importanza basta pensare che produce sessanta milioni di bottiglie su un totale del Penedes di duecento milioni distribuiti fra 250 realtà vitivinicole. Insieme a Freixenet è il più importante produttore di Cava. Codorniu è spesso associato al cognome Raventos perché nella metà del 1600 Anna Codorniu, l’ultima della famiglia a portarne il cognome, sposa Miquel Raventos. Ma è “solo” nel 1872 che Josep Raventos, discendente della famiglia che per prima aveva iniziato a vinificare nella zona, crea uno spumante metodo classico sullo stile francese. Nasceva il Cava.

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Per il nostro aperitivo abbiamo scelto la famosa etichetta bianca, il Cava Anna Blanc de Blancs, che ha accompagnato del polpo arrostito con catalana e schiacciata di patata croccante, gambero in frittura leggera con crema fredda di borlotti e olio di chorizo, sgombro confit e melanzana affumicata alla maggiorana e per finire tartare di salmone con avocados e sfogliatine croccanti di mais. Il Cava Anna, oltre 15 mesi di affinamento sui lieviti, è un brut riserva (residuo zuccherino 11g/lt), blend di Chardonnay (70%) con gli autoctoni Parellada (15%), Xarel-lo e Macabeo (15%). Il risultato è un sorso fresco, fruttato e floreale, con aromi di invecchiamento. Le sue bollicine fini e persistenti sono sintomo di un cavallo di razza. Un buon prodotto che sicuramente consigliamo per le festività imminenti (ma che non raggiunge la perfezione suprema di Recaredo, delle cui bolle, e l’abbiamo già scritto, noi siamo perdutamente innamorati).

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Si prosegue con Torres. Il Gran Viña Sol 2016 è un bianco iconico della Doc Penedes.  La peculiarità è che si tratta di un vino pioniere di quella tradizione che vede lo Chardonnay fermentare e maturare in barrique (di rovere francese per 5 mesi). In questo caso con una piccola percentuale di Parellada, un’uva autoctona che regala vini varietali di grande espressione e carattere. Al naso note floreali e fruttate di ananas e pesca si amalgamano con toni affumicati e lievemente speziati. Al palato è un vino rotondo, pieno di corpo e di aromi, intenso. Un grande classico che, vista la sua struttura importante, accompagna magnificamente ravioli del plin ripieni di pappa al pomodoro, gamberi e limone .thumbnail (22)

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Giochiamo con la Rioja e scegliamo il Torres Altos Ibericos Crianza 2014. Un altro fuoriclasse, in questo caso un Tempranillo che rispetto a quello della Ribera del Duero si avvicina allo stile francese di Bordeaux. In Rioja il clima è continentale, l’uva matura meglio, i vini sono ricchi di sfumature e più facili da bere, a essere esaltati sono gli aromi freschi e fruttati del Tempranillo. Invecchiato per un anno in rovere francese e americano, questo crianza presenta un frutto maturo in perfetto equilibrio con le note tostate del legno. Possiamo dire che l’idea di vini fortemente barricati, con note invadenti della barrique e molto “piacioni” appartiene ai libri di storia. Al palato i tannini sono morbidi, il corpo pieno. Un vino fresco in entrata e di allungo gustativo. Con margini di invecchiamento. Lo abbiniamo con un risotto al ragù di agnello da latte “Lechazo” al timo e pomodorino confit e anche con un secondo piatto a base di baccalà cotto nel latte, crema di patate, capperi, olive taggiasche e prezzemolo. Superbo in entrambi i casi.

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Altro capolavoro di Torres è il Gran Coronas 2014 DO Penedes, invecchiato in barrique di rovere francese dell’Est Europeo (30% legno nuovo) per un anno. Che dire? Si fa sentire il Cabernet Sauvignon (85%) con la sua aromaticità, i sentori del bosco e della montagna (aghi di pino, foglie di quercia), le sensazioni materiche legate alla roccia. Percepiamo anche una piccola percentuale di Tempranillo. Complesso e intenso nei suoi aromi fruttati (frutti di bosco) su fondo di liquirizia e funghi. In bocca è un vino delicato, con tannini vellutati. La barrique si percepisce appena nelle inconfondibili note di tartufo, spezie (chiodi garofano) e pelle. Meravigliosamente balsamico. Tannini fini. Persistente. Lo gustiamo con il formaggio Manchego DOP. Da brividi.

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Ringraziamo Torres per il Mas La Plana 2012 e il Sons de Prades 2014. Il primo è un meraviglioso Cabernet Sauvignon DO Penedes, dal naso ricco e intenso, dagli aromi decisi che ne sono la firma, che vira dal tartufo a delicate note speziate, balsamiche fino a un terziario di  cioccolato bianco, caffè, inchiostro. La freschezza è trasversale al sorso. Di struttura e tannini nobili, voluttuoso e potente al tempo stesso, ha davanti a sé un lungo avvenire. In una degustazione alla cieca nel 1970 a Parigi Miguel Torres vince sui grandi Bordeaux. Un chiaro esempio di come il Cabernet Sauvignon riesca a dare ottimi risultati non solo nel Bordolese. L’uso della barrique non è spinto. Un vino molto iberico, territoriale. Un grande vino.

Il Sons De Prades è uno Chardonnay al 100%, dorato e opulento, che cresce in un clima tipicamente mediterraneo, caratterizzato da elevate temperature, dove il vitigno riesce a tirar fuori gli aromi in modo eccellente. Fermenta al 50% in vasche d’acciaio e al 50% in botti di rovere, a seguire parziale malolattica e invecchiamento per 6 mesi in rovere francese nuovo. Al sorso sapori mielati, di frutta tropicale, insieme a note di frutta secca, tostature, accenni di burro e di mandorle. Morbido. Una bella scoperta! Grazie Torres…

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