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Quando il Lambrusco è Metodo Classico: la verticale con Lini910
Già da alcuni anni con WS&G ci stiamo dedicando ai produttori emiliani virtuosi che vinificano uve lambrusco, ma anche spergola, barbera, malvasia di Candia aromatica e altri vitigni autoctoni, oltre ad altre varietà internazionali. Virtuosi perché lavorano con un criterio selettivo iniziale del prodotto, ma soprattutto perché si sono dedicati da anni al Metodo Classico e ai rinnovati rifermentati in bottiglia o ancestrali; quelli col tappo a corona, per intenderci, che conservano i lieviti in sospensione all’interno della bottiglia, perché non viene fatta la sboccatura. Qua in Emilia li assimilano ai vini dei nostri nonni, ma in verità con i tempi antichi hanno ben poco a che fare. A parte il dilagare sempre maggiore dei vini naturali con piccoli produttori, che nel caso delle bollicine, sul territorio emiliano corrispondono quasi sempre agli ancestrali, oggi i criteri di lavorazione in cantina sono relativamente cambiati. Più volte siamo tornati sull’argomento e abbiamo visto che è grazie soprattutto al controllo delle temperature, quindi al ciclo del freddo, alla verifica della pressione e in generale alla pulizia in cantina che oggi possiamo avere vini che derivano dal passato, ma senza i difetti e le “puzzette” varie che poi erano i problemi ricorrenti dei vini degli antenati (quando poi non saltavano i tappi!).
Ebbene, quelli imbottigliati dai nostri nonni non duravano ed era corretta tradizione bere il Lambrusco da un anno all’altro, fino al ricavato della prossima vendemmia. Oggi, invece, grazie ai produttori virtuosi che stiamo raccontando in questa road map del vino emiliano, che mi piace raccogliere sotto il titolo Perle dell’Emilia, possiamo persino pensare di assistere a una verticale di Lambrusco.
Sì, avete capito bene: non pensate quindi alla solita verticale di vini rossi fermi, tipo le spettacolari degustazioni di grandi toscani o piemontesi. Ci sarebbero anche i bianchi, perché, in verità per molti territori, si scopre che alla fine sono più longeve le uve a bacca bianca. Ma allora: per fare una verticale, c’è forse una regola?
Al limite, ragionando sulle bollicine, ci potremmo aspettare un evento dettato dal susseguirsi di annate all’indietro di Champagne. Di certo è raro incontrare verticali dedicate alle bolle italiane, fra Alta Langa, Franciacorta, Oltrepò Pavese e Trento DOC e invece, grazie a Lini910, è possibile farlo con il loro Lambrusco Metodo Classico da uve salamino tendenzialmente in purezza. Con ONAV abbiamo incontrato Fabio Lini, assieme all’ultima generazione in azienda: Alicia e Alberto, che con Alessio proseguono il lungo cammino di Lini 910, il cui logo cita proprio l’anno di origine a partire da Oreste Lini.
Fabio e Massino Lini, entrambi enologi della cantina nel cuore della Bassa reggiana, sono arrivati al Metodo Classico avendo studiato in Francia e hanno nobilitato le uve locali portando lo champenoise fra le nebbie padane. Tutto ciò accadeva già negli anni ’60, lo stesso periodo in cui da Berlucchi, con Franco Ziliani, nascevano le bolle della Franciacorta.
La loro linea si chiama “In Correggio Metodo Classico”, giustamente fieri della cittadina emiliana che ha dato origine ad Antonio Allegri, detto Il Correggio, uno dei più significativi pittori italiani del Cinquecento. Trascorrono i secoli, passando per Antonio Ligabue, pittore e scultore che viveva in quelle terre prossime al Po, così arriviamo all’altro Ligabue, Luciano, il Liga per tutti, che nel ‘91 cantava Lambrusco e pop corn. In verità, oggi prendiamo le distanze da quegli anni ’80 e ’90 in fatto di vino, perché allora le bollicine emiliane perseguivano il criterio della quantità, producendo quasi esclusivamente spumanti in autoclave, inseguendo mercati come quello americano con una Lambrusco amabile oggi sostanzialmente scomparso, perché anche in USA i consumatori sono maturati assieme al prodotto. È la stessa Alicia Lini, costantemente in contatto col quel mercato, a ricordarci durante l’evento ONAV, che sui nostri vini emiliani gli americani di oggi sono paradossalmente più preparati di tanti nostri concittadini; cercano un Lambrusco contemporaneo, sono divenuti palati esigenti.
In degustazione Lini ha schierato le annate 2014-12-09-07-06-05 e 04. Incredibile, ragionando sul Lambrusco. Iniziando a sentirle, dalla più giovane alla più remota, è evidente che queste annate di Metodo Classico dimostrano l’evoluzione del vitigno; non abbiamo ancora memorizzato le sue caratteristiche da vino maturo, pensandolo sempre solo come vino pronto, cioè non ci siamo mai dati il tempo di aspettare, figli di quella cultura che favoriva la velocità, poi esaltata dal metodo Martinotti.
E non ci sono trucchi, nel poter andare così all’indietro anche con il Lambrusco Metodo Classico. Le variabili in gioco non sono tante, lo sappiamo. Nel caso di Lini910 non stiamo parlando di spumanti carichi di solfiti, oppure arricchiti di zuccheri o modificati alla sboccatura con liqueur d’expedition dalle ricette segrete. Ciò che piace qui è l’idea di semplicità, di giusto dosaggio, il resto è una cosa sola: saper aspettare (quindi è da premiare la filosofia aziendale di Lini, anche per gli aspetti logistici, perché non è semplice oggi fare magazzino con tante annate garantendone la vendita).
Avevo già incontrato le 2005 e ‘06 di Lini in altre occasioni e mi avevano entusiasmato, soprattutto per l’idea del Lambrusco d’annata. Ora mi entusiasma allo stesso modo la 2009. Anzi, in questo momento mi pare davvero in grado di portare quest’uva e questo spumante al massimo della sua espressione. Poi sorprende la 2004, sia per come si è mantenuto il colore, sia per essere ancora relativamente “giovane”. Le bollicine si fanno sempre più fini, andando a ritroso, divengono quasi evanescenti, ma è solo un problema di vista, mai di palato che si riempie sempre di vellutata, perlata cremosità.
La linea In Correggio Metodo Classico presenta 6 etichette: Metodo Classico Bianco e Rosé da uve 100% Pinot Nero, il Metodo Classico Rosso da uve salamino in purezza (oggetto della verticale), poi il Pas Dosé e il Metodo Antico sempre da Pinot nero e il Gran Cuvée di Lambrusco.
Oltre a Lini, per allargare questo tema ad altri produttori, è giusto sottolineare che in un recente passato è stato possibile svolgere una verticale di Lambrusco anche con Alberto Fiorini, oggi dedicato all’etichetta Tenuta Le Origini 1919. Nel nome si evince la storia, arricchita anche dal pregio di possedere una vigna a piede franco nel letto del fiume Panaro, ove i terreni sabbiosi hanno preservato i filari dalla fillossera.
In conclusione, possiamo dire che abbiamo sfatato un mito, quello del Lambrusco vino beverino, da finire presto, in gioventù. La verticale dei 100% salamino di Lini910 (fa eccezione qualche annata in cui vi può essere una bassa percentuale di sorbara), oltre a dimostrarci il potenziale di longevità di questa varietà di uva, diviene un piacevole esercizio alla scoperta dei millesimi passati. Motivo di ricordi e confronti fra le annate. Cosa facevo io nel 2004? Com’era il mondo, nel 2004? Allora la scelta diviene soggettiva. A ognuno la sua annata. C’era una volta Il Correggio, oggi c’è In Correggio. La scelta di qualità della famiglia Lini, stilisticamente esemplare, ci consente di vivere il Lambrusco spumante fino a vent’anni in bottiglia! Fresco come non mai. Affascinante Metodo Classico rosso. Come, però, ho voluto sottolineare, Lini non è l’unico virtuoso, e questo è un bene, nell’offrire perle di qualità emiliane. La strada è aperta. C’è tanto fermento.