L’approvazione dell’accordo commerciale tra Unione europea e Mercosur segna un passaggio rilevante anche per il settore vitivinicolo italiano. Il via libera arrivato dal Coreper, il comitato dei rappresentanti permanenti dei 27 Stati membri, chiude una fase politica complessa e apre ora il percorso di ratifica formale, che richiederà ancora tempo ma che già consente di valutare con maggiore chiarezza opportunità e criticità dell’intesa.
Unione italiana vini ha accolto positivamente l’esito del voto, sottolineando come l’accordo possa contribuire ad ampliare gli sbocchi commerciali per il vino italiano e, al tempo stesso, rafforzare il sistema dei controlli sulle merci. Un apprezzamento è stato espresso anche per la gestione del dossier da parte del Governo italiano, che – secondo l’associazione – ha consentito di finalizzare condizioni complessivamente favorevoli per il comparto.
Dal punto di vista del vino, l’area Mercosur assume un valore strategico che va oltre i numeri attuali. Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay rappresentano un bacino complessivo di oltre 250 milioni di consumatori, con una crescita costante della classe media urbana e un interesse in aumento per i vini di qualità, in particolare europei. Si tratta di mercati che, per ragioni storiche e culturali, mostrano una naturale affinità con i prodotti del Vecchio Continente, ma che finora sono rimasti parzialmente sottosviluppati proprio a causa delle barriere tariffarie.
Oggi, ad esempio, l’importazione di vino dall’Unione europea in Brasile vale circa 190 milioni di euro l’anno. Tra i principali fornitori europei figurano Portogallo e Francia, mentre l’Italia esporta circa 40 milioni di euro, una quota ancora contenuta se rapportata al peso del vino italiano sui mercati globali. Nel primo semestre del 2025, tuttavia, le esportazioni italiane verso il Brasile hanno registrato una crescita di circa il 5,5%, raggiungendo 18,5 milioni di euro, segnale di un interesse in progressivo consolidamento nonostante un contesto ancora penalizzante.
Il principale freno alla competitività resta infatti il livello dei dazi all’importazione, che in Brasile possono arrivare fino al 27% per i vini fermi e superare il 30% per alcune categorie, come gli spumanti. Un’incidenza significativa sui prezzi finali, che limita soprattutto la presenza nella fascia media del mercato, quella su cui l’Italia potrebbe esprimere un maggiore potenziale. L’accordo Ue-Mercosur prevede una progressiva eliminazione delle tariffe nell’arco di otto anni, una tempistica lunga ma coerente con la natura degli accordi commerciali di ampia portata, pensata per consentire un adattamento graduale dei mercati.
Accanto alle prospettive di crescita commerciale, l’intesa introduce anche un quadro più strutturato di regole su standard, controlli e tutela delle indicazioni geografiche. Un aspetto centrale per il vino italiano, che fonda il proprio valore su denominazioni, tracciabilità e qualità certificata. Il rafforzamento della protezione delle Dop e delle Igp in un’area in forte evoluzione rappresenta un elemento di interesse strategico nel medio-lungo periodo.
Resta aperto il confronto politico e tecnico sui tempi e sulle modalità di attuazione dell’accordo, così come sulle misure di accompagnamento necessarie per sostenere le imprese, in particolare le più piccole, nell’affrontare mercati complessi e lontani. Ma il segnale che arriva da Bruxelles indica una direzione chiara: per il vino italiano il Mercosur non è più soltanto una promessa, bensì uno spazio concreto su cui iniziare a costruire una presenza più solida e strutturata, puntando su qualità, identità e capacità di adattamento in un contesto globale sempre più competitivo.