Il mondo del vino sembra attraversare una fase di transizione storica, in cui produttori e distributori stanno abbandonando schemi consolidati per adattarsi a nuove dinamiche di consumo, mercati e tecnologia.
Uno dei fenomeni più evidenti riguarda la moderazione nei consumi, con un consumatore che sceglie meno quantità ma con una predilezione per qualità, freschezza e versatilità sensoriale. In Italia, per esempio, si registra un calo del consumo domestico di vino, ma una crescita relativa dei vini bianchi, rosati e soprattutto spumanti, percepiti come più adatti alle occasioni conviviali contemporanee.
La spinta verso i vini più leggeri e versatili si riflette anche nella scena internazionale. I trend indicano una crescente popolarità di vini a basso contenuto alcolico o modalitá di consumo più “sessionable”, capaci di rispondere a un pubblico orientato al benessere e alla moderazione. Parallelamente, le bollicine continuano a crescere non solo nelle occasioni celebrative ma anche come parte dell’esperienza quotidiana: il segmento sparkling globale è atteso in espansione significativa nel prossimo decennio, spinto dalla premiumizzazione e dall’allargamento delle fasce di consumo.
Un’altra tendenza chiara è la ricerca di varietà e territori emergenti. Varietà piccole o tradizionali, così come aree vinicole non convenzionali, stanno attirando l’attenzione dei consumatori curiosi: dal Pinot Nero al Grenache resistente al clima, fino a vitigni autoctoni poco conosciuti che offrono profili distintivi e sostenibili. La meteorologia difficile e i cambiamenti climatici stanno spingendo i viticoltori a sperimentare varietà più resistenti al calore e nuove tecniche di coltivazione, trasformando la sfida ambientale in opportunità di diversificazione.
Il consumatore moderno non è più un semplice compratore di vini: è informato, attento alla sostenibilità e alla tracciabilità, e si aspetta trasparenza nelle pratiche produttive. Questo ha alimentato la crescita di vini organici, biodinamici o low-intervention, che mettono al centro l’identità del territorio e la qualità delle uve.
Sul fronte commerciale, mentre cresce la domanda di vini di alta qualità, le sfide sui mercati esteri non sono scomparse. In Nord America, ad esempio, persistono complessità legate ai dazi e ai prezzi, che influenzano la distribuzione e la competitività delle etichette italiane ed europee. Allo stesso tempo, segmenti come i pronti da bere (RTD) stanno registrando una forte crescita, offrendo nuove opportunità di consumo e canali di vendita per le aziende che sanno innovare.
Anche la tecnologia ha guadagnato un ruolo centrale: dall’uso di strumenti digitali e intelligenza artificiale per comprendere i gusti dei consumatori e ottimizzare le strategie di marketing, alla tracciabilità blockchain e alle esperienze virtuali di degustazione. Questi strumenti non sono più nicchie, ma stanno diventando parte integrata delle operazioni commerciali più agili e orientate al futuro.
Infine, il vino non è più solo un prodotto da vendere: è esperienza, narrazione, relazione con il territorio. La domanda di esperienze enoturistiche profonde — che includono visite immersive, incontri con i produttori e soggiorni terroir-centrici — sta contribuendo a una nuova forma di storytelling che rafforza la connessione emotiva tra consumatore e marca.
In sintesi, il 2026 si profila come un anno in cui il settore vive un equilibrio tra tradizione e innovazione: la qualità resta la stella polare, ma per prosperare è sempre più indispensabile comprendere i nuovi consumatori, abbracciare tecnologie e sostenibilità, e guardare ai mercati internazionali con un approccio strategico e creativo.
IL VINO NEL 2026: TRA NUOVI CONSUMI, MERCATI CHE CAMBIANO E IDENTITÀ DA DIFENDERE




