Alla 22ª edizione di Amarone Opera Prima, alle Gallerie Mercatali di Verona, la Valpolicella si è raccontata come un territorio che sta cambiando passo senza perdere identità. Da un lato il profilo dell’annata 2021, dall’altro i numeri – concreti e misurabili – di una transizione ambientale che oggi riguarda oltre la metà del vigneto della denominazione. Due piani che dialogano e restituiscono l’immagine di un grande rosso italiano capace di tenere insieme tradizione, competenza tecnica e visione.
Per la prima volta, infatti, le superfici vitate condotte con pratiche sostenibili certificate superano il 50% del totale: nel 2025 hanno raggiunto il 53%, contro il 42% dell’anno precedente, con circa mille ettari entrati nel sistema in soli dodici mesi. Su un totale di circa 8.600 ettari della denominazione, quasi 4.700 sono oggi interessati da forme di tutela agro-ambientale certificata. La parte più consistente è rappresentata dalla certificazione ministeriale Sqnpi, che copre circa 3.500 ettari, mentre il biologico si attesta attorno ai 1.100 ettari, in lieve contrazione rispetto all’anno precedente.

 
«In uno scenario sempre più competitivo, la Valpolicella sta puntando forte sulla sostenibilità», ha spiegato il presidente del Consorzio, Christian Marchesini, sottolineando come non si tratti solo di una scelta ambientale, ma anche di una leva di mercato. «È un valore aggiunto per diverse aree della domanda, dal Nord Europa al Nord America. La certificazione volontaria Sqnpi ha trovato terreno fertile tra i nostri produttori, con una crescita del 47% solo nel 2025 e del 110% negli ultimi tre anni». Un dato che racconta una maturazione culturale prima ancora che tecnica, e che intercetta sensibilità ormai centrali nei mercati più evoluti.
Sul piano economico, il 2025 è stato un anno complesso, ma con segnali di recupero nell’ultimo trimestre. L’Amarone chiude con una flessione contenuta del 2,4% (circa 102mila ettolitri), il Valpolicella a -2,7% e il Ripasso a -3,7%. Numeri che vanno letti alla luce di un contesto internazionale difficile e di una pressione crescente sui consumi. In export, i rossi Dop veneti sotto i 15 gradi – dove la Valpolicella ha un peso quasi totale – registrano nei primi dieci mesi del 2025 un calo in valore del 2,1%, a fronte di una media nazionale decisamente più negativa. Pesano il dazio statunitense nella seconda parte dell’anno e le contrazioni in mercati storici come Svizzera, Danimarca e Norvegia, mentre tengono e crescono Canada, Germania, Svezia, Regno Unito e Paesi Bassi.
Dentro questo quadro si inserisce l’Amarone 2021, protagonista assoluto dell’anteprima veronese. Il panel di assaggio del Consorzio lo ha definito equilibrato, tipico ed elegante, con una piena integrazione delle componenti sensoriali, in particolare sul piano gustativo e retro-olfattivo. È un millesimo che restituisce finezza più che potenza, frutto di una gestione accurata dell’appassimento e di affinamenti calibrati, con solide prospettive di evoluzione nel tempo.
Il percorso dell’annata non è stato semplice. Dopo un avvio ritardato da un clima insolitamente freddo e alcune gelate primaverili circoscritte, la stagione ha dovuto fare i conti con piogge abbondanti a maggio, caldo e siccità in estate, e stress idrico in alcune aree. La fioritura si è svolta regolarmente tra inizio e metà giugno, mentre l’invaiatura, anch’essa in ritardo, è arrivata a metà agosto. Settembre, caldo e asciutto, ha consentito di riallineare i tempi della vendemmia, garantendo uve sane e ben mature, con una dotazione antocianica superiore al 2020 e una buona integrità aromatica.
In fruttaio, la gestione per zone e varietà e un autunno più fresco della media hanno favorito un appassimento lento e regolare, con concentrazioni zuccherine e polifenoliche elevate e lo sviluppo di precursori aromatici complessi. Il risultato è un Amarone che guarda al gusto contemporaneo senza rinnegare il proprio Dna: meno eccessi, più equilibrio, una struttura elegante che parla di territorio e di scelte consapevoli.
Tra sostenibilità certificata, lettura lucida dei mercati e un millesimo che privilegia finezza e identità, Amarone Opera Prima 2026 ha restituito l’immagine di una denominazione che non si limita a difendere il proprio prestigio, ma lavora per renderlo attuale e credibile nel tempo.

(Il convegno molto partecipato a Verona, all’auditorium Riccardo Borghero della Camera di Commercio)