Arrivare in Toscana a metà febbraio, durante la settimana delle Anteprime, significa entrare in uno dei pochi luoghi del vino europeo dove il sistema si mette davvero in scena, senza filtri troppo rassicuranti. Qui non si assaggia solo per anticipare il mercato, ma per verificare se un modello storico – fatto di denominazioni forti, consorzi strutturati e riconoscibilità globale – è ancora in grado di parlare al presente. Le Anteprime non sono un rito identitario, sono un test.

Il calendario 2026 si apre a Firenze il 13 febbraio, con PrimAnteprima, l’evento istituzionale curato dalla Regione Toscana. È un passaggio chiave, perché prima dei calici arrivano i numeri: dati di export, analisi dei mercati, dinamiche di consumo, investimenti. Per chi osserva il vino con sguardo critico, è il momento in cui si capisce se il racconto che seguirà nei bicchieri ha basi solide o se rischia di restare autoreferenziale. La Toscana, da questo punto di vista, ha il merito di esporsi, di dichiarare una direzione prima ancora di difendere uno stile.
Il giorno successivo, 14 febbraio, l’attenzione si sposta a Montepulciano per l’Anteprima del Vino Nobile. Qui la degustazione assume un valore più sottile: non si tratta solo di valutare le nuove annate, ma di capire come una denominazione storica stia ridefinendo il proprio ruolo in un panorama sempre più competitivo. Il Nobile è chiamato a dimostrare coerenza, non nostalgia; misura, non rigidità. Il rientro a Firenze nel pomeriggio del 15 febbraio segna idealmente il passaggio dalla dimensione territoriale a quella sistemica.
Il cuore operativo della settimana resta la Chianti Classico Collection, in programma lunedì 16 e martedì 17 febbraio alla Stazione Leopolda di Firenze. Qui il Chianti Classico non chiede indulgenza: si presenta come una denominazione matura, complessa, stratificata, dove le differenze tra zone, produttori e interpretazioni sono ormai evidenti. Per un osservatore internazionale, è uno dei rari casi in cui una denominazione storica riesce ancora a offrire pluralità senza perdere riconoscibilità. Il banco di prova non è la qualità media, ma la capacità di mantenere tensione e leggibilità nel tempo.
Mercoledì 18 febbraio, al Palazzo degli Affari, l’Anteprima de L’Altra Toscana ribalta la prospettiva. Qui non c’è un centro dominante, ma una costellazione di territori che chiedono attenzione: denominazioni minori, aree emergenti, zone che lavorano sulla precisione più che sulla fama. È forse l’appuntamento più interessante per chi vuole capire dove si muove davvero la viticoltura regionale, lontano dalle etichette iconiche e dalle aspettative preconfezionate.
Giovedì 19 febbraio, alla Fortezza da Basso, Chianti Lovers & Rosso Morellino mette alla prova denominazioni che giocano una partita delicata: quella dell’equilibrio tra accessibilità, identità e credibilità. Qui il tema non è stupire, ma convincere nel medio periodo, parlando a un pubblico che beve vino con maggiore consapevolezza ma minore fedeltà.
La chiusura, venerdì 20 febbraio, in Valdarno di Sopra, riporta il discorso sul territorio come laboratorio. Un’area che non ha ancora un immaginario cristallizzato e che proprio per questo può permettersi scelte più libere, meno condizionate dal peso della storia.

Se fossi un giornalista americano – o del Nord Europa – arriverei in Toscana con uno spirito molto chiaro: non cercherei conferme, ma segnali. Mi aspetterei vini capaci di raccontare un luogo senza spiegarsi troppo, denominazioni che non vivono di rendita, produttori consapevoli del fatto che il prestigio non è eterno. Le Anteprime servono a questo: non a ribadire che la Toscana è grande, ma a dimostrare che è ancora necessaria nel discorso internazionale sul vino.
Sempre se fossi un critico internazionale, mi avvicinerei a queste Anteprime toscane con lo spirito di Eric Asimov del New York Times, che a proposito dei vini memorabili osservò: <<Sono vini che non solo offrono una grande piacevolezza ma si adattano perfettamente alle circostanze in cui vengono stappati>>. In altre parole, la vera prova del vino non sta solo nella bottiglia, ma nella sua capacità di raccontare il luogo e il tempo in cui viene bevuto, e le Anteprime toscane sono proprio l’occasione per misurare questa coerenza



