Ogni anno, quando torna Vinitaly, Verona cambia passo. Non è solo la città che ospita una delle più grandi fiere del vino al mondo: è una città che si lascia attraversare dal vino, che lo accoglie nelle sue piazze, nei cortili medievali, nelle torri che guardano dall’alto l’Adige e la città scaligera. Ed è proprio in questo gesto di apertura – quasi una forma di ospitalità culturale – che si riconosce il senso più autentico di Vinitaly and the City, lo spin-off urbano che negli anni è diventato una formula vincente.
Dal 10 al 12 aprile il cuore di Verona torna a battere al ritmo dei brindisi, trasformando il centro storico in un itinerario diffuso per winelover e curiosi. Ma sarebbe riduttivo parlare semplicemente di degustazioni. Qui il vino diventa linguaggio, occasione di incontro, racconto di territori. È una narrazione che si costruisce lentamente, passo dopo passo, tra piazze e logge rinascimentali, tra cortili scaligeri e scorci che da secoli custodiscono la memoria della città.
È anche questo il segreto di una manifestazione che ha saputo allargare il perimetro della fiera e portarla fuori dai padiglioni. Molte manifestazioni fieristiche restano confinate negli spazi espositivi, concentrate sul business e sul calendario degli incontri professionali. Vinitaly, invece, ha scelto un’altra strada: quella di costruire un mondo attorno al vino. Un ecosistema culturale che coinvolge la città e la rende protagonista. Non è soltanto una questione di indotto – pur importante – ma di identità e di visione.
I veneti, in questo senso, hanno sempre avuto un talento particolare: sanno trasformare il vino in racconto collettivo. Sanno farne cultura. E questa estensione urbana di Vinitaly ne è la dimostrazione più evidente. Vinitaly and the City è ormai una tradizione che anticipa la fiera e allo stesso tempo la prolunga nello spazio urbano, creando un ponte naturale tra il mondo degli operatori e quello degli appassionati. Una mossa intelligente che rende Verona viva, dinamica, abitata da una comunità temporanea di viaggiatori del gusto.


Il programma, come sempre, è ricco e stratificato. Circa settanta appuntamenti tra wine talk, degustazioni, visite guidate, incontri letterari e momenti di convivialità. Un mosaico di esperienze che invita a guardare la città attraverso la lente di un calice.
Il cuore dell’evento resta il triangolo simbolico tra Piazza dei Signori, il Cortile del Tribunale e il Cortile Mercato Vecchio. Qui, tra le architetture della corte scaligera, il vino dialoga con la storia. Sotto lo sguardo di Dante, nella Loggia di Fra’ Giocondo, prende forma la grande enoteca dedicata al Pinot Grigio delle Venezie, vino ufficiale dell’edizione 2026. Poco distante, la Loggia Antica si apre alla mixology contemporanea, mentre la piazza accoglie anche lo stand della storica Fiera del Riso di Isola della Scala e la lounge dedicata al pubblico.
Il Cortile Mercato Vecchio diventa invece un crocevia di territori e racconti: qui si tengono i wine talk e trovano spazio i vini di Calabria e Sardegna. Il percorso continua nel Cortile del Tribunale, dove le regioni Abruzzo, Campania e Molise portano le loro etichette accanto alle selezioni curate dal Gambero Rosso.
Tra i momenti più suggestivi tornano i brindisi panoramici dalla terrazza della Torre dei Lamberti, a 84 metri d’altezza, con vista sulla città e sui tetti che si accendono al tramonto. Un gesto semplice, quasi rituale: alzare il calice e guardare Verona dall’alto, ricordandosi che il vino è anche questo, una forma di bellezza condivisa.
Quest’anno l’attenzione si sposta con decisione anche sull’enoturismo. L’esperienza non si ferma infatti ai tre giorni cittadini ma si estende nel territorio della Valpolicella con un programma di degustazioni che, dal 13 aprile al 3 maggio, coinvolgerà quindici cantine della Strada del Vino. Un invito a uscire dalla città e seguire la geografia del vino là dove nasce davvero: tra colline, vigneti e cantine che custodiscono storie familiari e tradizioni.
È un’evoluzione naturale per una manifestazione che negli anni ha dimostrato di sapersi reinventare senza perdere il proprio spirito. La forza di Vinitaly and the City sta proprio qui: nel rendere il vino un’esperienza diffusa, un racconto che attraversa la città e poi si allarga al territorio. Un modo per ricordare che la cultura del vino non si esaurisce in un assaggio ma vive nella relazione tra luoghi, persone e paesaggi.
E forse è proprio questo il vero insegnamento che arriva da Verona: una fiera può essere molto più di una fiera. Può diventare un racconto collettivo capace di trasformare per qualche giorno una città in una capitale del vino vissuta non solo dagli addetti ai lavori ma anche da chi il vino lo ama semplicemente per ciò che rappresenta – convivialità, memoria, territorio.
E se posso dire la mia in chiusura, Verona mi manca sempre un po’. Buon Vinitaly e Vinitaly and the city a tutti!

 

Informazioni di servizio

Vinitaly and the City si svolge a Verona dal 10 al 12 aprile 2026.

Orari

  • Venerdì 10 aprile: 18:00 – 23:00
  • Sabato 11 aprile: 15:00 – 23:00
  • Domenica 12 aprile: 15:00 – 23:00

Carnet degustazioni

  • 18 euro acquistandolo online fino al 9 aprile
  • 22 euro durante i giorni dell’evento (online oppure alle casse in Piazza dei Signori)

Estensione enoturistica

Dal 13 aprile al 3 maggio sono previste degustazioni e visite in 15 cantine della Strada del Vino Valpolicella aderenti all’iniziativa.

Cantine partecipanti

Boscaini Carlo Soc. Agricola, Cà Rugate, Coali – Tenuta Savoia, Corte Archi, Corte Martini, Corte Odorico, La Dama, Azienda Agricola Mizzon, Masi, Nicolis Winery, Siridia, Tedeschi, Villa San Pietro Winery, Santa Sofia, Vogadori Vini.