Moderazione, convivialità, qualità. È questa la fotografia che emerge dallo studio “Consumo responsabile di bevande alcoliche: The Italian Way”, presentato da Federvini in collaborazione con l’ Università La Sapienza di Roma. Una ricerca che conferma, con dati concreti, l’esistenza di un vero e proprio stile italiano del bere.
Il dato più significativo riguarda i consumi: circa 8 litri pro capite all’anno, ben al di sotto della media dei Paesi Ocse e lontano dagli 11-12 litri di molte nazioni europee. Un trend, peraltro, in calo del 17% negli ultimi vent’anni, a testimonianza di un approccio sempre più consapevole.
Ma il punto centrale è culturale. In Italia il consumo di alcol è fortemente legato ai momenti sociali: oltre l’80% del vino si beve durante i pasti, mentre più del 70% dei cocktail è associato all’aperitivo. Un modello che si inserisce perfettamente nella tradizione della Dieta mediterranea, dove il vino non è eccesso, ma elemento di condivisione.
“Esiste uno stile italiano del bere, fondato su moderazione, cultura e responsabilità”, sottolinea Giacomo Ponti (in foto). “Un modello in cui il consumo è diffuso ma consapevole, ritualizzato e legato alla convivialità”.
Un aspetto interessante riguarda anche i giovani. Nella fascia 18-24 anni si registra una minore propensione al consumo abituale: solo il 5,7% dichiara un consumo quotidiano, contro il 31,3% degli over 75. Un segnale di cambiamento nei comportamenti, con una riduzione dei consumi a rischio.
Il quadro complessivo si inserisce in un contesto di benessere generale: con un’aspettativa di vita di 84,1 anni, l’Italia si conferma tra i Paesi più longevi in Europa. Un dato che rafforza l’idea di un equilibrio tra stile di vita, alimentazione e consumo moderato.
“È proprio questo stile, basato su tradizione e cultura, a dimostrarsi più efficace rispetto a politiche restrittive e proibizioniste”, aggiunge Ponti, evidenziando come il modello italiano rappresenti anche un valore economico e identitario per la filiera del vino e degli spirits.
In questa direzione si inserisce anche l’impegno educativo di Federvini, che dal 2022 promuove il progetto “Comunicare il consumo responsabile”, coinvolgendo università e studenti in tutta Italia. Un investimento culturale prima ancora che comunicativo, per formare una nuova generazione di consumatori consapevoli.
Il messaggio è chiaro: più che limitare, bisogna educare. Ed è forse proprio qui che risiede la forza del modello italiano.