C’è un filo rosso che attraversa il Padiglione 1 di Veronafiere e che, dal 12 al 15 aprile, racconta l’Emilia-Romagna del vino come un territorio in piena trasformazione: più consapevole, più preciso, sempre più riconosciuto. Non è solo una presenza numericamente rilevante – con 90 espositori, in crescita del 13% rispetto al 2025, e i principali consorzi regionali – ma un vero e proprio racconto corale che prende forma lungo la Via Emilia, “tra identità, vitigni autoctoni e una qualità che oggi il mercato, finalmente, sta iniziando a riconoscere”, come ha sottolineato in conferenza stampa l’assessore regionale all’Agricoltura Alessio Mammi (in foto, al centro).

Il calendario si apre domenica 12 aprile alle 10.30 con “DOC Colli di Parma: il valore della denominazione nella ristorazione e nei sistemi di qualità del territorio”, una masterclass che mette al centro il legame sempre più stretto tra vino, cucina e filiere locali. Alle 12.30 si prosegue con “Lungo la Via Emilia: Rocche di Romagna, un mosaico di identità del Sangiovese”, un viaggio nelle sottozone del Romagna Sangiovese che restituisce la complessità e la finezza di un vitigno che sta vivendo una nuova stagione qualitativa. Alle 14.30 spazio alla conferenza “Donne, vino, cibo. Quando il gusto diventa destinazione”, promossa da Le Donne del Vino come anticipazione della Convention Nazionale di giugno, mentre alle 16.30 la giornata si chiude con “Emilia Spumeggiante: presente e futuro di Lambrusco, Pignoletto e Spergola”, degustazione firmata Gambero Rosso dedicata alle bollicine più identitarie della regione.
Lunedì 13 aprile il dialogo tra vino e territorio si fa ancora più evidente con “Parmigiano Reggiano e Cantina Settecani: tutte le espressioni di un territorio” (ore 10.30), un incontro tra una delle Dop simbolo e i vini di Castelvetro. Alle 12.30 è la volta di “Albana, Rebola e Famoso: la sfida della Romagna bianchista”, che mette in luce il lavoro sempre più preciso sui bianchi romagnoli, oggi tra le sorprese più interessanti del panorama nazionale. Alle 14.30 viene presentato il calendario 2026 di “Tramonto DiVino”, il celebre roadshow regionale, mentre la giornata si conclude con una seconda masterclass sui Colli di Parma, focalizzata su territorio, ospitalità e sistemi di qualità nella Food Valley.
Martedì 14 aprile si apre con “Piacenza – Rimini andata e ritorno: viaggio tra vini, colori e sapori” (ore 10.30), un percorso trasversale tra le diverse anime della regione, seguito alle 12.30 da “Metodo Classico: le nuove sfumature dei Lambrusco DOC”, che racconta l’evoluzione contemporanea di un vino troppo a lungo sottovalutato e oggi protagonista di una rilettura qualitativa importante. Alle 14.30 “Crudo e Cotto: i vini delle Strade di Emilia incontrano i salumi emiliani” mette in dialogo Colli Piacentini, Colli di Parma e grandi salumi, mentre alle 16.30 “Spergola: radici profonde, sguardo al futuro” accende i riflettori su un vitigno identitario che guarda con decisione alla modernità.
Mercoledì 15 aprile il gran finale è affidato a “La Riscossa del Romagna Sangiovese: rosso territoriale, identitario e contemporaneo” (ore 10.30), un titolo che è già una dichiarazione d’intenti: il Sangiovese di Romagna non è più solo tradizione, ma interpretazione, eleganza e precisione. È qui che si coglie forse il senso più profondo della presenza emiliano-romagnola a Vinitaly: un territorio che non ha mai smesso di produrre, ma che oggi ha alzato l’asticella qualitativa e sta costruendo un racconto credibile, riconoscibile, competitivo anche a livello internazionale.
Il claim “Vieni VIA con Me” sintetizza perfettamente questo approccio: un invito alla condivisione, a sedersi idealmente a una tavola lungo la Via Emilia, dove il vino diventa esperienza e racconto. Un concept immersivo che trasforma il padiglione in un paesaggio fatto di relazioni, cultura e identità.
In questo contesto si inserisce anche il progetto gastronomico firmato da Carlo Cracco, che interpreta l’anima della regione con uno sguardo contemporaneo. Il ristorante “Cracco a Vinitaly” e la “Piadineria VistaMare” rappresentano due facce della stessa visione: da un lato la cucina d’autore, dall’altro una proposta più informale ma profondamente radicata nel territorio.
“È un menu che parte dalla memoria, ma guarda al futuro – commenta Carlo Cracco –. L’Emilia-Romagna ha una forza unica: prodotti straordinari e una cultura autentica dell’ospitalità. A Vinitaly ho voluto raccontare entrambe le anime, con la mia cucina che rilegge la tradizione e invita alla condivisione”.
Accanto al ristorante, la Piadineria VistaMare – aperta tutti i giorni di manifestazione dalle ore 11.00 – porta in scena la Piadina Romagnola IGP in una chiave nuova, ispirata all’azienda agricola dello chef a Santarcangelo di Romagna. Il menu diventa così un esercizio di equilibrio tra tradizione e creatività: Prosciutto di Parma Dop con Squacquerone di Romagna Dop e fichi caramellati, oppure radicchio tardivo con Formaggio di Fossa di Sogliano Dop, pesto di noci e Culatello di Zibello Dop, fino alla versione con Squacquerone affumicato, albicocca candita e Asparagi verdi di Altedo Igp. A completare l’offerta, i cassoni romagnoli, dal Parmigiano Reggiano Dop con limone e noce moscata alle varianti più classiche.
Il senso di tutto questo percorso è chiaro: l’Emilia-Romagna ha scelto di investire sulla qualità delle materie prime e sulle persone. Dallo chef Carlo Cracco, che proprio in Romagna, sulle colline di Santarcangelo, ha una sua dimensione produttiva – con la cantina e azienda agricola Vistamare -, alle tante cantine che stanno lavorando con sempre maggiore precisione e identità, il messaggio è uno solo: il vino emiliano-romagnolo non è più una promessa, ma una realtà che il mondo sta iniziando a guardare con attenzione e rispetto.




