Sta per iniziare il conto alla rovescia per Vinitaly 2026, che dal 12 al 15 aprile animerà Veronafiere, anticipato come sempre dal fuori salone Vinitaly and The City, in programma dal 10 al 12 aprile, un evento dedicato agli enoappassionati di tutta Italia che trasforma il cuore di Verona in un laboratorio di degustazioni e incontri. Sabato 11 aprile sarà il momento clou con la grande anteprima di Wine Spectator Opera Wine, alle Gallerie Mercatali, che riunirà i migliori 150 produttori premiati a livello internazionale nella 15^ edizione della manifestazione-anteprima.

Ma il vino quanto incide sul Pil nazionale? Il settore vitivinicolo italiano resta uno dei pilastri del Made in Italy, nonostante le criticità del mercato globale e le fluttuazioni delle esportazioni, con il grande punto interrogativo degli Stati Uniti. Con 670 mila ettari di vigneto e 530 mila imprese, la produzione italiana nel 2025 è stimata a 44,4 milioni di ettolitri, con un fatturato netto dell’indotto di circa 14 miliardi di euro e una bilancia commerciale attiva per 7,2 miliardi di euro. Il valore dei vigneti raggiunge 56,5 miliardi, mentre l’impatto complessivo diretto e indiretto supera i 45 miliardi, con un’incidenza dell’1,1% sul Pil. Il settore genera 870 mila posti di lavoro, confermandosi un asset strategico per l’economia e la cultura italiana.
Sul fronte dei consumi domestici, le vendite a scaffale in gdo e retail hanno mantenuto il valore di 3 miliardi di euro, con gli spumanti in crescita (+2,6% a 726 milioni) a compensare il calo dei rossi (-2,2% a 1,17 miliardi) e la stasi dei bianchi (-0,3% a 982 milioni). Il volume complessivo delle vendite è in calo per il quarto anno consecutivo (-2,9%). Cambiano anche le abitudini dei consumatori: oggi sono 29,4 milioni gli italiani che bevono vino, il 55% della popolazione, con solo 11,4 milioni consumatori quotidiani, mentre cresce la quota dei consumatori saltuari, che oggi rappresentano il 61%.
Le esportazioni italiane, pur rimanendo robuste, mostrano una leggera contrazione: il valore totale nel 2025 si ferma a 7,78 miliardi di euro (-3,7% rispetto al 2024), con una flessione dei volumi dell’1,9%. A incidere è in particolare la domanda extra-UE, in calo del 6,4%, con perdite significative da Regno Unito, Svizzera, Canada e dai dazi statunitensi (-9,2% a 1,76 miliardi di euro). L’Europa tiene complessivamente (+0,5% a valore), con la Germania stabile (+0,6% a 1,14 miliardi), mentre tra le note positive ci sono Francia (+3,6%), Paesi Bassi (+5,6%) e Svezia (+5,3%). Tra le tipologie di vino, gli spumanti registrano un -2,5% (2,3 miliardi di euro), i fermi e frizzanti imbottigliati un -4,3% (5 miliardi) e lo sfuso -0,2% (299 milioni).
Questi numeri confermano come il vino italiano rimanga un asset culturale oltre che economico, in grado di raccontare la storia, il territorio e l’innovazione della nostra tradizione enogastronomica. Vinitaly non è solo una fiera: è un palcoscenico globale dove si confermano tendenze, si consolidano mercati e si premiano le eccellenze italiane. Eventi come Opera Wine e Vinitaly and The City permettono di confrontarsi con operatori, giornalisti e appassionati, rafforzando l’immagine del vino italiano nel mondo e valorizzando le produzioni più rappresentative del nostro Paese. Oggi non è più tempo di particolarismi, ma di gioco di squadra.





