Lo sapevate che il Monastero di Cremisan, tra Gerusalemme e Betlemme, è uno dei pochissimi luoghi al mondo dove il vino non rappresenta soltanto una produzione agricola o una tradizione secolare, ma diventa un autentico strumento di pace, dialogo e cooperazione, con cristiani e musulmani che lavorano fianco a fianco tra vigneti e cantina? Oggi questa storica realtà della Terra Santa torna protagonista anche in Italia: i suoi vini saranno presenti dal 12 al 14 giugno all’evento Vini da Abbazia, nella suggestiva Abbazia di Fossanova, dove prenderanno parte a una masterclass che offrirà al pubblico l’occasione di conoscere una delle esperienze vitivinicole e sociali più simboliche del Medio Oriente.


La partecipazione a Vini da Abbazia diventa così il punto di partenza per raccontare la storia straordinaria del Monastero di Cremisan Wine Estate 1885, una cantina-convento che da oltre un secolo unisce spiritualità, agricoltura, educazione e solidarietà in un territorio segnato da complessità storiche e geopolitiche. Cremisan sorge infatti in una posizione unica e delicatissima, tra Gerusalemme, Betlemme e Beit Jala, nei Territori Palestinesi Occupati, a circa 850 metri sul livello del mare, in un’area di confine tra la Cisgiordania e Gerusalemme. Un luogo dalla geografia simbolica e concreta: il monastero si trova a circa cinque chilometri da Betlemme e dodici da Gerusalemme, lungo una strada tortuosa che conduce alla struttura poco oltre uno degli uffici di coordinamento tra Israele e l’Autorità Palestinese. La particolarità del complesso è anche territoriale: l’edificio principale ricade ufficialmente a Gerusalemme, mentre parte delle strutture e dei terreni si sviluppano sul lato opposto, verso la Cisgiordania.
Il monastero fu fondato nel 1885 dal missionario italiano Padre Antonio Belloni, noto come il “Padre degli Orfani”, figura centrale della missione salesiana in Terra Santa. Belloni acquistò quei terreni per creare un istituto educativo e religioso e vi affiancò presto una cantina agricola, le storiche Cremisan Cellars, con l’obiettivo di garantire autosufficienza economica alla struttura e finanziare orfanotrofi e opere sociali rivolte alla popolazione locale. Nel tempo questa realtà è passata sotto la proprietà e la gestione della Società di San Francesco di Sales, ovvero i Salesiani di Don Bosco, che ancora oggi guidano il monastero, ospitano qui la sede dell’Ispettoria Salesiana del Medio Oriente e portano avanti una missione che intreccia fede, lavoro e sostegno sociale.
Cremisan non è però soltanto un monastero o una cantina storica. È diventato negli anni un simbolo internazionale di pace e convivenza. I suoi vini sono conosciuti come i “Vini della Pace”, perché qui la viticoltura supera il semplice valore economico e si trasforma in un’esperienza concreta di cooperazione. Nei vigneti e nella cantina, infatti, cristiani e musulmani lavorano insieme, superando barriere religiose, culturali e sociali in una terra che da sempre vive tensioni e conflitti. È questo uno degli aspetti che ha reso Cremisan una testimonianza viva di dialogo e rispetto reciproco.
Fare vino in questo territorio, tuttavia, non è mai stato semplice. La produzione agricola si sviluppa in un contesto geopolitico estremamente delicato, dove l’accesso all’acqua, le restrizioni territoriali e le difficoltà logistiche rendono ogni stagione una sfida quotidiana. Il convento e la cantina hanno dovuto affrontare nel tempo anche le conseguenze dell’occupazione israeliana e uno dei passaggi più difficili è stato rappresentato dalla costruzione del muro di separazione, realizzato anche su terreni aziendali, una situazione che per anni ha compromesso e rallentato le attività del progetto vitivinicolo.
Eppure Cremisan ha saputo guardare avanti. L’edificio principale, risalente al secolo scorso, conserva ancora oggi pavimenti in pietra, spesse pareti e alti soffitti a volta, immersi in un paesaggio rurale che racconta il legame profondo tra tradizione e territorio. Un luogo antico che ha scelto però di investire nel futuro. Dopo anni complessi, la vera ripartenza è arrivata nel 2008, quando è stato avviato un importante progetto di rilancio e cooperazione internazionale grazie al VIS – Volontariato Internazionale per lo Sviluppo e al supporto di importanti professionisti italiani del mondo del vino, tra cui l’enologo Riccardo CotarellaStefano Cimicchi, la Fondazione Mach e il dottor Sante Bonomo delle cantine della Valtenesi e della Lugana.
Il progetto aveva obiettivi molto concreti e strategici: formare giovani palestinesi specializzati nel settore vitivinicolo, preparare operai e conferitori locali, rinnovare vigneti, strutture e macchinari, rilanciare la commercializzazione internazionale dei vini e soprattutto studiare, salvaguardare e valorizzare il patrimonio dei vitigni autoctoni palestinesi. Questo lavoro ha permesso alla cantina di compiere un deciso salto qualitativo. Grazie anche alla formazione in Italia di due tecnici locali, la qualità enologica è cresciuta sensibilmente e oggi i vini di Cremisan sono apprezzati e conosciuti in diversi mercati internazionali.
Ma la vera particolarità di Cremisan resta il suo modello etico e sociale. Gli introiti derivanti dalla vendita del vino e dell’olio non vengono destinati a fini di lucro privati: vengono reinvestiti interamente per sostenere attività educative, formazione e accoglienza, con particolare attenzione ai bambini e ai giovani palestinesi. Attraverso il lavoro dei Salesiani e i progetti sostenuti dal VIS, Cremisan contribuisce infatti a finanziare scuole, centri di aggregazione giovanile, formazione professionale, oratori e persino il forno che i Salesiani gestiscono tra Betlemme e Nazareth, offrendo opportunità concrete in un territorio dove lavoro e prospettive non sono scontati.
In uno dei punti più difficili e complessi del mondo, il Monastero di Cremisan continua così a essere molto più di una semplice azienda vitivinicola. È un luogo di incontro tra arabi cristiani e musulmani, tra Medio Oriente ed Europa, tra spiritualità e agricoltura, tra tradizione monastica e innovazione produttiva. Qui al centro non ci sono soltanto i vigneti e i vini di qualità, ma soprattutto relazioni umane, comportamenti etici, cooperazione e rispetto del prossimo.
E oggi la presenza dei suoi vini in Italia, dal 12 al 14 giugno a Vini da Abbazia, nell’Abbazia di Fossanova, assume un valore che va oltre l’enologia. La masterclass dedicata ai vini monastici offrirà infatti la possibilità di conoscere una cantina che, da oltre un secolo, produce vino per sostenere opere di assistenza e progetti sociali promossi dai Salesiani di Don Bosco. Un ponte ideale tra abbazie europee e Terra Santa, dove il vino, nel caso di Cremisan, racconta molto più di un territorio: racconta resistenza, identità, formazione, solidarietà e speranza.